Corte di giustizia, Sentenza C-436/22
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 29 luglio 2024. — Asociación para la Conservación y Estudio del Lobo Ibérico (ASCEL) contro Administración de la Comunidad de Castilla y León. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla y León. — Rinvio pregiudiziale – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 92/43/CEE – Articoli 2, 4, 11, 12, 14, 16 e 17 – Regime di rigorosa tutela delle specie animali – Canis lupus (lupo) – Sfruttamento cinegetico – Valutazione dello stato di conservazione delle popolazioni della specie interessata – Stato di conservazione “insoddisfacente-inadeguato” di tale specie – Sfruttamento incompatibile con il mantenimento o il ripristino della specie in uno stato di conservazione soddisfacente – Presa in considerazione di tutti i più recenti dati scientifici. — Causa C-436/22
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte, su rinvio del giudice spagnolo, ha esaminato la compatibilità con la direttiva habitat della caccia al lupo a nord del Duero in Castiglia e León. Ha affermato che, quando lo stato di conservazione della specie è insoddisfacente-inadeguato, l’articolo 14 non consente di qualificare il lupo come specie cacciabile in quel territorio. La valutazione deve basarsi sui dati scientifici più recenti, sulla sorveglianza dell’articolo 11 e sulla relazione periodica dell’articolo 17, applicando il principio di precauzione.
La direttiva habitat osta alla caccia del lupo in una parte del territorio nazionale quando lo stato di conservazione della specie è insoddisfacente-inadeguato, anche se quella parte non è soggetta alla rigorosa tutela dell’articolo 12.
La questione giuridica
Se gli articoli 2, 4, 11, 12, 14, 16 e 17 della direttiva 92/43/CEE ostino a una normativa regionale che qualifica il lupo come specie cinegetica e ne autorizza la caccia a nord del Duero, nonostante lo stato di conservazione della specie sia insoddisfacente-inadeguato; se sia giustificabile la diversa tutela tra nord e sud del Duero; se la nozione di sfruttamento dell’articolo 14 comprenda la caccia; quali dati scientifici e relazioni debbano essere considerati per valutare la compatibilità della caccia con il mantenimento della specie in uno stato di conservazione soddisfacente.
Principio di diritto
L’articolo 14 della direttiva habitat deve essere interpretato nel senso che vieta una normativa nazionale o regionale che consenta di cacciare il lupo in una parte del territorio in cui la specie non beneficia della tutela rigorosa dell’articolo 12, quando lo stato di conservazione della specie nello Stato membro è qualificato come insoddisfacente-inadeguato. La decisione di autorizzare o meno lo sfruttamento cinegetico deve fondarsi sulla sorveglianza dell’articolo 11, sulla relazione dell’articolo 17 e sui più recenti dati scientifici disponibili, tenendo conto dell’area di ripartizione naturale e del principio di precauzione; in presenza di incertezza, lo Stato membro deve astenersi dall’autorizzare la caccia.
Norme richiamate
- Articolo 267 TFUE
- Articolo 191, paragrafo 2, TFUE
- Direttiva 92/43/CEE
- Direttiva 2013/17/UE
- Articolo 1, lettera i), direttiva 92/43/CEE
- Articolo 2, paragrafi 1, 2 e 3, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 4, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 11, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 12, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 14, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 16, direttiva 92/43/CEE
- Articolo 17, direttiva 92/43/CEE
- Allegato II, direttiva 92/43/CEE
- Allegato IV, direttiva 92/43/CEE
- Allegato V, direttiva 92/43/CEE
Caccia del lupo e direttiva habitat in presenza di stato di conservazione insoddisfacente
La Corte di giustizia, Prima Sezione, decide in un rinvio pregiudiziale proveniente dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla y León, relativo alla legittimità della classificazione del lupo come specie cinegetica e alla conseguente autorizzazione della caccia a nord del fiume Duero. La causa riguarda l’interpretazione della direttiva 92/43/CEE, come modificata dalla direttiva 2013/17/UE, alla luce dello stato di conservazione della specie in Spagna.
Fatti e procedimento principale
L’ASCEL ha impugnato la decisione della Direzione generale del patrimonio naturale e della politica forestale di Castiglia e León del 9 ottobre 2019, che approvava il piano faunistico venatorio territoriale relativo al lupo per le stagioni 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 nei territori a nord del Duero. L’associazione chiedeva anche un indennizzo per ogni esemplare abbattuto, pari al valore economico del lupo stabilito dalla normativa regionale.
Il giudice del rinvio segnala che la relazione spagnola del 2019, redatta ai sensi dell’articolo 17 della direttiva habitat, qualificava il lupo come specie in stato di conservazione "insoddisfacente-inadeguato" nelle regioni biogeografiche mediterranea, atlantica e alpina, che includono il territorio interessato. Rileva inoltre che la normativa spagnola distingueva tra popolazioni a nord e a sud del Duero, con diverso livello di protezione.
Normativa rilevante
La Corte richiama in particolare:
- l’articolo 2, paragrafi 1, 2 e 3, della direttiva habitat, che impone di assicurare il mantenimento o il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente;
- l’articolo 11, sulla sorveglianza dello stato di conservazione;
- l’articolo 12, che prevede la rigorosa tutela delle specie dell’allegato IV;
- l’articolo 14, che consente misure di gestione per le specie dell’allegato V quando necessario;
- l’articolo 16, sulle deroghe al regime di tutela;
- l’articolo 17, sulla relazione sexennale;
- gli allegati II, IV e V, in cui il lupo è collocato in modo differenziato a seconda delle popolazioni spagnole.
La Corte richiama anche il principio di precauzione di cui all’articolo 191, paragrafo 2, TFUE.
Questioni sottoposte alla Corte
Il giudice spagnolo chiede, in sostanza:
- se la direttiva habitat osti a una legge regionale che qualifica il lupo come specie cacciabile a nord del Duero nonostante lo stato di conservazione sfavorevole della specie nell’intero Stato membro;
- se sia compatibile con la direttiva una tutela differenziata tra nord e sud del Duero;
- se il termine "sfruttamento" dell’articolo 14 comprenda la caccia;
- se sia legittimo approvare il piano venatorio in assenza di dati aggiornati e di una sorveglianza sufficiente;
- quali relazioni e dati scientifici debbano essere considerati per valutare lo stato di conservazione.
Ricevibilità e contesto processuale
La Corte respinge le eccezioni di irricevibilità sollevate dal governo spagnolo e dalla Comunità autonoma di Castiglia y León. Osserva che la controversia conserva interesse nonostante una successiva pronuncia costituzionale spagnola, perché il procedimento principale riguarda stagioni venatorie precedenti e la compatibilità della normativa allora applicabile con il diritto dell’Unione.
Ragionamento della Corte
La Corte ricorda anzitutto che l’obiettivo della direttiva habitat è la conservazione della biodiversità e che ogni misura adottata ai sensi della direttiva deve essere orientata al mantenimento o al ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente.
Per le popolazioni di lupo a nord del Duero, incluse nell’allegato V, l’articolo 14 consente misure di gestione, ma solo se necessarie e compatibili con il mantenimento della specie in uno stato di conservazione soddisfacente. La Corte sottolinea che tali misure devono limitare, non estendere, il prelievo delle specie interessate.
La sorveglianza prevista all’articolo 11 è centrale: una specie non può essere sfruttata cinegeticamente se non vi è un’efficace sorveglianza del suo stato di conservazione. Inoltre, la valutazione non può basarsi solo su dati locali, ma deve considerare la regione biogeografica e, per quanto possibile, il contesto transfrontaliero.
Nel caso di specie, la relazione del 2019 indicava uno stato di conservazione insoddisfacente-inadeguato del lupo in tutte le regioni biogeografiche rilevanti in Spagna. La Corte evidenzia che, in tale situazione, le autorità devono adottare misure che migliorino lo stato di conservazione della specie, anche restringendo o vietando la caccia se necessario. Quando permane incertezza sulla compatibilità dello sfruttamento con il mantenimento della specie, il principio di precauzione impone di astenersi dall’autorizzare la caccia.
La Corte osserva inoltre che gli Stati membri possono mantenere o introdurre misure di protezione più elevate rispetto al minimo imposto dalla direttiva. Richiama infine che le deroghe dell’articolo 16 hanno carattere puntuale e non possono essere usate per giustificare un regime generale di caccia incompatibile con la conservazione della specie.
Decisione e dispositivo
La Corte afferma che l’articolo 14 della direttiva 92/43/CEE osta a una normativa di uno Stato membro che designi il lupo come specie cacciabile in una parte del territorio in cui non opera la rigorosa tutela dell’articolo 12, quando lo stato di conservazione della specie nello Stato membro è insoddisfacente-inadeguato.
Per questa valutazione devono essere presi in considerazione:
- la relazione redatta ogni sei anni ai sensi dell’articolo 17;
- i dati scientifici più recenti;
- i risultati della sorveglianza di cui all’articolo 11;
- il principio di precauzione dell’articolo 191, paragrafo 2, TFUE.
Principio di diritto
La caccia del lupo non può essere autorizzata sulla base dell’articolo 14 della direttiva habitat quando lo stato di conservazione della specie nello Stato membro è sfavorevole, perché in tal caso le misure nazionali devono essere orientate al recupero della specie e, in caso di incertezza scientifica, deve prevalere la cautela.
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