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Sentenza

Sentenza n. 946/2026 - Venezia, Sezione 2

per l’annullamento - dell’ordinanza n. 132 del 27 ottobre 2025 con la quale il Comune di Spresiano ha ordinato al ricorrente la demolizione delle opere abusivamente realizzate sull’immobile sito in via Ferraressa, catastalmente identificato alla sezione C, foglio 3, mappale 841, e il rispristino dello stato dei luoghi entro novanta giorni, stabilendo che in difetto si sarebbe proceduto all’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune; - nonché di ogni provvedimento presupposto, connesso o conseguente ed in particolare, ove occorrer possa, del provvedimento del 27 ottobre 2025 con cui è stata dichiarata l’inefficacia della SCIA presentata in data 25 agosto 2025;

Giustizia amministrativa202502603

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Veneto - Venezia, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, con previsione dell’acquisizione dell’area al patrimonio comunale in caso di inottemperanza, nonché dichiarazione di inefficacia della SCIA

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale che gli imponeva la demolizione di opere abusivamente realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi entro novanta giorni, prospettando altresì l’illegittimità degli atti presupposti e conseguenti, inclusa la dichiarazione di inefficacia della SCIA presentata il 25 agosto 2025. Il testo della sentenza non espone specifici motivi di illegittimità dedotti nel ricorso. Nelle more del giudizio, dopo l’accoglimento della domanda cautelare, il ricorrente ha demolito le strutture abusive e ripristinato l’uso legittimo dell’immobile; il Comune ha quindi accertato l’intervenuta ottemperanza all’ordinanza.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La demolizione delle opere e il ripristino dello stato legittimo, seguiti dall’accertamento comunale di ottemperanza, hanno fatto venir meno l’interesse del ricorrente alla decisione sull’impugnazione. Il Collegio ha valorizzato anche la dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse, la volontà di rinunciare al ricorso e l’adesione dell’amministrazione. Le spese sono state integralmente compensate in ragione dell’accordo raggiunto tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 55, comma 10, c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base della definizione accelerata della fase cautelare mediante fissazione dell’udienza pubblica per la trattazione di merito.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Il ricorso è dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, la sopravvenuta realizzazione dell’utilità pratica perseguita dal ricorrente, accompagnata dalla dichiarazione di non avere più interesse alla decisione, determina l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
  • Il principio dispositivo opera anche nel processo amministrativo: la scelta di mantenere o meno la domanda di tutela giurisdizionale di una situazione giuridica sostanziale è rimessa alla parte interessata, salvo i limiti previsti dall’ordinamento.
  • Quando l’improcedibilità consegue a un accordo tra le parti sulla definizione del giudizio, il giudice può disporre l’integrale compensazione delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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