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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37924/2024 del 15/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) nullità per mancata traduzione/comparizione personale dell'indagato dinanzi al Tribunale del riesame nonostante la richiesta di comparizione contenuta in una seconda istanza presentata nei termini; 2) violazione di legge e vizio di motivazione rispetto al riconoscimento dell'aggravante della finalità di agevolazione mafiosa: il ricorrente deduce che il clan Loiudice non era operativo al momento dell'omicidio (2010) e che quindi l'azione andrebbe qualificata come criminalità comune, non essendovi prova del dolo specifico richiesto per l'aggravante; 3) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'aggravante del metodo mafioso: la stessa era stata esclusa con sentenza irrevocabile a carico dei correi e, se fosse comunque riesaminabile, richiederebbe motivazione particolarmente rigorosa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha interpretato i commi 6 e 8-bis dell'art. 309 cod. proc. pen. alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite e ha affermato che una istanza di riesame integrativa o sostitutiva, presentata nei termini di impugnazione ancora pendenti, può validamente contenere la richiesta di comparizione personale e che la mancata accoglienza di tale richiesta, con esclusione della comparizione pur essendo stata tempestivamente formulata, configura nullità. Per questa ragione la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al giudice del riesame competente (il provvedimento P.Q.M. indica il Tribunale di Bari), disponendo il riesame anche dei motivi secondario e terzo (assorbiti in sede di rinvio). La cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    comma 6 e comma 8-bis (testo introdotto dalla legge 16 aprile 2015, n. 47)

    I commi disciplinano il diritto dell'imputato, in sede di riesame, di chiedere di comparire personalmente; la richiesta deve essere "contestuale" all'istanza di riesame, ma una istanza integrativa presentata nei termini può validamente contenere tale richiesta; la mancata traduzione pur in presenza di una richiesta tempestiva determina nullità.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Consente la facoltà di chiedere di essere sentito su specifici temi mediante istanza di differimento; richiamato per delimitare le modalità di audizione in sede di riesame.

  • art. 127 cod. proc. pen.

    richiamato nelle interpretazioni negative

    Le norme generali precedentemente applicabili per la traduzione in udienza non si sovrappongono più alla disciplina speciale introdotta dall'art. 309 dopo la legge n. 47/2015.

  • art. 59 cod. pen., comma finale

    richiamato nel ricorso in relazione alla comunicabilità delle aggravanti

    Riferimento alla disciplina sulla comunicabilità delle aggravanti ai concorrenti; la sentenza valuta che eventuali questioni circa la comunicabilità e la diversa valutazione delle aggravanti richiedono adeguata motivazione ma non vengono risolte nel merito dalla Cassazione nel presente provvedimento.

  • art. 94 cod. proc. pen.

    comma 1-ter (richiamato nella sentenza)

    Predispone adempimenti della cancelleria in caso di annullamento con rinvio; la cancelleria è incaricata di darne esecuzione.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    testo di riforma dell'art. 309 c.p.p.

    Ha modificato la disciplina del diritto di comparire in sede di riesame, imponendo la contestualità della richiesta con l'impugnazione ma lasciando spazio alle istanze integrative presentate nei termini.

  • Sezioni Unite, n. 11803 del 27/02/2020 (Ramondo)

    richiamata come massima di interpretazione

    Precisa che la richiesta di comparizione deve essere effettuata con l'istanza di riesame ma che la disciplina va interpretata nel senso che istanze presentate nei termini possono integrare la domanda di comparizione.

  • artt. 180, 182, 183 cod. proc. pen.

    richiamati per l'eccezione sollevata

    Norme processuali richiamate dal difensore per segnalare la nullità di un provvedimento camerale conseguente alla mancata instaurazione dell'udienza con la presenza richiesta dell'imputato.

Massime di principio

  • Il detenuto ha diritto di comparire personalmente dinanzi al giudice del riesame se ha formulato la richiesta nell'istanza di riesame; una istanza integrativa presentata nei termini di impugnazione è idonea a introdurre o integrare la richiesta di comparizione.
  • La mancata traduzione/comparizione dell'imputato, quando la richiesta è stata tempestivamente formulata e il procedimento non è ancora definito, può configurare una nullità che comporta l'annullamento del provvedimento di riesame e il rinvio per nuovo giudizio.
  • Le modifiche introdotte dalla legge n. 47/2015 non escludono la possibilità di integrare la domanda di riesame con istanze successive presentate nei termini pendenti; la contestualità va intesa in senso funzionale, non in senso assoluto e formale.
  • Le questioni riguardanti l'applicabilità di aggravanti di stampo mafioso (finalità di agevolazione, metodo mafioso) richiedono valutazione di merito e motivazione adeguata: se coimputati sono stati giudicati con diversa qualificazione definitiva, una diversa valutazione è possibile solo con motivazione rafforzata e attenta analisi delle fonti probatorie.
  • In ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari il Collegio può assorbire motivi e rinviare al giudice del riesame affinché si pronunzi nuovamente sia sulla legittimità formale (es. comparizione) sia sui profili di merito (es. aggravanti), se la nullità influisce sulla decisione originaria.

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