Sentenza n. 15401/2026 - Roma, Sezione 2
per l'annullamento - della nota dell’Azienda Speciale PalaExpo del 18.6.2024, prot. n. 1686, di rilascio dei locali nei quali è svolto il servizio in concessione; - di ogni altro atto e/o provvedimento al predetto antecedente, presupposto, connesso e/o conseguenziale, anche di estremi e contenuto non conosciuti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: nota dell’Azienda Speciale PalaExpo del 18 giugno 2024, prot. n. 1686, con cui è stato richiesto il rilascio dei locali nei quali la società svolgeva il servizio in concessione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato la nota chiedendone l’annullamento, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenziali. Il testo non espone i motivi di illegittimità dedotti nel ricorso. Prima dell’udienza pubblica, la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione. Roma Capitale si è opposta al ricorso e ha chiesto la condanna della società per lite temeraria ai sensi degli artt. 96 c.p.c. e 26 c.p.a.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., rilevando che la dichiarazione univoca della ricorrente, resa prima della decisione, precludeva l’esame del merito. Ha respinto la domanda di condanna per lite temeraria: la peculiarità della vicenda e il fatto che le decisioni sul contenzioso connesso siano intervenute solo durante il presente giudizio escludono che l’iniziativa originaria integri, sulla base degli atti, dolo o colpa grave, intento palesemente dilatorio o ingiustificata violazione dei doveri di correttezza e buona fede. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Ritenuto, pertanto, che, in presenza dell’univoca dichiarazione della parte ricorrente concernente il venir meno dell’interesse alla decisione del ricorso, la quale preclude la decisione nel merito della controversia, il Collegio non possa che dichiarare il gravame improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.
La dichiarazione univoca della parte ricorrente di non avere più interesse alla decisione, intervenuta prima della pronuncia, comporta l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse e impedisce al giudice di decidere il merito.
art. 26 c.p.a.
Pertanto, non sussistendo la prova di un comportamento processuale connotato da dolo o colpa grave e, quindi, di una responsabilità processuale aggravata, la domanda di condanna per lite temeraria viene respinta.
La condanna per responsabilità processuale aggravata richiede la prova di una condotta processuale connotata da dolo o colpa grave; la mera proposizione dell’impugnazione, valutata nel contesto della controversia, non è sufficiente.
art. 96 c.p.c.
Pertanto, non sussistendo la prova di un comportamento processuale connotato da dolo o colpa grave e, quindi, di una responsabilità processuale aggravata, la domanda di condanna per lite temeraria viene respinta.
La domanda di condanna per lite temeraria è respinta in assenza di prova di dolo o colpa grave nella condotta processuale.
Massime di principio
- Quando il ricorrente dichiara in modo univoco, prima della decisione, di non avere più interesse alla pronuncia richiesta, il processo amministrativo non può essere deciso nel merito e il ricorso va dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.
- La responsabilità processuale aggravata non può fondarsi sulla sola proposizione del ricorso: occorre la prova di una condotta connotata da dolo o colpa grave; la valutazione deve considerare il contesto processuale e gli elementi disponibili al momento dell’iniziativa.
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