Cassazione Penale, Sentenza n. 26618/2026 del 15/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
In sede esecutiva il GIP del Tribunale di Napoli aveva riconosciuto la continuazione ex art. 671 c.p.p. tra una condanna per partecipazione ad associazione mafiosa e una condanna per estorsione, aggiungendo alla pena base di anni 8 e mesi 4 di reclusione, già irrogata per il reato associativo, un aumento di anni 2 e mesi 8 per l’estorsione oggetto di altra sentenza. Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza limitatamente al trattamento sanzionatorio, denunciando erronea applicazione di legge e vizio di motivazione per mancato scorporo della continuazione interna già riconosciuta in cognizione tra reato associativo e prima estorsione. Secondo la difesa, il giudice dell’esecuzione avrebbe dovuto considerare separatamente i reati-satellite già uniti in precedenza, poiché l’aumento applicato per la nuova estorsione risultava sproporzionato rispetto a quello attribuito alla medesima fattispecie nella decisione di cognizione (un anno e sei mesi), senza un adeguato apparato giustificativo.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso sulla sola quantificazione della pena. Ha richiamato il principio delle Sezioni Unite secondo cui, in tema di reato continuato, il giudice deve determinare la pena complessiva individuando il reato più grave e motivando distintamente l’aumento per ciascun reato satellite, con motivazione proporzionata all’entità dell’aumento. Nel caso concreto, il richiamo generico alla precedente continuazione interna non consentiva di comprendere i criteri seguiti per l’aumento di anni 2 e mesi 8, ritenuto non modesto e privo di giustificazione specifica. Per questo l’ordinanza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Napoli, ufficio GIP, limitatamente al punto della determinazione della pena.
Norme richiamate
art. 671 c.p.p.
attribuisce al giudice dell’esecuzione il potere di riconoscere la continuazione tra fatti oggetto di decisioni irrevocabili e di rideterminare la pena complessiva
Sez. U, n. 47127 del 24/06/2021, Pizzone, Rv. 282269 - 01
il giudice, nel determinare la pena per reato continuato, deve individuare il reato più grave, stabilire la pena base e motivare distintamente l’aumento per ciascun reato satellite, con impegno motivazionale proporzionato all’entità degli aumenti
Massime di principio
- Nel reato continuato, la determinazione della pena non può risolversi in un aumento complessivo apodittico: occorre indicare separatamente gli incrementi riferiti ai singoli reati satellite.
- La motivazione sugli aumenti di pena deve essere tanto più puntuale quanto maggiore è l’entità dell’incremento, così da consentire il controllo sulla proporzione tra base e aumenti.
- In sede esecutiva, il giudice che riconosce la continuazione tra decisioni irrevocabili deve verificare la coerenza della nuova quantificazione sanzionatoria anche rispetto ai criteri già adottati in cognizione, evitando aumenti non intelligibili o sproporzionati.
- Il mero richiamo alla precedente continuazione riconosciuta non basta, da solo, a giustificare l’aumento di pena per ulteriori reati satellite quando l’entità dell’incremento sia significativa.
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