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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28431/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro probatorio (rubriche, agende, documentazione bancaria, memorie elettroniche, chiavette USB) disposto nel procedimento per corruzione (artt. 319 e 320 c.p.) relativo all'appalto di adeguamento delle barriere della tangenziale di Catania. Il ricorrente deduceva sette motivi: (i) mancata verifica della idoneità indiziaria rispetto agli estremi di reato; (ii)-(iii) erronea valutazione della presunta illiceità relativa alla sostituzione della ditta esecutrice e alla legittimità delle scelte del Consorzio Valori; (iv) erronea attribuzione dell'acquisto di barriere alla società Ticopter in luogo della Marcegaglia Buildtech; (v) erronea interpretazione dello sblocco delle anticipazioni, che sarebbe stato atto dovuto; (vi) eccessiva valorizzazione di intercettazioni ambigue (riferimento a "regalie" di modesto valore); (vii) carenza motivazionale circa il periculum in mora e la finalità del sequestro, nonché indeterminatezza delle "res contenitorie" oggetto del vincolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondati o improcedibili i primi sei motivi, confermando che il sequestro probatorio richiede valutazione del fumus commissi delicti in termini di astratta configurabilità del reato e di idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini, senza sindacare il merito. I giudici di merito hanno svolto adeguata esposizione degli elementi indiziari (intercettazioni e circostanze temporali e fattuali) che legavano le utilità ricevute ai funzionari agli atti compiuti, nonché il collegamento con l'erogazione dell'anticipazione. Il settimo motivo è stato ritenuto infondato: non è illegittimo il sequestro rivolto principalmente al privato e la motivazione del Tribunale è adeguata nel rinviare al decreto di perquisizione in cui erano indicate le modalità (copia forense e selezione dei dati di rilevanza probatoria). La Corte ha inoltre richiamato il principio di proporzionalità e l'illegittimità di sequestri indiscriminati di dispositivi elettronici se non accompagnati da criteri di selezione, evidenziando però che nel caso concreto il PM aveva previsto procedure conformi (copie forensi, estrazione dati rilevanti, restituzione). Il ricorso è quindi rigettato e l'ordinanza confermata.

Norme richiamate

  • art. 355 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che consente il riesame delle misure; qui richiamata quale titolo dell'impugnazione avanti il Tribunale di Roma

  • art. 319 cod. pen.

    Articolo relativo al delitto di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio; la Corte valuta la concreta configurabilità indiziaria di tale reato ai fini del sequestro probatorio

  • art. 320 cod. pen.

    Riferimento alle fattispecie di corruzione (atti contrari ai doveri d'ufficio) contestate agli agenti pubblici coinvolti

  • art. 321 cod. pen.

    Richiamato nei motivi impugnatori in relazione alla qualificazione degli atti contrari ai doveri d'ufficio; la Corte ne considera l'ambito applicativo in connessione agli indizi

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dai motivi per questioni procedurali sul sequestro; la Corte valuta la legittimità formale e sostanziale del provvedimento impugnato

  • art. 35, comma 18, d.lgs. n. 50/2016

    Normativa sugli appalti pubblici richiamata nei motivi (requisiti delle imprese, sostituzioni e regole di aggiudicazione); la Corte ritiene che le questioni attinenti alla legittimità amministrativa del comportamento del consorzio attengano al merito non sindacabile in questa sede cautelare

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Limiti del ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di misure reali: la Corte ricorda che non sono ammesse censure che si risolvano in sindacato di merito sulla motivazione

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio richiede la sussistenza del fumus commissi delicti inteso come astratta configurabilità del reato sulla base di elementi indiziari idonei a giustificare ulteriori indagini, non la prova del fatto.
  • Il giudice del riesame non è tenuto a fare un accertamento di merito: la verifica è di congruenza logica tra fatti indiziari raccolti e fattispecie incriminatrice, non una valutazione definitiva sulla fondatezza dell'accusa.
  • Le doglianze che chiedono una diversa valutazione probatoria o una diversa lettura delle intercettazioni possono essere inammissibili in cassazione se si traducono in un sindacato di merito sulla motivazione dell'ordinanza cautelare.
  • Il sequestro di dispositivi elettronici è legittimo se accompagnato da misure di proporzionalità e da criteri di selezione dei dati: uso di copie forensi, estrazione dei soli dati rilevanti e restituzione del materiale non pertinente sono elementi che legittimano l'intervento.
  • La legittimità formale di atti amministrativi relativi ad appalti (es. sostituzione ditta, requisiti) può essere dedotta dalla difesa, ma questioni complesse di diritto amministrativo/merito non sempre sono decisive per il giudizio sul fumus in sede di sequestro probatorio.
  • Il sequestro rivolto al privato sospettato di corruzione è compatibile anche se non colpisce immediatamente tutti i coindagati pubblici, purché sussista il collegamento probatorio tra i beni sequestrati e il reato investigato.
  • Nelle impugnazioni cautelari occorre confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del provvedimento impugnato: censure generiche sulla mancanza di motivazione o sulla esploratività della ricerca probatoria sono spesso inidonee se il provvedimento rinvia a un decreto che specifica le modalità operative (copie forensi, selezione dei dati, contraddittorio con difensori).

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