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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39505/2023 del 28/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 22/02/2023 che aveva rigettato l'appello contro il diniego di dissequestro della carta di soggiorno n. 110317610. Il ricorrente deduceva l'illegittimità del sequestro perché la carta sarebbe stata rilasciata legittimamente dalla Questura il 13/11/2015 in base ai requisiti dell'art. 9 d.lgs. n. 286/1998 (permesso di soggiorno di almeno cinque anni, reddito adeguato; secondo il ricorrente l'indicazione di un alloggio idoneo è necessaria solo per permessi familiari). Il ricorrente produceva contratto di locazione e notifiche che dimostrerebbero la dimora a Marano e sottolineava che la Questura non aveva mai revocato l'atto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e per motivi non consentiti dalla censura (sostanziale riesame del merito). Ha ritenuto che il ricorso chiedesse la rivalutazione del fumus del delitto di falso documentale, cioè la verifica sulla presunta falsità degli atti che giustificò il sequestro probatorio. La Corte ha confermato che la rilevanza della presunta falsità degli atti è indipendente dalla formale regolarità dell'atto amministrativo e che la censura rivolta in Cassazione era, di fatto, un appello in fatto non consentito. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 9 d.lgs. n. 286/1998 (Testo Unico sull'immigrazione)

    Il ricorrente invocava i requisiti dell'art. 9 per dimostrare la legittimità della carta di soggiorno; la Corte ha però ritenuto che, ove la pubblica accusa contesti la falsità degli atti posti a base del rilascio, la formalità dell'atto amministrativo non impedisce il sequestro probatorio e non è risolvibile in sede di legittimità penale senza valutazione del merito proces- sale in corso.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Richiamato come presunta violazione dal ricorrente; la Corte ha constatato che la contestazione era in realtà un sindacato di merito (valutazione dei gravi indizi) e non una tipica questione di diritto sanabile in Cassazione.

  • art. 274 c.p.p.

    Riferimento normativo collegato alle disposizioni procedurali relative agli atti del processo penale e al sequestro probatorio; interpretazione della Corte: la materia attiene alla valutazione degli elementi indiziari che non può essere riformata in Cassazione come fatto.

  • art. 321 c.p.p. (sequestro probatorio)

    La Corte ha applicato correttamente i criteri per il sequestro probatorio, ritenendo sufficiente la sussistenza del fumus del reato di falsità per giustificare il sequestro della carta di soggiorno.

  • art. 325 e art. 257 c.p.p. (recapiti sulle impugnazioni dei provvedimenti riguardanti misure reali)

    Rilevanza dei limiti di cassazione contro provvedimenti di sequestro: il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per ordine di merito; la Corte ha richiamato tali principi per dichiarare l'inammissibilità.

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 11 del 23/02/2000 (Audino) e Sez. U. n. 25932 del 29/05/2008

    Richiamati per i limiti della valutazione in sede di legittimità delle motivazioni su misure cautelari e per il principio che solo vizi di motivazione radicali (totale assenza o incoerenza) costituiscono 'violazione di legge' idonea a fondare il ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto inesistenti tali vizi nel caso esaminato.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per riesaminare il merito degli elementi indiziari: un ricorso che in realtà chieda una rivalutazione dei fatti rispetto al fumus del reato è inammissibile.
  • La legittimità formale di un atto amministrativo (es. carta di soggiorno) non esclude che, se l'accusa contesta la falsità dei documenti che hanno determinato il rilascio, l'atto possa essere sequestrato come probatorio e la sua validità sostanziale sia valutata nel processo penale.
  • Per impugnare con successo provvedimenti di sequestro probatorio in Cassazione è necessario invocare vere e proprie violazioni di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice; contestazioni prettamente probatorie o fattuali non sono ammessi.
  • In situazioni analoghe è preferibile in primo luogo far valere i profili amministrativi (es. richiesta di revoca/annullamento presso la Pubblica Amministrazione o il giudice amministrativo) e/o difendersi nel processo penale dimostrando l'assenza di falsità nelle attestazioni, perché la Cassazione non sostituisce il giudice del merito.
  • Prove documentali di dimora/formalità amministrative (contratti di locazione, notifiche, mancata revoca da parte della Questura) possono essere utili ma non automaticamente dirimenti se l'accusa presenta elementi che deducono la falsità degli atti posti a base del rilascio.

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