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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2259/2022 del 20/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di cui agli artt. 110, 112, n.1 e 452-quaterdecies c.p.; il ricorrente, tramite difensore, deduce vizio di motivazione ai sensi dell'art. 275, comma 3 c.p.p., censurando l'omessa motivazione circa l'inadeguatezza della misura degli arresti domiciliari rispetto al pericolo di reiterazione. Si sosteneva inoltre che non fosse provata la percezione di profitti illeciti e la sussistenza del dolo, essendovi ammissioni del ricorrente sugli spostamenti ritenuti leciti.

La decisione

Il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse ampiamente e diffusamente motivato la sussistenza della gravità indiziaria e del pericolo di reiterazione, basandosi su elementi probatori concreti: visione di filmati, attività di osservazione e controllo, formulari di identificazione dei rifiuti con discrepanze rispetto ai conferimenti, quantitativi trasportati (1.500-1.860 kg) ben superiori alla soglia autorizzata di 30 kg/giorno, assenza di attività denunciata dalla ditta per la produzione di rifiuti, assenza di lavoratori formalmente iscritti, riprese in cui il ricorrente in più occasioni scaricava e lavorava rifiuti ferrosi presso un campo nomadi senza autorizzazione. La Corte ha inoltre richiamato la presunzione relativa prevista per i delitti di cui all'art. 452-quaterdecies c.p., ai sensi dell'art. 273 comma 3 c.p.p. e dell'art. 51 comma 3-bis, ritenendo che il ricorso non avesse indicato elementi idonei a superare tale presunzione. Perciò il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, codice di procedura penale

    Norma richiamata dal ricorrente per censurare la motivazione: riguarda i vizi di motivazione degli atti e il contenuto della motivazione richiesta al giudice. La Corte ha ritenuto invece la motivazione adeguata.

  • art. 452-quaterdecies, codice penale

    Delitto contestato (traffico illecito di rifiuti); comporta, secondo la giurisprudenza e la normativa processuale richiamata, una presunzione relativa di pericolosità che giustifica una maggiore propensione all'applicazione della custodia cautelare in carcere salvo elementi contrari.

  • art. 273, comma 3, codice di procedura penale

    "...quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis (...), è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari o che, in relazione al caso concreto, le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure"

    La Corte interpreta questa disposizione come una presunzione relativa di necessità della custodia cautelare in carcere per i reati indicati; il giudice non deve provare in positivo i pericoli ma valutare eventuali elementi contrari prodotti dalla difesa.

  • art. 51, comma 3-bis

    Norma richiamata per indicare l'elenco dei reati che sviluppano la presunzione di pericolosità (tra cui il delitto di cui all'art. 452-quaterdecies).

  • art. 616, codice di procedura penale

    Richiamato in relazione alle conseguenze dell'inammissibilità del ricorso; disciplina la condanna alle spese e possibili sanzioni pecuniarie per ricorsi infondati o inammissibili.

  • art. 23, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato in ordine alla redazione della requisitoria del Pubblico Ministero nelle forme previste dal decreto (riferimento procedurale).

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia.

Massime di principio

  • Per i reati di traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.) opera una presunzione relativa di necessità della custodia cautelare in carcere: il giudice non deve provare positivamente il pericolo, ma la difesa deve proporre elementi concreti per escluderlo o dimostrare l'adeguatezza di misure alternative.
  • Elementi probatori concreti e ripetuti (filmati, osservazioni, discrepanze nei formulari, quantitativi superiori alle autorizzazioni, assenza di attività autorizzata, condotte ripetute) rafforzano la gravità indiziaria e il pericolo di reiterazione, giustificando la custodia in carcere.
  • Una richiesta di riesame o ricorso per cassazione che si limiti a censure generiche sulla motivazione senza indicare elementi specifici in grado di smentire la presunzione relativa è probabilmente destinata a essere dichiarata inammissibile.
  • Le ammissioni parziali del soggetto (es. ammettere alcuni trasporti ma ritenerli leciti) non sono necessariamente idonee a escludere il dolo se esistono elementi oggettivi che indicano la illiceità e la ripetizione della condotta.
  • Per opporsi efficacemente a una misura cautelare in carcere nei reati ambientali conviene documentare, con elementi concreti e misurabili, l'assenza di pericolo di reiterazione (es. cessazione dell'attività, sequestri efficaci degli strumenti, assenza di profitto reale, affidamento a misure alternative controllabili).
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; le impugnazioni devono pertanto essere ben fondate e circostanziate.

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