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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28120/2025 del 31/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza di convalida dell'arresto sostenendo violazione di legge processuale a pena di nullità per mancata rituale comunicazione al difensore della fissazione dell'udienza. La Procura aveva inviato al difensore una richiesta alle ore 13,23 del 28/01/2025 indicando comunque come orario dell'udienza le ore 13,00 del medesimo giorno; il ricorrente deduce che un invio con tale discrepanza equivale a un mancato invio. Si eccepisce inoltre che l'udienza sarebbe iniziata alle 14,05, cioè dopo circa trenta minuti dall'invio, e che la prova di un contatto telefonico della Cancelleria durante l'udienza non rileva, anche perché il numero non sarebbe indicato nel verbale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Dal verbale risultava che il Tribunale aveva convalidato l'arresto ma aveva rigettato la richiesta cautelare del Pubblico Ministero e disposto l'immediata liberazione dell'imputato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'interesse a ricorrere per cassazione contro la sola convalida, senza applicazione di misura cautelare, non è automaticamente riconosciuto: il ricorrente ha l'onere di manifestare positivamente e univocamente l'intenzione di servirsi della pronuncia per proporre l'azione di riparazione per ingiusta detenzione. Non essendovi stata tale deduzione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Cass. Sez. 5, n. 9167 del 31/01/2017 (Fanu)

    Principio secondo cui l'interesse dell'indagato a ricorrere in Cassazione contro la sola convalida dell'arresto, in assenza di misura cautelare, non può presumersi: l'interessato deve manifestare chiaramente l'intenzione di utilizzare la pronuncia per chiedere la riparazione per ingiusta detenzione

  • Cass. Sez. 6, n. 13522 del 13/02/2009 (Calia)

    Conferma del principio che la mera impugnazione della convalida, senza prova dell'interesse concreto a conseguire un vantaggio riparatorio (azione di riparazione), non garantisce la ricevibilità del ricorso per cassazione

Massime di principio

  • Se la convalida dell'arresto non è seguita da una misura cautelare e si conclude con l'immediata liberazione, l'interesse a proporre ricorso per cassazione non è automatico: il ricorrente deve provare esplicitamente l'intenzione di impiegare la pronuncia per chiedere la riparazione per ingiusta detenzione
  • Le presunte irregolarità formali nella comunicazione dell'udienza (es. discrepanze orarie o invii 'tardivi') vanno documentate con riferimento al concreto pregiudizio subito e, se la detenzione non è proseguita, rischiano di non essere sufficienti a rendere ammissibile il ricorso in Cassazione
  • Per contestare efficacemente la convalida è utile dimostrare o l'applicazione di una misura cautelare successiva alla convalida o l'intenzione espressa e univoca di usare la pronuncia per attivare l'azione risarcitoria per ingiusta detenzione
  • La prova di contatti urgenti (es. telefonate della Cancelleria) deve essere documentata nel verbale e collegata a numeri o modalità ufficiali per essere rilevante nella valutazione della regolarità della comunicazione al difensore
  • In casi simili, chi impugna dovrebbe raccogliere e conservare ogni elemento che dimostri il mancato o tardivo avviso al difensore e, soprattutto, dichiarare formalmente l'interesse a conseguire la riparazione per ingiusta detenzione quando ciò è l'obiettivo del ricorso

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