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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34471/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Bonetti era stato condannato in primo grado per concorso come extraneus nel reato di abuso d'ufficio per aver ottenuto il rinnovo dell'abilitazione CQC tramite intermediari collusi con funzionari della Motorizzazione civile. Il ricorso in Cassazione, promosso dal difensore avv. Fabio Gualdi, articolava quattro censure: (1) mancanza della consapevolezza da parte dell'imputato che gli intermediari si sarebbero rivolti a pubblici ufficiali (errore di applicazione degli artt. 110, 117 e 323 cod. pen. e vizio di motivazione); (2) mancata individuazione della condotta concorsuale rilevante (la mera presentazione di istanza non basterebbe a integrare concorso); (3) carenza di indizi gravi, precisi e concordanti per ritenere la collusione tra privato e pubblici ufficiali (violazione art. 192 cod. proc. pen.); (4) insufficiente motivazione circa l'ingiusto vantaggio patrimoniale e il dolo dei pubblici ufficiali (art. 323 cod. pen.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi di ricorso come infondati, ritenendo congrua la valutazione dei giudici di merito secondo cui Bonetti era consapevole della macroscopica illegittimità della pratica (richiesta istruita come duplicato patente invece che rinnovo CQC, pagamento in contanti senza fattura, mancata attestazione del corso obbligatorio) e quindi dell'intervento di funzionari infedeli tramite intermediari. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la mera presentazione di una domanda non esclude il concorso quando sussista prova di intesa, pressioni o contesto fattuale che dimostri collusione. Tuttavia, sulla base dei termini e degli atti interruttivi, la Cassazione ha rilevato che il reato era estinto per prescrizione (reato commesso il 9/9/2016; prescrizione maturata il 15/3/2024) e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio per intervenuta estinzione del reato.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma di principio sul concorso di persone nel reato; la Corte ha valutato l'esistenza del contributo causale e dell'intesa dell'extraneus con i pubblici ufficiali alla luce della fattispecie concreta.

  • art. 117 cod. pen.

    Richiamato congiuntamente ad art. 110 per la disciplina del concorso nel reato; interpretato in combinato con art.323 per accertare responsabilità dell'extraneus.

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    l'ingiusto vantaggio patrimoniale deve essere per sé o per altri

    La Corte ha interpretato che il vantaggio patrimoniale rilevante ai fini dell'art.323 può essere conseguito "per sé o per altri" e non richiede che il vantaggio sia simultaneamente per pubblico ufficiale e privato; l'illegittimo rilascio dell'abilitazione ha consentito il conseguimento di vantaggi economici dall'attività professionale.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al principio probatorio: il ricorrente contestava l'assenza di indizi gravi, precisi e concordanti. La Corte ha ritenuto però che la valutazione degli indizi sia di merito e non rivedibile in Cassazione se congrua.

  • art. 20 d.lgs. 21 novembre 2005, n. 286

    Norma amministrativa che subordina il rinnovo della CQC alla frequentazione obbligatoria di un corso di 35 ore; la sua violazione (mancata frequentazione) era elemento che ha indotto i giudici a ritenere la consapevolezza dell'imputato circa l'illegittimità della procedura e la necessità di ricorrere a funzionari infedeli.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'estinzione del reato per prescrizione: la Corte ha spiegato che, se il ricorso in Cassazione fosse risultato inammissibile, non si potrebbe rilevare d'ufficio l'estinzione per prescrizione. Nel caso concreto, il reato è stato però dichiarato estinto e la sentenza annullata senza rinvio.

Massime di principio

  • Per la responsabilità dell'extraneus in abuso d'ufficio non è sufficiente la mera presentazione di una domanda; occorre prova di intesa, pressioni o altri elementi che dimostrino la collusione con il pubblico ufficiale (precedente, concomitante o successiva all'istanza).
  • La consapevolezza dell'illegittimità della procedura da parte del privato (es. conoscenza di non aver ottemperato a un obbligo di legge) è elemento chiave per ritenere il concorso mediante intermediari che si rivolgono a funzionari infedeli.
  • Anche prove prevalentemente indiziarie possono essere idonee a fondare la collusione quando emergano anomalie macroscopiche del procedimento (istruzione come duplicato, assenza di documentazione obbligatoria, pagamento in contanti, comportamento omissivo dell'interessato), purché la valutazione sia basata su indizi gravi, precisi e concordanti.
  • La valutazione della prova e della credibilità degli elementi fattuali è rimessa principalmente al giudice di merito; la Cassazione non può sostituirsi a quella valutazione salvo vizio di diritto o manifesta illogicità.
  • L'ingiusto vantaggio ai fini dell'art. 323 può essere 'per sé o per altri'; non è necessario dimostrare che il pubblico ufficiale e il privato abbiano ricavato congiuntamente il vantaggio.
  • La prescrizione può determinare l'annullamento senza rinvio della sentenza anche se la condanna è confermata sui motivi: gli avvocati devono calcolare con attenzione i termini e considerare eccezioni di prescrizione tempestive. Se il ricorso è inammissibile, però, può essere preclusa la rilevazione d'ufficio della prescrizione.

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