Cassazione Penale, Sentenza n. 25362/2025 del 09/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di rescissione del giudicato avverso la sentenza irrevocabile del 22/11/2022 (conferma condanna per rapina aggravata e lesioni aggravate) presentata il 18/11/2024; la Corte d'appello di Catania dichiarò l'inammissibilità per decorso del termine decadenziale di 30 giorni previsto dall'art. 629-bis c.p.p., considerando dies a quo la consegna del ricorrente alle autorità italiane in esecuzione di mandato d'arresto europeo (03/10/2024). Il ricorrente, difeso dall'avv. Giuseppe Carnabuci, deduce che essendo soggetto alloglotto e non comprendente la lingua italiana il termine doveva decorrere dalla traduzione della sentenza in lingua inglese e non dalla consegna, richiamando l'art. 143 c.p.p. e le Sezioni unite (n. 11447/2024, Lacatus). Denuncia inoltre apparente contraddittorietà motivazionale perché l'ordinanza riconosce lo status di alloglotto ma non valuta l'assenza di traduzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo il motivo infondato. Ha confermato che, secondo la disciplina applicabile (art. 629-bis nel testo anteriore alla sostituzione), il termine decadenziale di 30 giorni per la richiesta di rescissione decorre dal momento in cui il condannato ha conoscenza della 'sentenza' intesa quale esistenza del provvedimento definitivo (e non dalla conoscenza dell'intero apparato motivazionale o degli atti). Nei casi di consegna in esecuzione di mandato d'arresto europeo le informazioni essenziali (autorità emittente, estremo del provvedimento, condanna) risultano dal mandato/atto di consegna; la traduzione della motivazione e degli atti non è rilevante ai fini del dies a quo. Inoltre non risulta che il ricorrente abbia chiesto la restituzione dei termini. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.
Norme richiamate
comma 2 (termine di 30 giorni per la richiesta di rescissione del giudicato)
Il termine decadenziale di 30 giorni decorre dal momento in cui il condannato ha conoscenza della 'sentenza' come esistenza del provvedimento definitivo; non è necessario che abbia conoscenza dell'intero apparato motivazionale o degli atti processuali
Richiamato dal ricorrente in relazione alla necessita' di traduzione degli atti per soggetti alloglotto; la Corte ha ritenuto tale onere non determinante ai fini del dies a quo per la rescissione del giudicato
art. 89 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
Norma transitoria che stabilisce l'applicabilità della disciplina della rescissione del giudicato (art. 629-bis) nel testo anteriore alle modifiche intervenute, per il caso di specie
art. 37, comma 1, d.lgs. n. 150/2022
Ha sostituito la locuzione 'procedimento' con 'sentenza' nel comma 2 di art. 629-bis; modifica interpretata come finalizzata a fissare con maggiore certezza il dies a quo nella conoscenza della esistenza della sentenza
Sezioni unite, sent. n. 11447 del 24/10/2024 (Lacatus)
Principio secondo il quale il riferimento alla 'sentenza' è coerente con la riforma e individua il dies a quo nella conoscenza dell'esistenza del provvedimento definitivo; conferma che non è necessaria la conoscenza integrale della motivazione
Sez. 2, sent. n. 14510 del 08/01/2025 (Esposito)
Ha precisato che la decorrenza del termine non richiede la comprensione del contenuto motivazionale della sentenza e degli atti, ma la conoscenza degli estremi essenziali del provvedimento
art. 30, comma 1, legge 22 aprile 2005, n. 69
Richiama le informazioni richieste nel mandato di arresto europeo: tali informazioni (estremi del provvedimento, autorità emittente, pena) consentono al consegnato di avere conoscenza dell'esistenza della sentenza
Decisione quadro 2002/584/GAI e decisione quadro 2009/299/GAI
Modelli/informazioni del mandato di arresto europeo cui fa riferimento la legge nazionale; utili a dimostrare che l'atto di consegna contiene i dati essenziali della sentenza
Sez. 4, sent. n. 36560 del 22/09/2021 (Vezuli)
Giurisprudenza che ricorda la possibilità di chiedere la restituzione dei termini quando il termine risultasse concretamente insufficiente per esercitare i rimedi
Sez. 1, sent. n. 32267 del 30/10/2020 (Scimone)
Analoghe precisazioni sulla restituzione dei termini e sulle garanzie processuali in caso di termini insufficienti
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- Per la rescissione del giudicato il dies a quo del termine decadenziale di 30 giorni è la conoscenza dell'esistenza della sentenza definitiva (estremi del provvedimento, autorità emittente, entità della condanna), non la conoscenza completa della motivazione o degli atti processuali
- La consegna del condannato in esecuzione di mandato d'arresto europeo costituisce, di norma, conoscenza idonea a far decorrere il termine poiché il mandato/atto di consegna contiene le informazioni essenziali sulla sentenza
- Lo status di soggetto alloglotto o l'assenza di traduzione integrale della sentenza o degli atti non sospende automaticamente la decorrenza del termine per la rescissione; va valutata la reale mancanza di conoscenza dell'esistenza del provvedimento
- Se il termine risulta concretamente insufficiente per esercitare il rimedio (es. per complessità del fascicolo o impossibilità materiale), è possibile chiedere la restituzione o altra tutela processuale entro i termini previsti a tal fine; la mancata richiesta può precludere il rimedio
- In situazioni analoghe è consigliabile: a) documentare immediatamente la mancata conoscenza effettiva della sentenza; b) richiedere tempestivamente traduzioni essenziali e accesso agli atti; c) valutare tempestiva istanza di restituzione dei termini se si ritiene impossibile esercitare il rimedio entro i 30 giorni
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