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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20587/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bari che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva respinto la richiesta di revoca della sospensione condizionale della pena concessa a Christian Profeta. Il ricorso censura la violazione dell'art. 168, comma 1, n. 1, c.p., sostenendo che il Giudice dell'esecuzione abbia errato ritenendo necessaria l'identità di indole anche per i delitti, quando tale requisito si applica solo alle contravvenzioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha richiamato il principio consolidato secondo cui l'espressione "delitto ovvero contravvenzione della stessa indole" dell'art. 168, comma 1, n. 1 c.p. deve intendersi nel senso che l'identità d'indole opera soltanto per le contravvenzioni; invece la commissione di un delitto nel termine stabilito costituisce causa di revoca della sospensione condizionale della pena a prescindere dalla natura del delitto. Nel caso concreto, Profeta ha commesso, entro il quinquennio dall'irrevocabilità della sentenza, un delitto (artt. 110, 56, 624 e 625 c.p.), per cui il diniego di revoca fondato sulla mancanza di identità d'indole era errato. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari per un nuovo giudizio conforme al principio richiamato.

Norme richiamate

  • art. 168 c.p., comma 1, n. 1

    delitto ovvero contravvenzione della stessa indole

    La Corte interpreta la locuzione nel senso che l'identità di indole rileva solo per le contravvenzioni; la commissione di un delitto nel termine previsto è di per sé causa di revoca della sospensione condizionale della pena.

  • artt. 110, 56, 624, 625 c.p.

    Norme sostanziali che descrivono la condotta contestata al ricorrente (concorso, tentativo/azione, furto aggravato ecc.). La loro commissione, qualificata come delitto e avvenuta entro il quinquennio, integra la causa di revoca prevista dall'art. 168 c.p.

Massime di principio

  • La commissione di un delitto nel termine quinquennale dall'irrevocabilità della sentenza che ha concesso la sospensione condizionale della pena determina la revoca del beneficio indipendentemente dall'"indole" del nuovo reato.
  • L'identità di indole prevista dall'art. 168, comma 1, n. 1 c.p. opera solo con riferimento alle contravvenzioni: per le contravvenzioni la revoca interviene solo se la nuova contravvenzione è della stessa indole del reato originario.
  • In sede di valutazione del requisito temporale, va verificato che il nuovo reato sia stato commesso entro il termine (quinquennio) dalla data di irrevocabilità della sentenza che ha concesso la sospensione.
  • Il giudice dell'esecuzione non può motivare il diniego di revoca basandosi sul mancato accertamento dell'identità d'indole quando il nuovo fatto costituisce un delitto: in tal caso la revoca è obbligatoria salvo profili sostanziali o procedurali che escludano il reato.
  • In situazioni analoghe, il pubblico ministero deve richiedere la revoca se sussiste il delitto nel termine; la parte condannata può controbattere dimostrando che la condotta non integra delitto o che il fatto è al di fuori del periodo rilevante.

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