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Sentenza

Sentenza del 11/08/2017 n. 20026 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva contestato, ai fini IVA, IRPEG e IRAP per il periodo d'imposta 2004, la deducibilità e l'inerenza di una parte dei costi pari a Euro 210.000,00 fatturati dalla società controllante G. s.p.a. per consulenza contabile-amministrativa e informatica. L'Amministrazione aveva riconosciuto soltanto Euro 44.943,51, ritenendo antieconomica la spesa e recuperando a tassazione la differenza, in quanto collegata a una sovrafatturazione e alla creazione artificiosa di componenti negativi di reddito. La società contribuente ha impugnato la sentenza della CTR sostenendo, tra l'altro, che il giudice avesse rilevato d'ufficio una simulazione contrattuale mai contestata dall'Amministrazione, che le prestazioni fossero effettive e che fosse stata violata la disciplina dell'inerenza, dell'onere della prova, del contraddittorio e del litisconsorzio necessario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, e inammissibili anche i motivi dal terzo all'ottavo. Ha precisato che il riferimento della CTR alla simulazione era improprio: la questione riguardava in realtà la sovrafatturazione di prestazioni e l'antieconomicità dei costi. Il giudice tributario può qualificare autonomamente i fatti, purché non introduca una pretesa fiscale fondata su ragioni nuove rispetto all'avviso di accertamento. Una volta dimostrata dall'Amministrazione l'antieconomicità dell'operazione, spetta al contribuente provare concretamente l'effettività, l'inerenza e la congruità delle prestazioni; la mera regolarità delle fatture non è sufficiente. Le censure relative alla documentazione sono state inoltre ritenute carenti di autosufficienza. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 8.000,00 oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Art. 1414 e 1415 cod. civ.

    Le norme sulla simulazione negoziale sono state richiamate dalla CTR, ma la Corte di cassazione ha chiarito che il riferimento era sostanzialmente improprio: la controversia riguardava la sovrafatturazione e la non effettiva o non congrua imputazione dei costi, non necessariamente la simulazione civilistica del contratto.

  • Art. 109, commi 4 e 5, TUIR, già art. 75 TUIR

    La deducibilità dei costi richiede che essi siano effettivamente sostenuti, documentati e inerenti all'attività d'impresa. In presenza di elementi che evidenzino l'antieconomicità dell'operazione, il contribuente deve fornire una prova concreta della realtà e dell'inerenza della prestazione.

  • Art. 9 TUIR

    È stato richiamato dalla contribuente in relazione alla determinazione del valore normale, ma la Corte ha ritenuto che i giudici di merito non avessero sostituito arbitrariamente il corrispettivo contrattuale: avevano rideterminato i costi sulla base della parte di prestazioni concretamente provata.

  • Art. 360, comma 1, nn. 4 e 5, cod. proc. civ.

    I motivi di ricorso per cassazione devono individuare specificamente una violazione processuale o un effettivo vizio motivazionale. Non è sufficiente contestare genericamente la valutazione delle prove o chiedere una nuova lettura degli atti.

  • Artt. 115 e 116 cod. proc. civ.

    La violazione delle norme sulla valutazione della prova è configurabile solo in casi specifici, come l'uso di prove non dedotte o la violazione dei limiti delle prove legali; il semplice dissenso rispetto all'apprezzamento delle prove non è sufficiente.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23, 34, 56 e 57

    Nel processo tributario il giudice non può fondare la pretesa su motivi nuovi rispetto all'avviso di accertamento, ma può qualificare autonomamente i fatti già dedotti e valutare la fattispecie giuridica sottostante.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14

    Non sussiste litisconsorzio necessario tra la società che deduce costi contestati e la società che ha emesso le fatture, perché i rispettivi rapporti tributari restano autonomi.

  • Art. 112 cod. proc. civ. e art. 111 Cost.

    Il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato e il diritto al contraddittorio non impediscono al giudice di attribuire una diversa qualificazione giuridica ai fatti già oggetto della controversia, purché non venga introdotta una nuova pretesa.

Massime di principio

  • Nei rapporti tra società controllante e controllata, la presenza di un contratto e di fatture regolari non dimostra da sola la deducibilità dei costi: occorre provare attività concretamente svolte, criteri di determinazione del compenso, risorse impiegate e utilità per la società destinataria.
  • L'antieconomicità del costo costituisce un elemento indiziario idoneo a mettere in dubbio la veridicità totale o parziale della fattura. Da quel momento l'onere probatorio si sposta sul contribuente, che deve dimostrare effettività, inerenza e congruità della prestazione.
  • Il giudice tributario può qualificare autonomamente i fatti già contestati dall'Amministrazione, anche utilizzando espressioni giuridiche diverse da quelle dell'avviso, purché non modifichi il fondamento sostanziale della pretesa fiscale.
  • Per contestare efficacemente in cassazione la valutazione della prova è necessario indicare con precisione i documenti, il loro contenuto essenziale e la sede processuale in cui sono stati prodotti; il riesame generico degli atti è normalmente inammissibile.
  • La contestazione dei costi della controllata non richiede normalmente la partecipazione al giudizio della controllante che ha emesso le fatture, poiché i rapporti fiscali delle due società sono distinti.
  • In caso di servizi infragruppo, è opportuno conservare contratti dettagliati, report delle attività, timesheet, nominativi e costi del personale impiegato, criteri di pricing, evidenze dei benefici ricevuti e documentazione dei pagamenti.

Testo integrale

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