Cassazione Penale, Sentenza n. 9461/2023 del 07/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato al capo 3 (art. 186 CdS). Il ricorso deduceva violazione dell'art. 597 comma 1 c.p.p., sostenendo che la Corte d'Appello, pronunciando la prescrizione su un reato non oggetto di impugnazione, non avrebbe rispettato il principio devolutivo: la cognizione del giudice di appello sarebbe limitata ai soli punti devoluti con il gravame e, secondo il PG, non sussisteva una connessione tale tra il reato impugnato (art. 337 c.p.) e quello dichiarato prescritto da giustificare l'intervento sul punto non devoluto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale. Ha ritenuto corretto che la Corte d'Appello avesse dichiarato la prescrizione del reato ex art. 186 CdS perché, essendo rimasta sub iudice la quantificazione della pena in relazione ai reati riuniti in continuazione (l'imputato aveva impugnato il reato ritenuto più grave, art. 337 c.p.), non si era formato il giudicato sui punti necessari alla definizione integrale di ciascun capo. In sostanza, la Suprema Corte ha confermato il principio secondo cui la decisione esercita l'effetto dell'irrevocabilità solo quando tutte le questioni necessarie per giudicare la responsabilità e il trattamento sanzionatorio di un singolo reato sono divenute definitive; pertanto, in presenza di reati in continuazione l'appello sul reato principale lascia ancora aperti gli aspetti relativi alla pena dei reati satellite, consentendo al giudice di appello di rilevare la prescrizione anche se il capo non era direttamente impugnato.
Norme richiamate
art. 597 comma 1 codice di procedura penale
Norma richiamata dal ricorrente per sostenere il principio devolutivo: il ricorso sosteneva che il giudice di appello è limitato ai punti devoluti. La Cassazione ha però precisato che tale principio non impedisce la decisione su punti necessari alla completa definizione del capo e alla formazione del giudicato.
art. 337 codice penale
Reato ritenuto più grave e oggetto dell'impugnazione proposta dall'imputato in appello; l'appello su questo capo ha mantenuto sub iudice la quantificazione della pena per i reati collegati.
art. 186 comma 7 D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (Codice della Strada)
Capo di imputazione dichiarato estinto per prescrizione dalla Corte d'Appello; la Cassazione ha ritenuto legittima tale declaratoria in quanto la pena relativa al capo non era ancora divenuta definitiva.
art. 341-bis codice penale
Altra fattispecie contestata e richiamata nella sentenza di merito; confermata negli altri aspetti dalla Corte d'Appello.
Giurisprudenza richiamata (Sez. U, n. 1 del 19/01/2000 Tuzzolino; Sez. 3, n. 6983 del 18/12/2007 Mimi; Sez. 1, n. 45547 del 15/09/2015 Iuliano; Sez. 7, n. 39750 del 03/04/2014 Fiandaca)
Precedenti citati a sostegno del principio che la sentenza diventa irrevocabile solo quando sono divenute definitive tutte le questioni necessarie per giudicare la responsabilità e la sanzione per ciascun reato; in particolare, in caso di reati in continuazione l'appello sul reato principale impedisce la formazione del giudicato sui reati satellite quanto alla quantificazione della pena.
Massime di principio
- Il principio devolutivo limita la cognizione del giudice di appello ai punti devoluti, ma non impedisce la decisione su questioni non impugnate quando siano necessarie per la completa definizione del capo e per la formazione del giudicato.
- La sentenza di condanna acquista carattere di irrevocabilità solo quando tutte le questioni indispensabili per il giudizio su un singolo reato (accertamento del fatto, attribuzione, qualificazione giuridica, colpevolezza e quantificazione della pena) sono divenute definitive.
- In caso di reati riuniti in continuazione, l'impugnazione del reato più grave mantiene sub iudice la quantificazione della pena anche per i reati satellite; ciò legittima il giudice di appello a intervenire su aspetti (es. prescrizione) relativi a capi non direttamente impugnati.
- La mera assenza di impugnazione di un capo non equivale automaticamente a formazione del giudicato su tutte le sue implicazioni: se la quantificazione della pena dipende da voci ancora impugnate, il capo non è integralmente definito.
- Prassi consigliata: chi vuole evitare che la Corte d'Appello decida su prescrizione o altri profili di un capo non impugnato dovrebbe considerare di impugnare anche i profili collegati o dimostrare l'assenza di connessione tale da rendere la questione autonoma rispetto ai punti devoluti.
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