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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2649/2022 del 24/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'assise d'appello di Catania che, in sede di rinvio, ha riformato l'assoluzione pronunciata in primo grado e lo ha condannato per l'omicidio pluriaggravato di Domenico Mazzullo. Il ricorso denuncia cinque vizi principali: (1) vizio di motivazione ed errata valutazione dell'attendibilità del collaboratore di giustizia Centorrino; (2) errata valutazione e incoerenza nei riscontri delle dichiarazioni dei collaboratori (in particolare Porto) e nell'interpretazione delle missive ritenute contenere il mandato omicidiario, nonché la mancata considerazione di una pista alternativa (Lizzio); (3) errori nel riconoscimento dell'aggravante della premeditazione (art. 577 comma 3 c.p.); (4) mancanza di motivazione sulle circostanze aggravanti per motivi abietti/futili e minorata difesa e sulla rilevanza della matrice mafiosa (art. 61 n.1 e n.5 c.p., art. 7 Legge n. 203/1991); (5) carenza di motivazione nel diniego delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Nel dettaglio: il primo motivo (attendibilità di Centorrino) è stato ritenuto infondato perché la Corte territoriale ha adeguatamente valutato e riscontrato le dichiarazioni del collaboratore, anche con verifiche sulla detenzione comune e sul contenuto delle missive; il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché costituisce sindacato sul merito (richiesta di diversa valutazione delle prove che spetta al giudice di merito); il terzo motivo (premeditazione) è stato ritenuto infondato alla luce della persistenza e della lunga gestazione del progetto omicidiario; il quarto motivo (circostanze aggravanti) è inammissibile per carenza di interesse se volto solo a contestare aggravanti che non hanno inciso autonomamente sulla determinazione della pena; il quinto motivo (attenuanti generiche) è inammissibile perché la Corte territoriale ha adeguatamente motivato il diniego indicando le ragioni ostative. Conseguenza pratica: confermata la condanna, con pena di 30 anni di reclusione (pena risultante dalla commutazione dell'ergastolo per il rito abbreviato) e le connesse misure.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p. (comma 3)

    Richiamato in relazione alle modalità di valutazione della chiamata in correità e alla necessità di motivare le valutazioni sulla credibilità delle dichiarazioni dei collaboratori; la Corte conferma che il giudice deve valutare sia la credibilità soggettiva sia la attendibilità oggettiva e motivare il diverso apprezzamento

  • art. 577 c.p. (comma 3)

    Norma relativa all'aggravante della premeditazione: la Corte ha ritenuto sussistente l'aggravante dato il lungo progetto criminoso, con sospensioni temporanee non idonee a escludere la continuità del proposito

  • art. 61 c.p. (n. 1 e n. 5)

    Circostanze aggravanti per motivi abietti o futili e per minorata difesa: la Corte territoriale le ha valutate come parte della gravità complessiva del fatto; la Cassazione ha respinto il rilievo difensivo sull'assenza di motivazione, ritenendo inammissibile il motivo per carenza di interesse quando la contestazione non incide concretamente sulla pena

  • art. 7 Legge n. 203/1991

    Norma che aggravava il delitto per finalità mafiose o agevolazione di organizzazioni criminali: la Corte territoriale ha riconosciuto la matrice mafiosa del delitto in quanto l'omicidio è stato ordinato da un capo clan e finalizzato a punire la vittima per violazione delle regole del sodalizio

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale citata in relazione all'elencazione dei motivi di ricorso in Cassazione; il ricorso era formulato ai sensi di questa disposizione

  • art. 506 c.p.p. (comma 1, lett. e)

    Richiamato in tema di limiti del controllo di legittimità rispetto alla motivazione di merito: la Cassazione ribadisce che non può sostituirsi al giudice di merito nel sindacare valutazioni di fatto e alternative interpretazioni delle prove

  • regime detentivo art. 41-bis (ordinamento penitenziario)

    Riferimento al regime di Alta sicurezza e alla possibilità, comunque verificata dai giudici, che detenuti sotto 41-bis potessero comunicare attraverso grate o finestre; usato per valutare la plausibilità degli incontri tra collaboratori e fonte delle informazioni

Massime di principio

  • La Suprema Corte non sostituisce la valutazione di merito: la semplice prospettazione di una lettura alternativa delle prove è inammissibile se non dimostra vizi di diritto o di motivazione manifestamente illogici.
  • Quando la prova centrale si fonda su un collaboratore di giustizia, il giudice di merito deve valutare sia la credibilità soggettiva sia l'attendibilità oggettiva e motivare i riscontri; se ciò è fatto in modo logico la Cassazione non interviene.
  • La premeditazione richiede persistenza nel proposito criminoso nel tempo; pause organizzative o difficoltà nell'esecuzione non escludono l'aggravante se il progetto è duraturo e la decisione finale è stabile.
  • L'interpretazione di documenti (es. missive criptiche) e la loro collocazione temporale sono valutazioni tipiche del giudice di merito; la Corte di legittimità verifica soltanto la logicità e la completezza della motivazione data a tali valutazioni.
  • L'impugnazione finalizzata solo a ottenere l'esclusione di aggravanti che non hanno inciso concretamente sulla determinazione della pena può essere dichiarata inammissibile per carenza di interesse.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche richiede motivazione ma non l'analisi di ogni elemento favorevole: è sufficiente che il giudice indichi le ragioni decisive che hanno portato al diniego.
  • Nel rinvio istruttorio, se emergono nuove prove orali, la Corte di merito può riformulare valutazioni precedenti; la Cassazione verifica la coerenza del nuovo giudizio con le risultanze acquisite.

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