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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10099/2026 del 17/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Zaglio ha chiesto il riconoscimento del principio del ne bis in idem rispetto a due sentenze irrevocabili: una del G.U.P. di Monza (18/11/2024, irrevocabile il 24/11/2024) per applicazione della pena per reati tra cui l'art. 416 c.p., art. 8 d.lgs. n. 74/2000 e art. 648-ter c.p.; l'altra della Corte d'appello di Milano (4/10/2024, irrevocabile il 29/03/2025) di condanna per art. 416 c.p. L'istanza lamentava che le due decisioni riguardavano lo stesso nucleo di fatti associativi (medesimo programma criminoso, modus operandi, società cartiere in parte coincidenti e ruoli sostanzialmente identici per Zaglio e altri), con sovrapposizione temporale rilevante, e che il giudice dell'esecuzione aveva errato nel ritenere incerta la sovrapponibilità dei fatti

La decisione

La Corte di legittimità ha accolto il ricorso; ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al giudice dell'esecuzione, in diversa composizione, perché compia una nuova, completa e concreta comparazione delle condotte alla luce dei criteri di legge e della giurisprudenza. La Corte ha rilevato che il giudice dell'esecuzione non ha adeguatamente analizzato l'identità del fatto storico (programma criminoso, modalità operative, ruoli, società impiegate e arco temporale) e ha omesso di verificare la cessazione concreta della permanenza del reato associativo; ha inoltre richiamato l'obbligo di applicare, in caso di bis parziale, l'art. 669 c.p.p. disponendo l'esecuzione della sentenza relativa al segmento più ampio

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Indica i criteri per valutare l'identità del fatto nell'incidente di esecuzione; la Corte ha richiamato l'obbligo di analisi comparativa concreta delle condotte secondo tali criteri

  • art. 669 cod. proc. pen.

    Prevede che, in presenza di bis in idem anche parziale, si esegua la sentenza relativa al segmento di condotta più ampio revocando l'altra; la Corte ha richiamato l'applicabilità di questa norma quando sussista continenza tra le decisioni

  • art. 416 cod. pen.

    Delitto di associazione per delinquere: la Corte ha valutato l'identità del programma criminoso, dei ruoli e delle modalità operative contestate con riguardo a questo reato associativo permanente

  • art. 4 Prot. n. 7 CEDU

    Principio del ne bis in idem nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo: la Corte ha richiamato la necessità di dare ampia tutela alla garanzia e di interpretare i dubbi in favore dell'imputato, conformemente all'interpretazione della Corte EDU

  • art. 158 cod. pen.

    La regola processuale secondo cui la permanenza si considera cessata con la pronuncia della sentenza di primo grado ha natura processuale e non costituisce presunzione automatica di protrazione della condotta; grava sull'accusa la prova del protrarsi dell'attività associativa

  • Corte costituzionale, n. 200 del 2016

    Richiamata per il principio secondo cui, in presenza di incertezze, la soluzione favorevole all'imputato deve prevalere e il ne bis in idem va interpretato estensivamente

  • Corte costituzionale, n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione all'obbligo di rinnovare l'esame del giudice dell'esecuzione in diversa composizione quando previsto

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 37104 del 13/06/2023)

    Richiamata per il principio che incombe all'accusa dimostrare la persistenza dell'attività criminosa oltre la data indicata e che l'onere difensivo si limita ad allegare fatti interruttivi

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 48691 del 05/10/2016)

    Ricorda che, anche per reati associativi permanenti, la comparazione concreta deve privilegiare la tutela del diritto fondamentale al ne bis in idem e che la parziale difformità temporale non è di per sé ostativa se sussiste identità strutturale e funzionale del sodalizio

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve procedere a una comparazione concreta e completa delle condotte per verificare l'identità del fatto storico ai fini del ne bis in idem, valutando programma criminoso, modalità operative, ruoli e sfera di interessi
  • Nei reati permanenti l'analisi deve investire il nucleo essenziale del fatto nella sua dimensione naturalistica; la mera discrepanza temporale non esclude il ne bis in idem se sussiste identità strutturale e funzionale della consorteria
  • Spetta all'accusa provare la continuazione dell'attività criminosa oltre la data indicata; la regola processuale secondo cui la permanenza si considera cessata con la sentenza di primo grado non implica una presunzione automatica di protrazione
  • In caso di sovrapposizione parziale delle condotte, l'art. 669 c.p.p. impone di eseguire la sentenza relativa al segmento più ampio e di revocare l'altra; il giudice deve verificare la possibile contenibilità di una decisione nell'altra
  • In presenza di incertezze rilevanti il principio di interpretazione favorevole all'imputato opera con maggiore forza: il ne bis in idem va interpretato estensivamente e ogni dubbio ragionevole deve risolversi a favore dell'imputato
  • La valutazione sulla composizione soggettiva dei sodalizi deve approfondire se le differenze quantitative di partecipanti concretamente incidono sull'affectio societatis e sulla capacità decisionale autonoma, non limitandosi a constatazioni formali

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