Cassazione Penale, Sentenza n. 45256/2024 del 10/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza che l'aveva sottoposta agli arresti domiciliari in un procedimento per reati tributari e truffa aggravata relativi ad un sistema di evasione IVA nel commercio di autovetture. I motivi: 1) incompetenza territoriale — la competenza sarebbe spettata al Giudice di Napoli (o in subordine a Milano) anziché a Varese; 2) vizio di motivazione del Tribunale del riesame, ritenuto "appiattito" sull'ordinanza del G.I.P.; 3) insufficienza e vizio della motivazione circa i gravi indizi di colpevolezza (la difesa sosteneva la regolarità dell'attività della società Car Consulting S.r.l. e la non partecipazione alle operazioni delle società cartiera).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto corretta la competenza del Giudice di Varese: nei reati tributari, quando non è possibile individuare il luogo di emissione delle fatture inesistenti, opera il criterio speciale dell'art. 18, comma 1, d.lgs. n. 74/2000 (luogo di accertamento del fatto), che nel caso concreto coincide con Varese. È stato inoltre confermato che la competenza investigativa della Procura EPPO non incide sulla competenza territoriale del giudice. La censura sul carattere della motivazione è stata ritenuta di mero stile: l'ordinanza del riesame contiene un autonomo esame critico del materiale indiziario. Quanto al merito degli indizi, la Corte ha ritenuto che i giudici di cautela abbiano adeguatamente motivato la sussistenza di un complesso meccanismo evasivo (anche sulla base di intercettazioni) e che la ricorrente non abbia dimostrato manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 16 cod. proc. pen.
Regola la determinazione della competenza quando sono coinvolti più reati/giudici: prevale il giudice competente per il reato più grave; in caso di parità, il giudice del primo reato.
art. 8 cod. proc. pen.
Criterio per individuare il luogo di commissione del reato (luogo di consumazione) ai fini della competenza territoriale.
art. 9 cod. proc. pen.
Stabilisce criteri suppletivi per determinare la competenza quando non è possibile applicare i criteri oggettivi; citato nei ragionamenti sulle regole in via 'gradata'.
art. 18 d.lgs. n. 74/2000
Norma speciale per i delitti tributari: se la competenza non è determinabile secondo l'art. 8, il giudice competente è quello del luogo di accertamento del reato (comma 1); comma 2 contempera situazioni specifiche. Nel caso di fatture inesistenti senza luogo certo di emissione, prevale il criterio del luogo di accertamento.
art. 2 d.lgs. n. 74/2000
Richiamato come reato connesso (nella discussione sulla possibilità di collegare la competenza ad un reato commesso a Napoli).
art. 9 d.lgs. 2 febbraio 2021, n. 9
Prevede che i procuratori europei delegati (EPPO) esercitino funzioni requirenti sull'intero territorio nazionale senza alterare le regole ordinarie sulla competenza del giudice; dunque la sede investigativa EPPO non modifica la competenza territoriale.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali; la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
Sentenza Sezioni Unite Orlandelli (n. 40537/2009)
Giurisprudenza richiamata dalla difesa sul tema della competenza nei reati connessi: indica criteri per individuare il giudice competente quando è difficile stabilire il luogo del reato più grave.
Giurisprudenza di merito citata (Piccioni, Reale, Prisco, Gregoli)
Precedenti che confermano l'interpretazione secondo cui, in mancanza di elementi per localizzare il luogo di emissione delle fatture, va applicato il criterio del luogo di accertamento ai sensi dell'art. 18 d.lgs. 74/2000 e che la competenza investigativa EPPO non incide sulla competenza del giudice.
Massime di principio
- Nei procedimenti con più reati connessi la competenza territoriale si determina secondo l'art. 16 c.p.p.: prevale il giudice del reato più grave; se il luogo del reato più grave non è identificabile, vanno applicati i criteri suppletivi previsti dalle norme speciali (per i reati tributari, art. 18 d.lgs. 74/2000).
- Per i delitti tributari, quando non è possibile individuare il luogo di emissione delle fatture o la consumazione, prevale il criterio speciale del luogo di accertamento (art. 18 d.lgs. 74/2000) rispetto alle regole generali; ciò giustifica la competenza del giudice del luogo dove sono state compiute le indagini fiscali effettive.
- La sede investigativa o la competenza della Procura (es. EPPO) sul piano dell'attività di indagine non modifica le regole ordinarie di competenza territoriale del giudice: la competenza giudiziale resta disciplinata dalle norme del codice di procedura penale e dalle speciali disposizioni tributarie.
- In sede di riesame/cautela il controllo sui gravi indizi è sommario: il giudice verifica la sussistenza di un compendio indiziario coerente e adeguatamente motivato; per ottenere l'annullamento è necessario dimostrare la manifesta illogicità, contraddittorietà o aporia della motivazione, non solo proporre una lettura alternativa dei fatti.
- Le doglianze formali sulla motivazione (stile o apparente 'appiattimento') sono spesso insufficienti se il giudice del riesame mostra di aver compiuto un autonomo esame critico del materiale probatorio.
- Chi impugna deve allegare ed esibire elementi specifici che comprovino l'errore di diritto o la mancanza di fondamento degli indizi; la mera interpretazione alternativa delle intercettazioni o delle prove non è normalmente idonea a far cadere la misura cautelare.
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