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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40722/2023 del 06/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Padova del 07/09/2022 che aveva assolto Saady Ahmed dal reato previsto dall'art. 186 cod. strada (guida in stato di ebbrezza). Il Procuratore generale denunciava inesatta applicazione della legge penale e vizio di motivazione, sostenendo l'inaffidabilità delle misurazioni etilometriche per la mancata produzione di due scontrini intermedi tra la prima e la seconda misurazione, nonché la disregardanza del libretto metrologico e delle revisioni periodiche dell'etilometro

La decisione

La Corte di Cassazione ha esaminato preliminarmente la legittimazione del Procuratore generale a proporre il ricorso (art. 593-bis e art. 166-bis disp. att.). Richiamando l'orientamento delle Sezioni Unite, ha ritenuto che il Procuratore generale fosse legittimato a proporre l'impugnazione in base alle intese/coordinationi previste dall'art. 166-bis disp. att. Tuttavia, sul merito, la Corte ha rilevato che il ricorso investiva valutazioni di fatto e di prova (richiamando anche l'art. 606, comma 1, lett. e)), materie riservate al giudice del merito, per cui il ricorso immediato non era esperibile davanti alla Corte di legittimità. Ne è conseguita la conversione del ricorso immediato in appello e la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Venezia per il giudizio di secondo grado

Norme richiamate

  • art. 186 Codice della Strada

    Norma sostanziale relativa al reato di guida in stato di ebbrezza, oggetto della vicenda penale; la valutazione dell'affidabilità delle prove tecniche (misurazioni etilometriche) è riservata al giudice di merito

  • art. 469 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso immediato (ambito procedurale dell'impugnazione immediata in Cassazione)

  • art. 593-bis cod. proc. pen.

    Nei casi consentiti, contro le sentenze del giudice per le indagini preliminari, della corte d'assise e del tribunale può appellare il procuratore della Repubblica presso il tribunale. Il procuratore generale presso la corte d'appello può appellare soltanto nei casi di avocazione o qualora il procuratore della Repubblica abbia prestato acquiescenza al provvedimento

    Limita l'appellabilità da parte del Procuratore generale ai casi di avocazione o di "acquiescenza" del Procuratore della Repubblica; richiede una valutazione delle intese tra uffici, ma non una formalizzazione rigida

  • art. 166-bis disp. att. cod. proc. pen.

    Al fine di acquisire tempestiva notizia in ordine alle determinazioni relative all'impugnazione delle sentenze di primo grado, il procuratore generale presso la corte d'appello promuove intese o altre forme di coordinamento con i procuratori della Repubblica del distretto

    Norma di servizio che impone al Procuratore generale il dovere di coordinamento con i procuratori del distretto; le intese così acquisite giustificano l'esercizio dell'impugnazione da parte del Procuratore generale senza necessità di documentazione formale dell'"acquiescenza"

  • Sezioni Unite, n. 21716 del 23/02/2023 (massima citata Rv. 284490)

    Chiarisce che la legittimazione del Procuratore generale a impugnare deriva dalle intese/forme di coordinamento ex art. 166-bis disp. att., e che, in assenza di tali condizioni, il Procuratore generale non può proporre ricorso immediato per cassazione in alternativa ad appello

  • art. 569 cod. proc. pen.

    Regola il ricorso immediato per cassazione; la Corte ha richiamato il principio secondo cui il ricorso immediato è riservato a chi ha diritto di appellare la sentenza di primo grado e che, se il ricorso investe questioni di fatto/valutazione della prova, deve essere esperito il normale percorso d'appello

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Prevede i motivi di impugnazione in Cassazione che concernono la valutazione della prova; la Corte ha rilevato che il ricorso conteneva profili valutativi di fatto rientranti in tale lettera e quindi non esperibili mediante ricorso immediato

  • art. 569, comma 3 cod. proc. pen. (ultimo inciso)

    Prevede la conversione del ricorso in appello quando il ricorso immediato non sia esperibile per ragioni soggettive o oggettive; la Corte ha applicato tale conversione trasferendo gli atti alla Corte d'Appello per il secondo grado

Massime di principio

  • Il Procuratore generale può impugnare sentenze di primo grado quando, in base alle intese di coordinamento ex art. 166-bis disp. att., risulti che il Procuratore della Repubblica competente abbia "acquiescenza"; non è però richiesta una formale attestazione scritta di tale acquiescenza
  • Il ricorso immediato per cassazione non è il canale idoneo per contestare valutazioni di fatto o di prova riservate al giudice del merito: in tali ipotesi l'impugnazione va proposta in appello
  • Se il ricorso immediato contiene motivi che investono la valutazione delle prove (art. 606, comma 1, lett. e)), la Corte di cassazione può convertire il ricorso in appello e trasmettere gli atti al giudice di secondo grado anziché dichiararne inammissibilità
  • Le questioni tecniche relative all'attendibilità di strumenti di rilevazione (es. etilometro) e la loro documentazione metrologica (libretto, revisioni) costituiscono elementi di fatto che richiedono esame approfondito in sede di merito; la Cassazione interviene solo se vi è interpretazione erronea della legge o vizio di diritto
  • Per le Procure: è prudente mantenere forme di coordinamento e documentazione interna sulle scelte di impugnazione per agevolare la dimostrazione dell'acquiescenza quando l'impugnazione è proposta dal Procuratore generale

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