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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40721/2023 del 06/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello di Messina che aveva confermato la condanna per furto di energia elettrica commesso mediante una derivazione abusiva che allacciava l'abitazione al condotto di derivazione. Denuncia violazione di legge e vizio motivazionale in ordine alla prova della responsabilità materiale (potrebbero essere intervenuti terzi; il ricorrente non era proprietario e non vi è prova che abbia realizzato materialmente l'allaccio) e censura l'eccessiva gravosità della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per motivi di genericità e mancata analisi critica delle argomentazioni impugnate; richiama il consolidato orientamento secondo cui la sottrazione di energia elettrica mediante allaccio abusivo integra il reato di furto aggravato quando risultino gli elementi fattuali e che non è necessario dimostrare che l'imputato sia stato il proprietario o l'autore materiale dell'allaccio, essendo sufficiente l'utilizzo consapevole. Sulla pena la Corte ritiene corretta la graduazione vicino al minimo ed insindacabile in sede di legittimità. Pertanto il ricorso viene dichiarato inammissibile; la condanna di merito resta confermata (pena di reclusione e multa come decise in sede di merito) e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    La sottrazione di energia elettrica mediante allaccio abusivo rientra nella nozione di furto se sono dimostrati gli elementi materiali e soggettivi del reato

  • art. 625 n.2 cod. pen. (circostanza aggravante)

    Applicazione dell'aggravante quando il furto è commesso mediante artifici o mezzi fraudolenti come l'allaccio abusivo alla rete

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    La determinazione della pena nel range legale è discrezionale per il giudice di merito; se motivata e prossima al minimo la valutazione è in genere insindacabile in sede di legittimità

  • art. 616 cod. proc. pen. (conseguenze dell'inammissibilità del ricorso)

    Se il ricorso è dichiarato inammissibile la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese e ad una somma a favore della cassa delle ammende

  • Giurisprudenza: Cass. sez.5, n.24592 del 30/04/2021 (Bellafiore, Rv.281440)

    Conferma il principio secondo cui non è necessario che l'autore materiale dell'allaccio sia il proprietario: è sufficiente che vi sia un utilizzatore consapevole che tragga beneficio dall'energia sottratta

Massime di principio

  • Per il reato di furto di energia elettrica attraverso allaccio abusivo è sufficiente provare l'esistenza dell'allaccio e l'utilizzo consapevole dell'energia: non è indispensabile dimostrare la proprietà dell'immobile o che l'imputato abbia materialmente eseguito i lavori
  • Censure generiche che non svolgono un'analisi critica specifica delle argomentazioni della corte di merito sono spesso dichiarate inammissibili dalla Cassazione
  • La determinazione della pena all'interno dei limiti legali rientra nella discrezionalità del giudice di merito; se la motivazione è plausibile e la pena è vicino al minimo, la Corte di Cassazione raramente interviene
  • In sede di cassazione, l'inammissibilità del ricorso può comportare la condanna del ricorrente alle spese e al versamento di una somma alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Quando si impugna una condanna per reati commessi mediante condotte complesse (es. allacci abusivi), è utile fornire prove dirette o indiziarie solide che colleghino l'imputato all'uso consapevole dell'energia, evitando argomentazioni speculative sulla responsabilità di terzi

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