Cassazione Penale, Sentenza n. 29526/2025 del 14/08/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La difesa ha dedotto violazione di legge e carenza di motivazione per omessa pronuncia in relazione alla richiesta di rideterminare la pena "per contrasto di giudicati e disparità di trattamento", sostenendo che il giudice non ha valutato l'applicabilità della disciplina della continuazione (art. 81 c.p.) e non ha motivato rispetto alla minore pena inflitta ad altri imputati giudicati con dibattimento rispetto alla pena inflitta al ricorrente giudicato con rito abbreviato. Il ricorso contesta la mancata indicazione dei reati presi in considerazione, della loro collocazione spazio-temporale e della valutazione comparativa delle sentenze di condanna.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato i criteri giurisprudenziali per l'applicazione dell'art. 81 c.p.: il giudice deve compiere un esame concreto di tempi e modalità delle condotte per accertare la "unitarietà del disegno criminoso"; ha elencato gli "indici rivelatori" (es. ridotta distanza temporale, modalità concrete, omogeneità del bene giuridico, condizioni di tempo e luogo) e precisato i limiti della nozione di continuazione anche in relazione ai reati associativi e ai reati-fine (necessità che i reati-fine fossero programmati al momento in cui il partecipante si è determinato a entrare nel sodalizio). Nel caso di specie la motivazione del provvedimento impugnato è apparsa apparente e incompleta: il giudice dell'esecuzione non ha indicato i reati considerati né compiuto la valutazione richiesta; pertanto l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Sulmona per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 81 cod. pen.
La Corte interpreta l'art. 81 comma secondo c.p. come norma che richiede un accertamento concreto, indiziario, della "unità di ideazione" delle diverse condotte attraverso l'esame di tempi, modalità e altri indici (distanza temporale, omogeneità del bene tutelato, ecc.), e non può farsi coincidere con mera reiterazione o tendenza criminale
art. 671 cod. proc. pen.
Richiamata nel contesto del giudizio di esecuzione e del dovere motivazionale: la pronuncia del giudice dell'esecuzione deve esplicitare i reati considerati e le ragioni della decisione sulla rideterminazione della pena, pena l'annullamento del provvedimento
Massime di principio
- La richiesta di applicazione della continuazione deve essere valutata con un esame concreto e motivato dei tempi e delle modalità delle condotte: il giudice deve indicare chiaramente quali reati sono stati considerati e perché sussiste un "disegno criminoso" unitario
- Gli "indici rivelatori" utili per accertare la continuazione includono: ridotta distanza cronologica, omogeneità del bene giuridico leso, modalità operative simili e condizioni di tempo/luogo che collegano gli eventi; non è necessario che tutti gli indici siano presenti, ma alcuni devono risultare significativi
- La mera reiterazione di reati o l'appartenenza a una condotta abituale non sono di per sé sufficienti a configurare la continuazione: occorre una rappresentazione unitaria sin dal momento ideativo
- Nel caso di reato associativo e reati-fine, la continuazione è configurabile solo se i reati-fine erano programmati al momento in cui il partecipante si è determinato a entrare nel sodalizio (non è sufficiente la generica appartenenza al contesto criminale)
- Se il giudice dell'esecuzione omette di motivare quali reati ha preso in considerazione e la valutazione comparativa con le sentenze altrui, la decisione può essere annullata e rinviata per una nuova motivazione
- La disparità di trattamento tra riti (es. abbreviato vs dibattimento) non determina automaticamente la rideterminazione della pena: occorre un'analisi motivata che confronti le ragioni delle diverse condanne e verifichi l'esistenza di un disegno criminoso unitario
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