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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50713/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per carenza di motivazione e erronea applicazione di legge in relazione agli artt. 125 e 192 c.p.p. e agli artt. 1, 4 e 6 comma 2‑ter del d.lgs. 159/2011. Il ricorrente contestava che la Corte d'appello avesse omesso di valutare elementi decisivi sulla mancata attualità della pericolosità sociale (periodo di detenzione domiciliare e comportamento virtuoso durante tale periodo, ammissione delle addebite responsabilità con integrale risarcimento delle vittime, benefici di liberazione anticipata), limitandosi a rielaborare la decisione di primo grado e applicando una presunzione di persistenza della pericolosità anche dopo il trattamento detentivo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha ritenuto insufficiente la motivazione della Corte territoriale in merito all'attualità della pericolosità sociale, in particolare per la mancata analisi di fatti e indicatori concreti (numero di persone offese, entità delle somme, comportamento durante la detenzione e dopo la scarcerazione, risarcimenti, liberazione anticipata). Pur confermando che i reati di usura commessi tra il 2017 e il 2019 possono costituire base per un giudizio di pericolosità generica (questo profilo non era oggetto di ricorso), la Cassazione ha annullato il decreto impugnato e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Napoli per una nuova valutazione, con diverso collegio, onde svolgere un'apprezzamento motivato e puntuale sull'attualità della pericolosità.

Norme richiamate

  • d.lgs. 159/2011 (art. 1, lett. b) e art. 4)

    La Corte richiama il criterio del "triplice requisito" per la pericolosità generica: delitti commessi abitualmente in un arco temporale significativo; profitti effettivi derivanti da tali condotte; tali profitti costituiscono l'unica o una componente rilevante del reddito. Tali elementi devono emergere da precisi elementi di fatto e essere adeguatamente motivati.

  • codice di procedura penale (art. 125 e art. 192)

    Rilevanza del dovere di motivazione: il ricorso denunciava inosservanza delle norme processuali che impongono chiarezza e completezza nella esposizione dei fatti e delle ragioni che giustificano l'applicazione della misura di prevenzione.

  • Corte Costituzionale, sent. n.24 del 24/01/2019

    La sentenza è richiamata come parametro interpretativo per la configurabilità della pericolosità generica e per l'obbligo di ancorare la decisione ai precisi "elementi di fatto" che comprovino il triplice requisito.

  • Corte Costituzionale, sent. n.291 del 02/12/2013

    Citata nel ricorso come principio che impone, soprattutto per soggetti già sottoposti a trattamento detentivo, la verifica della persistenza della pericolosità sulla base di elementi concreti e della buona condotta durante la detenzione.

  • Cassazione, Sez. U., n.111 del 30/11/2017 (Gattuso)

    Principio applicato sul rinvio: l'annullamento con rinvio di un decreto richiede che il nuovo collegio sia composto da giudici diversi da quelli che hanno emesso il provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • Per l'applicazione di misure di prevenzione fondate su pericolosità generica è necessario che il giudice motivi puntualmente sui tre requisiti (abitualità dei reati, profitti effettivi, rilevanza dei profitti sul reddito) e fornisca elementi di fatto precisi (numero di vittime, entità delle somme, periodo temporale).
  • La sussistenza dell'attualità della pericolosità richiede una valutazione concreta anche degli elementi post‑reato e post‑detentivi: buon comportamento durante la detenzione, percorsi di emendazione, risarcimenti effettuati e benefici di liberazione anticipata sono elementi che il giudice deve valutare e motivare esplicitamente.
  • Non è ammessa una presunzione automatica di persistenza della pericolosità a seguito di condotte pregresse: il giudice deve argomentare perché, nonostante intervenuti atti di ravvedimento o trattamenti detentivi, la pericolosità risulti ancora attuale.
  • Il giudice d'appello non può limitarsi a confermare meccanicamente le ragioni del primo grado; deve fornire autonoma e specifica motivazione sugli elementi di fatto e di prognosi rilevanti per la misura.
  • In caso di carenza motivazionale sulla attualità della pericolosità la Cassazione annulla e rinvia: la nuova valutazione deve essere effettuata da collegio diverso e deve ricomprendere l'analisi degli elementi favorevoli presentati dalla difesa.

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