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Sentenza

Sentenza del 13/04/2015 n. 285 - Comm. Trib. Reg. per la Basilicata

Non disponibile

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

A seguito della cessione di un'azienda, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato alla venditrice e alla società acquirente due avvisi di rettifica e liquidazione, aumentando il valore dell'avviamento da 6.000,00 euro a 20.774,00 euro e richiedendo una maggiore imposta di registro di 447,49 euro, oltre a sanzioni e interessi. I contribuenti contestavano la valutazione sostenendo che, negli ultimi tre anni, l'attività di autonoleggio da rimessa non fosse stata esercitata e che l'attività svolta fosse esclusivamente trasporto scolastico per conto del Consorzio T.L., sulla base di un contratto che, a loro avviso, non era stato ceduto. Sostenevano quindi che non vi fossero elementi reddituali idonei a giustificare il maggior valore dell'avviamento.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale aveva rigettato i ricorsi. La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato anche l'appello, ritenendo corretta la rettifica dell'Agenzia. Ha stabilito che l'attività di trasporto scolastico era stata svolta grazie alla licenza di autonoleggio e costituiva quindi attività d'impresa, con redditi utilizzabili per determinare il valore dell'avviamento. Inoltre, in assenza di revoca, la cessione dell'azienda comprendeva le attività e i rapporti contrattuali funzionali all'esercizio dell'impresa, compreso il servizio di trasporto svolto per il Consorzio. I contribuenti sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 440,00 euro, oltre spese generali del 15% e accessori di legge.

Norme richiamate

  • Principio di soccombenza processuale

    Al rigetto dell'impugnazione consegue in applicazione del principio di soccombenza la condanna alla rifusione delle spese.

    La parte il cui ricorso o appello viene respinto deve normalmente rimborsare alla controparte vittoriosa le spese del giudizio.

  • Disciplina civilistica della cessione d'azienda

    La cessione dell'azienda comprende, salvo diversa prova o specifica esclusione, il complesso organizzato dei beni, delle autorizzazioni e dei rapporti funzionali allo svolgimento dell'attività. I rapporti contrattuali necessari alla prosecuzione dell'esercizio possono quindi rilevare nella valutazione dell'avviamento.

  • Disciplina dell'imposta di registro sul trasferimento d'azienda

    Nel trasferimento d'azienda, il valore dell'avviamento può essere determinato considerando la capacità dell'organizzazione aziendale di produrre reddito, anche sulla base dell'attività concretamente esercitata e dei rapporti commerciali o amministrativi che la rendono possibile.

Massime di principio

  • Per determinare l'avviamento di un'azienda non rileva soltanto il nome formale dell'attività indicato nei documenti, ma anche l'attività concretamente esercitata e la capacità dell'organizzazione aziendale di generare reddito.
  • Un'attività svolta in forza di una licenza o autorizzazione amministrativa può costituire attività d'impresa e contribuire alla determinazione dell'avviamento, anche se diversa o più specifica rispetto alla descrizione commerciale dell'azienda.
  • I contratti stipulati con privati o pubbliche amministrazioni possono incidere sul valore dell'azienda quando sono funzionali alla sua attività e non risultano validamente esclusi, revocati o cessati prima della cessione.
  • Chi contesta una rettifica del valore dell'avviamento deve fornire elementi concreti e documentali che dimostrino l'assenza di redditività, la cessazione dei rapporti commerciali o l'effettiva esclusione di determinati beni e contratti dalla cessione.
  • La mera deduzione secondo cui una specifica attività non sarebbe stata formalmente esercitata non è sufficiente se i fatti dimostrano che l'attività era resa possibile dalla struttura, dalla licenza e dai rapporti dell'azienda ceduta.
  • In caso di rigetto dell'impugnazione, il contribuente può essere condannato anche alle spese del giudizio secondo il principio generale della soccombenza.

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