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Sentenza

Sentenza del 13/04/2015 n. 20 - Comm. Trib. Prov. Aosta

Oggetto: Avviso di accertamento. Studi di settore - Possibilità per il contribuente di utilizzare anche prove indirette ai fini dell'inapplicabilità degli studi di settore.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava la legittimità dell’accertamento fondato su una grave e ingiustificata incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dall’attività esercitata e dagli studi di settore, anche considerando una serie di esercizi caratterizzati da perdite costanti. Il contribuente contestava l’accertamento sostenendo l’inapplicabilità o l’inaffidabilità degli studi di settore e rivendicava la possibilità di fornire, anche in giudizio, prove dirette o indirette idonee a spiegare lo scostamento.

La decisione

La Corte ha riconosciuto che l’Amministrazione può procedere alla determinazione induttiva del reddito quando emerga una grave e ingiustificata incongruenza, anche se la contabilità è formalmente regolare e anche al di fuori delle ipotesi ordinarie previste dall’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973. Tuttavia, il contribuente conserva il diritto di fornire prova contraria, sia diretta sia indiretta. Le giustificazioni non accolte nel contraddittorio possono essere riproposte davanti al giudice, mediante la dimostrazione di circostanze extracontabili specifiche oppure attraverso deduzioni logiche capaci di indebolire l’attendibilità delle presunzioni dell’Ufficio. L’esito sostanziale è favorevole all’Amministrazione quanto alla possibilità di accertare, ma conferma le garanzie difensive del contribuente.

Norme richiamate

  • Art. 39, primo comma, lettera d), D.P.R. n. 600 del 1973

    Consente l’accertamento analitico-induttivo quando gli elementi indicati nella dichiarazione non risultano coerenti con quelli desumibili dalle caratteristiche e condizioni dell’attività svolta. La regolarità formale della contabilità non impedisce l’accertamento quando ricorrano elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti.

  • Studi di settore

    Gli studi di settore possono costituire uno strumento di ricostruzione presuntiva dei ricavi, ma lo scostamento non determina automaticamente l’imponibile: deve essere valutato nel contraddittorio e il contribuente può fornire elementi contrari, anche indiretti, idonei a dimostrare l’inattendibilità del risultato.

  • Cassazione civile, Sezione V, sentenza n. 24448 del 30 ottobre 2013

    Afferma che l’Amministrazione può valorizzare anche la reiterazione di perdite e le gravi incongruenze rispetto agli studi di settore. Il contribuente può contrastare l’accertamento non solo con prove dirette su fatti specifici, ma anche con argomentazioni logiche e prove indirette che mettano in dubbio la solidità delle presunzioni dell’Ufficio.

Massime di principio

  • La contabilità formalmente regolare non esclude un accertamento induttivo se esistono incongruenze economiche gravi, persistenti e non giustificate.
  • Gli studi di settore costituiscono una presunzione che deve essere discussa nel contraddittorio e non una prova automatica e incontestabile del reddito.
  • Il contribuente deve spiegare concretamente le ragioni dello scostamento, documentando circostanze specifiche dell’attività, del mercato o della gestione.
  • La prova contraria può essere sia diretta sia indiretta: in mancanza di documenti decisivi, sono ammesse deduzioni logiche coerenti che mettano in crisi l’attendibilità dell’accertamento.
  • Le contestazioni non accolte durante il contraddittorio possono essere riproposte in giudizio, ma devono essere puntuali e supportate da elementi idonei a confutare le presunzioni dell’Amministrazione.

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