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Sentenza

Sentenza n. 1201/2026 - Cagliari, Sezione 2

Giustizia amministrativa202500360

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sardegna, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego dell’istanza di sanatoria relativa a un chiosco e ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (gestore di chiosco)

Prevale il privato

La controversia

La società ha impugnato il diniego del 17 marzo 2025 sull’istanza di sanatoria presentata il 9 luglio 2024 e l’ordinanza di demolizione n. 10 del 7 aprile 2025, oltre agli atti presupposti. Ha dedotto travisamento dei fatti, errore nei presupposti, difetto di istruttoria e motivazione, illogicità, disparità di trattamento e violazione della disciplina edilizia e paesaggistica. In particolare, ha contestato che l’area fosse comunale, sostenendo che il mappale era rimasto di proprietà privata e che il dante causa lo aveva acquistato per usucapione; ha affermato che le opere, amovibili e realizzate in legno, erano precarie e riconducibili all’edilizia libera, che le modifiche rispetto al progetto autorizzato non erano variazioni essenziali e che il nulla osta regionale e il titolo unico del 2019 legittimavano l’intervento. Ha contestato che un solo sopralluogo, svolto in estate, potesse dimostrare la perdita della stagionalità e la trasformazione permanente del suolo. Ha inoltre sostenuto che non occorresse autorizzazione paesaggistica per le strutture facilmente amovibili e che la pellicola con raffigurazione di muratura in pietra fosse amovibile e finalizzata all’inserimento paesaggistico.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso nei limiti indicati e annullato il diniego di sanatoria. L’istruttoria svolta in giudizio ha accertato che il chiosco insiste sul mappale 432, che al momento della convenzione di lottizzazione era di proprietà privata e non era stato ceduto al Comune come area standard. Il Comune non ha spiegato né documentato come tale mappale sarebbe stato incorporato in un diverso mappale comunale: il diniego è quindi carente nell’accertamento e nella motivazione sul presupposto della proprietà comunale. È stata inoltre ritenuta insufficiente la prova della perdita della stagionalità: il sopralluogo era stato svolto durante la stagione estiva, quando il manufatto era in uso, e il provvedimento non indicava elementi concreti che dimostrassero la mancata rimozione dopo la stagione o il collegamento stabile al suolo. In assenza di istruttoria adeguata, prevale la natura precaria già riconosciuta dal permesso unico del 2019; per le strutture descritte trova applicazione l’esclusione paesaggistica prevista dal punto 17 dell’allegato A al d.P.R. 31/2017. La pellicola amovibile non era, da sola, ragione decisiva per negare la sanatoria, anche considerata la disponibilità della società a rimuoverla. L’amministrazione dovrà riattivare il procedimento e riesaminare l’istanza secondo i criteri esposti. L’annullamento del diniego rende inefficace l’ordinanza di demolizione: finché l’istanza di accertamento di conformità resta da definire, l’amministrazione deve prima verificarne la possibile sanabilità e solo successivamente, se del caso, ordinare la demolizione. Spese compensate per la complessità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 6, comma 1, lett. e-bis) d.P.R. 380/2001

    rientrano “[…] nell’attività edilizia libera le opere stagionali e quelle dirette a soddisfare obiettive esigenze, contingenti e temporanee, purché destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della temporanea necessità e, comunque, entro un termine non superiore a centottanta giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto, previa comunicazione di avvio dei lavori all’amministrazione comunale […]”

    L’edilizia libera comprende opere stagionali o dirette a esigenze contingenti e temporanee, purché siano rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro il limite temporale indicato. Nel caso concreto, il Comune non aveva raccolto elementi sufficienti per escludere la stagionalità.

  • punto 17 dell’allegato A al d.P.R. 31/2017

    “installazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura, e prive di parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo”.

    Le installazioni esterne facilmente amovibili, leggere e prive di parti in muratura o di ancoraggi stabili al suolo rientrano tra gli interventi per i quali è esclusa la necessità dell’autorizzazione paesaggistica. Il TAR ha ritenuto applicabile tale disciplina in ragione della natura precaria del manufatto, non smentita da un’istruttoria comunale adeguata.

  • art. 10-bis, comma 1, lett. a), l.r. Sardegna 45/1989

    L’Amministrazione comunale ha negato il provvedimento di sanatoria anche in quanto le opere avrebbero perso il loro carattere di stagionalità, non essendo mai state rimosse nel periodo di inutilizzo, divenendo nuova costruzione con una volumetria di circa 123, 75 mc, insistente in zona F ed H, nell’ambito della fascia dei 300 metri dal mare, vincolata all’inedificabilità ai sensi delle disposizioni dell’art. 10 bis, comma 1, lette. A) della L.R. n. 45/1989.

    Il vincolo di inedificabilità nella fascia costiera era stato invocato dal Comune sul presupposto che il manufatto fosse una nuova costruzione; il TAR ha ritenuto non adeguatamente dimostrata la perdita della stagionalità e, quindi, non sufficientemente istruito il presupposto fattuale su cui si fondava il diniego.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    ove occorra e nei limiti dell’interesse della ricorrente, della nota prot. 4493 del 27 gennaio 2025 recante “Preavviso di diniego ex art. 10 bis L. 241/1990”, con cui il Comune di Arzachena ha comunicato alla società Services in Coast S.r.l. i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di sanatoria

    La disposizione è menzionata in relazione al preavviso di diniego, ma la sentenza non ne svolge un’autonoma interpretazione né fonda su di essa una specifica statuizione.

Massime di principio

  • Quando il diniego di sanatoria si fonda sulla proprietà pubblica dell’area, l’amministrazione deve accertare e motivare in modo coerente il titolo e le vicende che giustificherebbero l’appartenenza del terreno al proprio patrimonio; non è sufficiente richiamare la successiva fusione catastale di mappali se risulta che quello interessato era originariamente privato e non ceduto come standard.
  • La natura stagionale o precaria di un manufatto non può essere esclusa sulla sola base di un sopralluogo effettuato nel periodo in cui l’attività è in corso. L’amministrazione deve indicare elementi concreti che dimostrino la permanenza dell’opera oltre la necessità temporanea o la sua stabile trasformazione del suolo.
  • Per la qualificazione di un’opera come precaria rileva soprattutto la funzione temporanea cui è destinata, non la sola amovibilità o assenza di stabile infissione al suolo; l’eventuale carattere non temporaneo deve tuttavia risultare da un accertamento istruttorio adeguato.
  • Quando l’istanza di accertamento di conformità è ancora da definire, l’amministrazione deve prima pronunciarsi sulla possibile sanabilità delle opere e solo all’esito può eventualmente ingiungerne la demolizione.
  • Installazioni esterne leggere, facilmente amovibili e prive di parti in muratura o di strutture stabilmente ancorate al suolo ricadono nell’esclusione dall’autorizzazione paesaggistica prevista dal punto 17 dell’allegato A al d.P.R. 31/2017, quando ne ricorrono i presupposti.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAbusi edilizi e sanzioniAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEffetto conformativo e riedizione del potere

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