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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23123/2023 del 28/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (professionista)

La controversia

Una società aveva agito contro un'associazione professionale di consulenza tributaria e contro alcuni suoi soci, sostenendo che le irregolarità fiscali emerse nelle dichiarazioni dei redditi fossero derivate da consulenze rese in violazione dei canoni di diligenza, prudenza e perizia. La domanda comprendeva il risarcimento di somme pagate a titolo di sanzioni erariali e un ulteriore pregiudizio all'immagine, asseritamente causato dall'esecuzione forzata avviata dall'Erario. I convenuti avevano eccepito, tra l'altro, l'assenza di nesso causale, la non risarcibilità del danno per effetto di un risparmio d'imposta conseguito dalla società e, in via subordinata, avevano agito per il pagamento di compensi professionali residui. Il ricorso per cassazione censurava la sentenza d'appello per motivazione apparente e per violazione delle regole sulla causalità e sulla compensatio lucri cum damno, lamentando inoltre che la Corte territoriale avesse trascurato il nesso tra l'inadempimento professionale e i danni dedotti, nonché l'asserita responsabilità dei professionisti anche nella ideazione dell'operazione finanziaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale. Ha ritenuto infondate o inammissibili le censure sulla motivazione apparente, osservando che la Corte d'appello aveva dato risposta intelligibile alle doglianze. Ha inoltre confermato la correttezza dell'applicazione della compensatio lucri cum damno, ritenendo che vantaggio fiscale e danno da sanzioni derivassero dalla medesima condotta inadempiente reiterata nel tempo, cioè dalla medesima attività di predisposizione delle dichiarazioni fiscali con appostazione di costi indeducibili. Una volta respinto il ricorso principale, i ricorsi incidentali condizionati sono stati dichiarati assorbiti. La società ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità in favore dei controricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 132, primo comma, n. 4, c.p.c.

    La motivazione è nulla solo se meramente apparente, ossia se non rende percepibile il fondamento della decisione.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    La sentenza deve contenere una motivazione intelligibile, anche sintetica, idonea a far comprendere il percorso argomentativo.

  • art. 111, sesto comma, Cost.

    È richiesto un minimo costituzionale di motivazione; il vizio sussiste solo in caso di anomalia motivazionale grave.

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c.

    La Corte distingue tra vizi di motivazione apparente/nullità della sentenza e violazione di legge.

  • art. 1223 c.c.

    La compensatio lucri cum damno si applica nella determinazione del danno risarcibile quando vantaggio e pregiudizio derivino dal medesimo fatto generatore.

  • artt. 2727 e 2729 c.c.

    Il ricorso alla prova presuntiva è stato richiamato come tema di censura, ma le doglianze sono state dichiarate inammissibili per difetto di interesse una volta confermata una ratio decidendi autonoma.

  • art. 83 c.p.c.

    In tema di procura alle liti, è sufficiente la collocazione topografica su foglio separato ma materialmente congiunto all'atto, salvo evidente non riferibilità al giudizio di cassazione.

  • art. 365 c.p.c.

    Il requisito della specialità della procura per il ricorso per cassazione è soddisfatto anche senza espresso riferimento al provvedimento impugnato, se la procura è materialmente congiunta all'atto e non vi sono elementi contrari.

  • art. 1367 c.c.

    La procura deve essere interpretata, nei casi dubbi, nel senso che consenta all'atto di produrre effetti.

  • art. 159 c.p.c.

    Rileva il principio di conservazione degli atti processuali nell'interpretazione della procura.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    La decisione è stata resa in camera di consiglio secondo il procedimento accelerato previsto dalla norma.

  • art. 96 c.p.c.

    La domanda di condanna per lite temeraria proposta in primo grado era stata rigettata e non è stata oggetto di accoglimento in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La motivazione apparente ricorre solo quando la sentenza, pur formalmente esistente, non consente di comprendere il ragionamento decisorio; non basta un dissenso sulla valutazione del merito o sulla sufficienza dell'argomentazione.
  • Il giudice di appello può motivare per relationem alla decisione di primo grado, purché prenda in esame le censure specifiche dell'appellante e renda intelligibile la propria adesione alla ricostruzione già compiuta.
  • La compensatio lucri cum damno opera quando vantaggio e danno derivano dal medesimo fatto generatore illecito o inadempiente; ai fini della liquidazione conta la differenza tra la consistenza patrimoniale effettiva e quella che si sarebbe avuta senza l'illecito.
  • Se la responsabilità o l'esclusione del danno sono sorrette da una pluralità di rationes decidendi autonome e una di esse resiste al ricorso, le censure dirette contro le altre diventano inammissibili per difetto di interesse.
  • In tema di responsabilità professionale, il danno risarcibile deve essere provato non solo quanto all'inadempimento, ma anche quanto al nesso causale e alla concreta perdita patrimoniale non già neutralizzata da vantaggi collegati alla stessa condotta.
  • La procura per il giudizio di cassazione è valida, quanto al requisito di specialità, se apposta su foglio separato materialmente congiunto all'atto e non manifestamente estranea al giudizio di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità professionaleImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaCompensatio lucri cum damno

Testo integrale

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