Cassazione Penale, Sentenza n. 1496/2024 del 12/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari disposti dal GIP per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (art. 110 e 416‑bis c.p.). Il ricorrente deduceva carenza, illogicità e contraddittorietà della motivazione; insufficienza e genericità degli indizi, con particolare censura sull'uso delle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia ritenute vaghe o non corroborate; mancata individuazione del contributo concreto e duraturo nel lungo arco temporale contestato; mancanza dell'elemento soggettivo richiesto per il concorso esterno; erronea ricostruzione del pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio e ingiustificata applicazione delle norme procedurali richiamate
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto adeguata, coerente e non illogica la motivazione dei giudici di merito che avevano valorizzato dichiarazioni di cinque collaboratori di giustizia ritenuti attendibili e numerosi riscontri estrinseci (intercettazioni e fatti concreti) che evidenziavano rapporti duraturi e sinallagmatici del Prospero con esponenti di vertice della consorteria 'ndranghetistica (es. fermo vicino a Catanzaro nel 2014, conversazioni sulla sala giochi nel villaggio turistico, colloqui su investimenti e trasferimenti di denaro, acquisto terreno in Svezia e richieste di intervento del capo clan per riscossione crediti). La Corte ha confermato che, a livello indiziario, sussisteva il concorso esterno e il presupposto del pericolo di reiterazione criminoso (lett. c) art. 274 c.p.p.), rigettando perciò il ricorso del Prospero. Si segnala che la difesa aveva anche evidenziato, con memoria successiva, un provvedimento del riesame che aveva annullato il sequestro di somme riconducibili al Prospero, ma ciò non ha inciso sull'esito del ricorso principale davanti alla Corte
Norme richiamate
art. 416‑bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)
Il concorso esterno si configura quando soggetto, non inserito stabilmente nell'organizzazione e privo dell'affectio societatis, fornisce un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario che è causa necessaria per il mantenimento o rafforzamento delle capacità operative dell'associazione
art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)
Richiamato in combinazione con l'art. 416‑bis per delineare il concorso nell'attuazione delle finalità dell'associazione
art. 274 cod. proc. pen. (misure cautelari)
La Corte ha ritenuto soddisfatta la lett. c) (pericolo di reiterazione) sulla base della gravità del quadro indiziario e della persistenza di rapporti dell'indagato con la consorteria
art. 275, comma 3 cod. proc. pen. (presunzione relativa in ragione del titolo di reato)
La Corte ha richiamato la presunzione relativa che pesa nella valutazione cautelare per i reati di particolare gravità, integrando il quadro valutativo insieme agli elementi indiziari
art. 309 cod. proc. pen. (competenza per il riesame)
Procedura seguita per il riesame dell'ordinanza cautelare, con intervento del Tribunale di Catanzaro
art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. (motivi di cassazione)
Richiamato per chiarire che le doglianze sulla ricostruzione dei fatti e sulla valutazione delle prove non possono essere trasformate automaticamente in motivi di cassazione per carenza assoluta di motivazione
art. 125, 192, 273, 546 cod. proc. pen. (richiami procedurali e di impugnazione)
Norme processuali richiamate dalla difesa per censurare la motivazione e la valutazione probatoria; la Corte ha ritenuto le censure in sostanza attinenti alla ricostruzione fattuale e non fondate come vizio di legge formale
Massime di principio
- Per integrare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è necessario dimostrare un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario che abbia rilevanza causale per l'organizzazione (non basta un rapporto occasionale o generico)
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono costituire indizio rilevante se, oltre ad avere attendibilità soggettiva, trovano riscontri estrinseci (intercettazioni, comportamenti concreti collegabili) che ne corroborano i contenuti
- Nel giudizio sulle misure cautelari il controllo di legittimità verifica la coerenza logica e la completezza della motivazione, ma non sostituisce il sindacato di merito sulla valutazione complessiva e sulle alternative interpretative del materiale probatorio
- La sussistenza del pericolo di reiterazione (art. 274 lett. c) c.p.p.) richiede una motivazione specifica e collegata agli elementi fattuali e temporali; la mera genericità non è sufficiente, mentre rapporti duraturi e condotte recenti rafforzano la valutazione cautelare
- Per impugnare efficacemente una misura cautelare è utile contestare con precisione le singole deduzioni probatorie e indicare l'assenza di riscontri esterni alle dichiarazioni testimoniali o alle intercettazioni, mostrando alternative compatibili con la normale attività imprenditoriale
- Il sindacato di legittimità accetta l'interpretazione di espressioni criptiche nelle intercettazioni se il giudice di merito le collega logicamente e con le massime di esperienza ad elementi concreti dell'indagine
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