Cassazione Penale, Sentenza n. 32150/2024 del 07/08/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna la conferma, da parte della Corte di appello, della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici, contestando che tale pena sia subordinata all'irrogazione di una pena principale non inferiore a tre anni di reclusione (art. 29 c.p.), mentre in appello la pena principale è stata ridotta a 2 anni e 6 mesi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla pena accessoria ex art. 29 c.p. (interdizione dai pubblici uffici per anni cinque), perché divenuta illegale in considerazione della riduzione della pena principale a 2 anni e 6 mesi operata in appello (soglia prevista per l'applicazione dell'accessorio: 3 anni). Restano confermate le altre statuizioni della sentenza di appello (tra cui la dichiarazione di non doversi procedere per il coimputato Ali Abdelsamie El Wekeil per estinzione del reato per morte e la riduzione della pena per la ricorrente in ragione delle circostanze attenuanti ritenute prevalenti sull'aggravante).
Norme richiamate
r.d. n. 267 del 1942, art. 216 (ultimo comma)
Riferimento alle pene accessorie fallimentari confermate nella sentenza di appello; la norma disciplina le sanzioni accessorie in materia fallimentare.
cod. proc. pen., art. 599-bis
Norma procedurale richiamata per decidere sull'applicazione delle circostanze attenuanti in sede di appello e per applicare una pronuncia (qui: la Corte di appello ha deciso ai sensi di tale disposizione), con conseguente riduzione della pena principale.
cod. pen., art. 29
Stabilisce il requisito soglia per l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici: può essere irrogata solo se la pena principale non è inferiore a tre anni. Poiché la pena principale dopo il giudizio di appello è risultata inferiore a tale soglia (2 anni e 6 mesi), l'accessorio è stato ritenuto illegale e annullato.
Massime di principio
- Se, a seguito di riduzione della pena principale in sede di appello, la durata della pena scende al di sotto del minimo necessario previsto dalla norma per l'applicazione di una pena accessoria, l'accessorio diventa illegale e deve essere annullato.
- La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio la parte della sentenza che applica una pena illegale quando la illegittimità risulta direttamente dal confronto tra la pena principale effettivamente inflitta e i requisiti di legge per l'accessorio.
- Quando in appello vengono ritenute prevalenti circostanze attenuanti rispetto ad aggravanti e viene ridotta la pena, il giudice deve riconsiderare e, se necessario, rimuovere o modificare le pene accessorie collegate alla pena principale.
- La morte dell'imputato determina l'estinzione del reato e la dichiarazione di non doversi procedere per quella posizione processuale.
- Nei ricorsi in Cassazione è importante verificare la compatibilità tra tutte le componenti della sanzione (pena principale e accessori): una loro incoerenza formale o sostanziale può comportare l'annullamento parziale della sentenza.
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