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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15852/2026 del 30/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari a carico di Enrico Tiero per più ipotesi di corruzione (art. 318 c.p.). Il ricorrente articolava sette motivi: mancanza degli elementi costitutivi del reato (assenza di poteri sugli atti amministrativi contestati; assenza di prova del pactum sceleris; mancata dimostrazione di utilità ricevute), errata applicazione dell'art. 318 c.p. nei singoli capi (2-5) in particolare per l'assenza di competenze del consigliere regionale sui procedimenti indicati e per l'assenza di inerzia/accordo concreto, possibile diversa qualificazione dei fatti come traffico di influenze (art. 346-bis c.p.) o come semplice intermediazione, e vizio di motivazione sulle esigenze cautelari (insufficiente prova dell'attualità del pericolo di inquinamento probatorio e della necessidade della misura custodiale).

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto inammissibili, per il giudizio di legittimità, le censure che miravano a una diversa valutazione dei fatti (dal secondo al quinto motivo), confermando che la valutazione probatoria è rimessa al giudice di merito. Tuttavia la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata nei limiti indicati: ha ritenuto che il Tribunale di Roma non abbia adeguatamente motivato come e in quale misura Tiero, in quanto titolare di funzioni pubbliche, abbia effettivamente esercitato un'ingerenza "di fatto" sulle competenze altrui tali da integrare la corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), soprattutto quando i procedimenti rilevavano competenze di altri enti (es. comune). La Corte ha quindi disposto il rinvio al giudice del rinvio perché verifichi, conformemente ai criteri indicati, se i fatti debbano essere inquadrati nell'art. 318 c.p. o nell'art. 346-bis c.p. (tenendo conto anche delle modifiche legislative intervenute). Inoltre l'annullamento riguarda anche la valutazione delle esigenze cautelari: la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale sia carente in ordine all'attualità e alla persistenza del pericolo di inquinamento probatorio e non abbia fornito una motivazione rafforzata idonea a giustificare la misura custodiale nel tempo trascorso; ha quindi rinviato per nuova valutazione motivata su tali aspetti.

Norme richiamate

  • art. 318 cod. pen.

    Il reato di corruzione per l'esercizio della funzione richiede una relazione sinallagmatica tra utilità percepita/accettata e l'esercizio di funzioni o poteri propri del pubblico ufficiale. La Corte precisa che, pur potendo rilevare un'"ingerenza di fatto", è necessario dimostrare che l'atto oggetto del mercimonio rientri nella sfera di competenza o di reale influenza dell'ufficio del pubblico ufficiale, non confondendo la mera influenza politica con la strumentalizzazione di funzioni/poteri pubblicistici.

  • art. 346-bis cod. pen.

    La fattispecie del traffico di influenze è prospettata come possibile inquadramento alternativo quando l'attività si risolva nell'uso di relazioni o di intermediazione piuttosto che nella strumentalizzazione dei poteri propri. La Corte indica la necessità di distinguere tra corruzione per l'esercizio della funzione e traffico di influenze (con particolare attenzione all'aggravamento previsto per l'autore pubblico, comma 4). Va tenuto conto anche delle modifiche normative (es. art. 1, legge 9 agosto 2024, n. 114).

  • art. 274 cod. proc. pen.

    La normativa sulle esigenze cautelari richiede che il giudice motivi l'attualità e la concretezza del pericolo di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato; la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Roma insufficiente e non adeguatamente aggiornata rispetto al tempo trascorso.

  • art. 30 Statuto della Regione Lazio

    Richiamato per delineare le funzioni tipiche del consigliere regionale (proposte di legge, ordini del giorno, interrogazioni, sindacato ispettivo, funzioni in commissione) e per considerare in quale misura tali funzioni possano, se strumentalizzate, consentire un'influenza di fatto sui procedimenti amministrativi.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma citata in relazione ai limiti di sintesi imposti nella esposizione dei motivi di ricorso; relativa alla forma e sintesi del ricorso alla Corte di cassazione.

Massime di principio

  • Per integrare la corruzione ex art. 318 c.p. quando il pubblico ufficiale non ha competenze dirette sull'atto contestato, è indispensabile provare in modo chiaro e motivato non solo l'esistenza dell'utilità, ma soprattutto in che modo la posizione funzionale abbia consentito una ingerenza "di fatto" concreta e tangibile nei poteri altrui.
  • La mera appartenenza a un ruolo politico o l'utilizzo di relazioni personali non è di per sé idonea a configurare la corruzione per l'esercizio della funzione: tali condotte possono essere più appropriatamente inquadrate nell'ambito del traffico di influenze (art. 346-bis), ove ne ricorrano gli estremi.
  • Il giudice deve distinguere e motivare espressamente se i fatti costituiscano abuso/strumentalizzazione di funzioni pubbliche (art. 318) oppure una mediazione/intermediazione illecita tra privati e pubblici ufficiali (art. 346-bis), anche alla luce di eventuali modifiche legislative successive.
  • In presenza di procedimenti attribuiti ad altre amministrazioni (es. comuni) l'accusa deve dimostrare come il singolo pubblico ufficiale abbia avuto un potere di influenza reale e specifico su quei procedimenti, non limitandosi ad asserire contatti o desiderata.
  • Sulle misure cautelari di natura custodiale il giudice deve fornire una motivazione rafforzata e aggiornata circa l'attualità del rischio di inquinamento probatorio o di reiterazione: elementi storici non aggiornati nel tempo possono rendere la misura ingiustificata.
  • Quando si contesta il "pactum sceleris" è necessario collegare in modo specifico l'utilità promessa o ricevuta al comportamento concreto del pubblico ufficiale, dimostrando il sinallagma tra prestazione e utilità.
  • Nel riesame e nei giudizi successivi il giudice di merito deve esplicitare il "come" (meccanismi, rapporti, ruoli) la funzione pubblica sia stata strumentalizzata, evitando ricostruzioni meramente assertive o congetturali.
  • Difesa e accusa devono curare la qualificazione giuridica iniziale dei fatti: una errata qualificazione (es. imputare corruzione laddove si tratta di traffico di influenze) può essere rilevante per la adeguatezza della misura cautelare e per l'impostazione dell'intero procedimento.

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