Cassazione Penale, Sentenza n. 37197/2025 del 14/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato la richiesta di riesame e confermato il decreto di sequestro preventivo di un immobile (via Giovanni Verga n.2/F) disposto in funzione di confisca per sproporzione ai sensi dell'art. 240-bis c.p. e dell'art. 301 comma 5 d.P.R. n. 43/1973, in relazione a ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi (art. 291-quater d.P.R. n. 43/1973). La ricorrente ha dedotto: 1) violazione del principio del ne bis in idem cautelare e difetto di motivazione sul periculum in mora, sostenendo che il provvedimento era una riemissione del sequestro precedentemente annullato per assenza di motivazione; 2) vizio di motivazione e violazione dell'art. 240-bis c.p. in relazione al criterio della "ragionevolezza temporale", poiché l'acquisto dell'immobile (18/11/2022) sarebbe anteriore o contestuale all'attività criminosa contestata e pertanto mancherebbe la correlazione cronologica richiesta per la confisca allargata; 3) manifesta illogicità e carenza motivazionale in punto di sproporzione finanziaria e omessa valutazione delle giustificazioni difensive circa la provenienza lecita della provvista (pagamenti con cambiali antecedenti al 2018 e assegno circolare tracciabile) e mancata valutazione dei redditi della convivente Li Causi Caterina.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul punto principale della preclusione cautelare, la Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione del Tribunale secondo cui l'annullamento del precedente decreto era avvenuto per carenza motivazionale formale sul periculum in mora e non aveva prodotto un "giudicato cautelare" ostativo alla reiterazione del provvedimento. Quanto ai profili di merito, la Corte ha richiamato i principi delle Sezioni Unite (n. 36959/2021) in materia di sequestro finalizzato alla confisca e ha ritenuto congrua la motivazione del GIP e del Tribunale che avevano valorizzato la personalità negativa degli indagati, il ruolo della D'Asaro nell'associazione, le intercettazioni ritenute significative e l'inadeguatezza del patrimonio personale (sperequazione finanziaria del nucleo) come indice del pericolo di dispersione del bene. La Corte ha inoltre osservato che le argomentazioni difensive circa la temporalità dell'acquisto e la provenienza lecita delle somme possono influire sulla persuasività degli argomenti, ma non integrano una violazione di legge idonea a superare il vaglio di ammissibilità. Per l'inammissibilità del ricorso è stata inflitta alla ricorrente la condanna al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
Norma sulla confisca per sproporzione (confisca allargata). La Corte valuta la necessità di una correlazione temporale tra l'accumulo di risorse e l'acquisto del bene ma ritiene che, ai fini dell'ammissibilità del ricorso, le censure sulla temporalità e sulla provenienza delle somme non configurino immediata violazione di legge.
art. 301 comma 5 d.P.R. n. 43/1973
Previsione procedurale relativa agli strumenti di sequestro e confisca amministrativa nel contesto dei delitti doganali; utilizzata quale base del decreto ablativo impugnato.
art. 291-quater d.P.R. n. 43/1973
Norma che concerne il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, integrando il quadro di reati-fine dell'associazione contestata e giustificando la finalizzazione della misura ablativa.
art. 606 lett. b) ed e) c.p.p.
Norma di rito con cui la ricorrente ha motivato i mezzi di impugnazione in Cassazione (vizi di motivazione e violazione di legge).
art. 321 comma 2 c.p.p. e art. 240 cod. pen. (richiamo dottrinale/giurisprudenziale)
Principi richiamati dalle Sezioni Unite circa la necessità di motivare il periculum in mora nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca, con attenzione alle ragioni che giustificano l'anticipazione dell'effetto ablativo.
Sezioni Unite, sent. n. 36959 del 24/06/2021 (Ellade)
Giurisprudenza chiave che stabilisce i criteri di motivazione del periculum in mora per i sequestri finalizzati alla confisca; la Corte di legittimità richiama tali principi come parametri di valutazione.
Sez. 6, n. 43213 del 27/10/2010 (Riviezzi) e altre pronunce di legittimità
Giurisprudenza che chiarisce che l'annullamento di un provvedimento cautelare per vizi formali non impedisce la reiterazione di un nuovo decreto se non è intervenuta un'apprezzamento sostanziale delle stesse prove; principio usato per confutare la pretesa "preclusione" della difesa.
Sezioni Unite n. 4880/2015 e sentenze Corte Costituzionale n. 33/2018 e n. 24/2019
Richiami a orientamenti giurisprudenziali e costituzionali che regolano i limiti e le garanzie nell'applicazione della confisca allargata; evocati dalla difesa a sostegno del principio cronologico, ma la Corte ne ha valutato l'applicabilità in concreto senza ritenere integrata violazione di legge.
Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 13/06/2000
Citata in rapporto all'applicazione delle sanzioni per ricorsi infondati e al principio che il ricorso non sia stato presentato con colpa; la Corte ha comunque disposto una misura sanzionatoria equitativa.
Massime di principio
- L'annullamento di un sequestro preventivo per vizi formali relativi alla motivazione del "periculum in mora" non crea automaticamente un "giudicato cautelare" che impedisca la rinnovazione della misura, se dall'annullamento non risulta alcun apprezzamento sostanziale delle prove sui presupposti della misura.
- Il periculum in mora per un sequestro finalizzato alla confisca richiede una motivazione concisa e specifica, collegata alle ragioni per le quali è necessario anticipare l'effetto ablativo (rischio di dispersione, ruolo nell'organizzazione, condizioni economiche), e le valutazioni del giudice di merito su tali aspetti sono difficilmente sovvertibili in sede di legittimità se adeguatamente argomentate.
- La confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) impone un esame della correlazione temporale tra l'accumulo di risorse e l'acquisto del bene, ma contestazioni sulla cronologia e sulla provenienza dei fondi incidono soprattutto sulla persuasività della decisione e, se non accompagnate da evidenti violazioni di legge o da omessa considerazione di elementi decisivi, possono non essere ritenute sufficienti a superare il filtro di ammissibilità in Cassazione.
- Prove documentali di acquisizioni patrimoniali precedenti (es. cambiali, assegni tracciabili) e redditi di conviventi possono costituire elementi di difesa rilevanti; tuttavia, il loro valore probatorio dev'essere valutato in sede di merito e l'assenza di valutazione non sempre determina l'annullamento se il giudice ha comunque dato motivazioni alternative fondate.
- In sede di impugnazione cautelare e di cassazione è essenziale distinguere tra censura sulla persuasività della prova e denuncia di violazioni di legge o di palese illogicità della motivazione: la Corte di Cassazione tende a dichiarare inammissibili i ricorsi che non evidenziano una concreta violazione normativa o un vizio manifesta di motivazione.
- La presenza di contatti familiari o rapporti stretti con soggetti ritenuti vertici di associazioni criminali e l'inadeguatezza patrimoniale del ricorrente possono legittimare valutazioni sul pericolo di dispersione del bene e sostenere la necessità del sequestro preventivo.
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