Sentenza n. 2328/2026 - Palermo, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale civile di Palermo che aveva condannato l'Ente Parco al pagamento di differenze retributive
Esito
Favorevole al resistente (ente pubblico debitore)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto un giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza n. 2673/2023 del Tribunale civile di Palermo, sezione lavoro, passata in giudicato, che aveva condannato l'Ente Parco delle Madonie a corrispondere la differenza tra la retribuzione spettante a un dirigente di prima fascia e quella concretamente percepita nel periodo dal 1° aprile 2019 al 30 dicembre 2020, oltre agli interessi legali. Dopo varie diffide, l'Ente Parco aveva trasmesso la questione agli organi regionali e l'Assessorato regionale aveva impegnato una somma, senza tuttavia procedere al pagamento. Il ricorrente ha quindi chiesto l'esecuzione del giudicato, quantificando il credito in euro 159.528,94, sulla base di una relazione tecnica di parte. Il giudice ha rilevato d'ufficio la possibile inammissibilità del ricorso per genericità del giudicato. La sentenza civile non indicava l'importo esatto dovuto e non consentiva di determinarlo mediante una semplice operazione matematica. Inoltre, le quantificazioni formulate dal ricorrente nel tempo erano diverse e il quantum risultava controverso. La pretesa richiedeva dunque un accertamento sul rapporto retributivo sottostante, estraneo ai poteri del giudice amministrativo dell'ottemperanza.
La decisione
Il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso. La sentenza del giudice ordinario può essere eseguita in sede di ottemperanza soltanto quando il contenuto della condanna, ricavabile dal dispositivo e dalla motivazione, consenta di quantificare quanto dovuto mediante una semplice operazione matematica. Nel caso concreto tale condizione mancava, poiché il giudicato non determinava l'importo e la relativa quantificazione era oggetto di contestazione. Il giudice amministrativo non può svolgere, in sede di ottemperanza a una sentenza ordinaria, un'attività cognitiva suppletiva volta ad accertare il quantum del credito, trattandosi di questione di merito riservata al giudice ordinario competente sul rapporto sottostante. Il potere di integrare il contenuto del giudicato e di procedere a una cognizione funzionale alla specificazione della regola concreta è riconosciuto, nei limiti indicati, per l'esecuzione delle sentenze amministrative, ma non per quelle provenienti da un diverso ordine giurisdizionale. Nulla è stato disposto sulle spese, non essendosi costituita l'amministrazione intimata.
Norme richiamate
art. 112 c.p.a.
La norma è richiamata implicitamente quale fondamento del giudizio di ottemperanza, ma il testo non espone uno specifico passaggio interpretativo dell'articolo.
Massime di principio
- L'esecuzione in sede di ottemperanza di una sentenza del giudice ordinario è ammissibile soltanto quando il comando giudiziale, ricavabile dal dispositivo e dalla motivazione, consenta di determinare quanto dovuto mediante una semplice operazione matematica.
- Il giudice amministrativo dell'ottemperanza non può quantificare il credito derivante da una sentenza del giudice ordinario quando tale quantificazione richieda un accertamento controverso sul rapporto giuridico sostanziale sottostante.
- In presenza di contestazioni sull'entità delle spettanze riconosciute da una sentenza ordinaria, la relativa determinazione costituisce questione di merito da proporre davanti al giudice ordinario competente sul rapporto.
- Il potere del giudice dell'ottemperanza di integrare o specificare il contenuto del giudicato, dando luogo al cosiddetto giudicato a formazione progressiva, opera per le sentenze amministrative e non si estende, in presenza di lacune sostanziali, alle sentenze provenienti dal giudice ordinario.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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