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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42588/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP, deducendo: 1) che le accuse derivavano da dichiarazioni calunniatrici di due collaboratori di giustizia e da dati intercettativi confusi; 2) che il Tribunale aveva attribuito a Mazza il ruolo di promotore dell'associazione senza considerare che i suoi rapporti si limitavano a familiari/parenti; 3) che la qualificazione aggravata per disponibilità di armi era infondata perché le intercettazioni non provavano un fucile e l'arma sequestrata era stata rinvenuta in un tombino e non nella disponibilità degli associati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I primi due motivi sono stati ritenuti generici e non idonei a consentire il sindacato di legittimità poiché il ricorrente non ha specificato i punti critici della motivazione del Tribunale. Il terzo motivo è stato ritenuto privo di interesse perché contestava solo un'aggravante che non incideva sulla sussistenza del quadro indiziario né sulle esigenze cautelari. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Regola il riesame dei provvedimenti cautelari; qui il Tribunale di Messina ha confermato la misura e la Corte valuta l'impugnazione del relativo ordinanza

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sul traffico di sostanze stupefacenti; i fatti contestati al ricorrente ricadono in questo ambito

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Prevede l'aggravante dell'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e circostanze aggravanti (es. disponibilità di armi); la Corte ha ritenuto che contestare tale aggravante non incidesse sull'idoneità della custodia cautelare

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come presunta violazione di legge; la Corte segnala l'onere di specificità delle censure ex art. 273 per consentire il sindacato

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente nell'ambito delle censure di legittimità; la Corte ha valutato l'inammissibilità per genericità delle censure mosse ai sensi di tali norme

  • art. 275 cod. proc. pen.

    La Corte richiama la presunzione relativa di cui al comma 3 nella valutazione delle aggravanti e osserva che la contestazione di un'aggravante che non incide sulla misura cautelare è priva di interesse

  • art. 303 e art. 304 cod. proc. pen.

    Richiamati quanto alla determinazione dei termini di durata della fase procedurale e della misura; la Corte osserva che la contestazione dell'aggravante non modifica il limite edittale massimo né i termini rilevanti per la custodia

Massime di principio

  • I motivi di ricorso in Cassazione devono essere specifici: indicare i punti determinati della decisione e gli elementi di fatto e di diritto su cui si fonda la censura; censure generiche sono inammissibili
  • Contestare esclusivamente un'aggravante che non incide sulla sussistenza del quadro indiziario o sulle esigenze cautelari è privo di interesse e può rendere il ricorso inammissibile
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e le intercettazioni, se adeguatamente valorizzate dal giudice, possono costituire elementi idonei a fondare la misura cautelare; il ricorrente deve confrontarsi puntualmente con tali valutazioni
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare la condanna alle spese e il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende, a deterrente di ricorsi infondati o generici

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