Cassazione Penale, Sentenza n. 00037/2026 del 02/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza che, su accordo delle parti, aveva applicato la pena per detenzione di circa 335 g di cocaina e per plurime cessioni a terzi; deduceva violazione dell'art. 240-bis c.p.p. e vizio cumulativo della motivazione con riferimento alla confisca di 1.920 euro, asseritamente illegittimamente qualificata come provento dell'attività illecita e collegata solo alla detenzione della droga.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Ha ritenuto che la sentenza impugnata avesse disposto la confisca della somma "ai sensi degli artt. 240 cod. pen. e 87 D.P.R. n. 309/90", valutandola riconducibile allo spaccio perché l'imputato era privo di redditi leciti. La Corte ha osservato che il ricorso non ha specificato come si sarebbe applicata la diversa ipotesi dell'art. 240-bis c.p.p., non ha criticato la ricostruzione della responsabilità per le plurime cessioni e non ha fornito argomentazioni sulla provenienza lecita del denaro. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 73, comma 1-bis, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
Norma sostanziale sanzionatoria per la detenzione di stupefacenti; la condanna per la detenzione di circa 335 g di cocaina è stata pronunciata sulla base di questa disposizione
artt. 81, 73, comma 1 e 5, D.P.R. n. 309/90
Riferimenti alla cumulazione e concorso delle fattispecie di detenzione e cessione di stupefacenti; la sentenza aveva attribuito responsabilità anche per plurime cessioni oltre alla detenzione
art. 240-bis c.p.p.
Norma processuale che disciplina, tra l'altro, i rimedi e i motivi di impugnazione; la Corte ha rilevato che il ricorso invocava genericamente questa disposizione senza motivare specificamente la presunta violazione
art. 240 c.p.p.
ai sensi degli artt. 240 cod. pen. e 87 D.P.R. n. 309/90
Richiamato come base per la confisca; la Corte ha accettato che la confisca poteva essere disposta ai sensi di tale norma quando si ritiene che la somma costituisca provento dell'attività delittuosa
art. 87 D.P.R. n. 309/90
ai sensi degli artt. 240 cod. pen. e 87 D.P.R. n. 309/90
Prevede la confisca per il reato di cui al testo unico stupefacenti; la sentenza ha ritenuto applicabile la confisca della somma come provento della vendita di droga
Massime di principio
- Un ricorso per cassazione deve essere specifico: censure generiche o non sviluppate sono causa di inammissibilità.
- Per impugnare una confisca occorre contestare con argomentazioni concrete la qualificazione della somma come provento illecito e, se possibile, dimostrare l'esistenza di una fonte di reddito lecita.
- Quando la sentenza addebita sia detenzione che cessioni di stupefacente, il ricorso deve affrontare entrambe le ricostruzioni di responsabilità e non limitarsi a contestare un solo profilo formale.
- La Corte tende ad accettare la confisca ai sensi delle norme sul testo unico stupefacenti quando ricorre un elemento di collegamento (es. assenza di redditi leciti) tra la somma e l'attività di spaccio; chi impugna deve quindi proporre elementi contrari.
- Se si invoca una diversa norma processuale (es. art. 240-bis c.p.p.), bisogna spiegare in che modo è stata violata e quali conseguenze avrebbe avuto sulla decisione impugnata.
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