Cassazione Penale, Sentenza n. 46019/2023 del 15/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Puddu impugna la sentenza della Corte d'appello di Genova del 17/10/2022. Primo motivo: censura della utilizzabilità delle conversazioni intercettate, sostenendo che le intercettazioni erano autorizzate solo per il reato di concussione e che, dopo la riqualificazione in peculato d'uso (art. 314, comma 2, c.p.), tali intercettazioni non sarebbero ammissibili per il minore limite edittale; inoltre si sostiene che il peculato era inesistente sin dall'origine. Secondo motivo: contestazione della configurabilità del peculato d'uso per mancato danno apprezzabile al patrimonio e per assenza di lesione concreta alla funzionalità dell'ufficio; l'uso delle auto di servizio sarebbe stato momentaneo e di modesta incidenza su consumi e usura.
La decisione
La Suprema Corte dichiara il ricorso in gran parte inammissibile per genericità dei motivi. Sul primo motivo rileva che la Corte territoriale ha sbagliato nel delineare i limiti generali di utilizzabilità delle intercettazioni ma che la censura difensiva è generica: il ricorrente non ha indicato quali atti sarebbero viziati né dimostrato la decisività delle conversazioni intercettate, perciò il motivo è inammissibile. Anche il secondo motivo è inammissibile per genericità, essendovi nelle sentenze di merito una descrizione dettagliata di plurimi episodi idonei a integrare il peculato d'uso. Tuttavia la Corte accerta l'illegittimità della durata della pena accessoria (interdizione dai pubblici uffici) rispetto alla parte imputabile ai reati oggetto del giudizio e annulla la sentenza impugnata limitatamente alla durata della pena accessoria, rideterminandola in anni uno. Il resto del ricorso è dichiarato inammissibile e la sentenza di merito è confermata nei suoi punti principali.
Norme richiamate
art. 319-quater cod. pen.
Norma richiamata in relazione alla riqualificazione di uno dei capi contestati in primo grado (reato di corruzione/reati affini).
art. 314, comma secondo, cod. pen.
Configurazione del peculato d'uso: la Corte d'appello ha riqualificato alcuni episodi come peculato d'uso; la valutazione della sussistenza richiede un apprezzabile danno patrimoniale o una lesione concreta della funzionalità dell'ufficio.
art. 270 cod. proc. pen.
Divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le stesse sono state autorizzate; principio richiamato nella valutazione dell'utilizzabilità per reati connessi.
art. 266 cod. proc. pen.
Limiti di ammissibilità degli esiti delle intercettazioni richiamati come vincolo per l'utilizzabilità rispetto a reati connessi.
art. 12 cod. proc. pen.
Nozione di connessione fra reati: autorizza l'uso delle intercettazioni per reati connessi solo nei limiti previsti dalla legge e dalla giurisprudenza.
Sez. U, n. 51 del 28/11/2019 (Cavallo)
Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui gli esiti relativi ai reati connessi possono essere utilizzati se rientrano nei limiti di ammissibilità; la Corte sottolinea la necessità di valutare concretamente l'utilizzabilità in relazione al limite edittale.
Sez. 6, n. 23148 del 20/01/2021 (Bozzini)
Pronuncia richiamata sul tema della riqualificazione del reato e sull'utilizzabilità delle intercettazioni con riferimento al fatto-reato originariamente indagato.
Sez. U, n. 23868 del 23/04/2009 (Fruci)
Principio secondo cui chi eccepisce l'inutilizzabilità di atti processuali deve indicare specificamente gli atti viziati e dimostrarne la decisività; la Corte lo applica per dichiarare il motivo generico e inammissibile.
Sez. U, n. 19054 del 20/12/2012 (Vattani)
Giurisprudenza sul peculato d'uso che richiede un danno patrimoniale apprezzabile o una lesione concreta alla funzionalità dell'ufficio; la Corte la richiama per confermare la configurabilità del reato nei fatti accertati.
Massime di principio
- Le intercettazioni autorizzate per un reato possono essere utilizzate anche per reati connessi solo se, concretamente, tali reati rientrano nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge e dalla giurisprudenza (tenendo conto del limite edittale).
- La difesa che deduca l'inutilizzabilità di elementi probatori derivanti da intercettazioni deve indicare specificamente quali atti sono viziati e dimostrarne la decisività ai fini della decisione; altrimenti il motivo è generico e inammissibile.
- Il peculato d'uso può integrarsi anche con usi temporanei di beni pubblici quando tali usi rechino un danno patrimoniale apprezzabile o una lesione concreta alla funzionalità dell'ufficio; la valutazione è fattuale e va confrontata con la ricostruzione probatoria delle sentenze di merito.
- La riqualificazione del reato in corso di causa non garantisce automaticamente l'utilizzabilità delle intercettazioni per la nuova fattispecie: bisogna valutare se, rispetto al reato riqualificato, sussistano i presupposti normativi per l'impiego delle captazioni.
- Le pronunce di riforma in merito alla responsabilità sostanziale possono rendere illegali o eccessive le pene accessorie originariamente irrogate; la Corte di legittimità può rideterminare d'ufficio la durata delle pene accessorie entro i limiti di legge.
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