Cassazione Penale, Sentenza n. 9019/2022 del 17/03/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione collegata al procedimento penale in cui il ricorrente era stato arrestato e condannato in primo grado per tentativo di partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis). La condanna era stata confermata in appello ma annullata dalla Cassazione senza rinvio perche il fatto non sussisteva. Il ricorrente ha impugnato il rigetto, contestando la motivazione della Corte d'appello secondo cui il suo comportamento avrebbe ostato all'insorgenza del diritto all'indennizzo, deducendo che non aveva contribuito a mantenere lo stato detentivo e che le sue condotte non superavano la soglia di offensivita prevista dall'art. 49 c.2 cod. pen.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la Corte d'appello aveva valutato correttamente, in sede autonoma e ex ante, gli elementi probatori disponibili e aveva ritenuto definitivamente accertati comportamenti del ricorrente caratterizzati da macroscopica imprudenza e connessi causalmente alla restrizione della libertà (atteggiamento di esaltazione verso l'affiliazione, elevata considerazione del referente, conversazioni che dimostravano detenzione di armi e disponibilita a uccidere, ecc.). La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui, ai fini dell'indennizzo ex art. 314 cod. proc. pen., non si valuta la responsabilita penale ma se il comportamento abbia contribuito a creare la falsa apparenza di configurabilita del reato. Per questi motivi il ricorso e stato respinto e il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Norma richiamata in relazione al reato di associazione di tipo mafioso; il giudice della riparazione ha valutato la gravita e la rilevanza delle condotte contestate alla luce della possibile configurazione, anche tentata, del reato nei gradi di merito
art. 49, comma 2, cod. pen.
Riferimento alla soglia di offensivita del fatto; la Corte ha ritenuto che, pur essendo emersa in sede di annullamento l'inidoneita delle condotte a integrare il reato, restava accertato un comportamento che aveva creato un gravissimo quadro indiziario
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'indennizzo per ingiusta detenzione; il giudice della riparazione deve verificare, con autonomia valutativa ex ante, se il soggetto abbia causato o concorso a causare la detenzione con dolo o colpa grave, valutando tutti gli elementi probatori utilizzabili
Massime di principio
- Il giudice dell'indennizzo valuta autonomamente, e in chiave ex ante, se il comportamento dell'interessato abbia contribuito a creare la falsa apparenza di criminalita che ha determinato l'arresto o la detenzione; non e richiesta la prova della responsabilita penale definitiva
- Possono essere valutati ai fini dell'indennizzo tutti gli elementi probatori utilizzabili nella fase delle indagini, salvo che la loro utilizzazione sia stata espressamente esclusa in dibattimento
- Comportamenti che evidenzino macroscopica imprudenza, eclatante negligenza o violazione di legge possono essere ritenuti ostativi al diritto all'indennizzo anche se, in seguito, il fatto e stato giudicato non penalmente rilevante
- L'annullamento della condanna in sede di legittimita perche il fatto non sussiste non comporta automaticamente il riconoscimento dell'indennizzo se persistono elementi oggettivi che giustificano la falsa apparenza di colpevolezza
- In situazioni analoghe e consigliabile documentare e dimostrare che le condotte dell'interessato non hanno in alcun modo contribuito a creare la falsa apparenza di reato, contestando specificamente l'utilizzabilita o l'interpretazione degli elementi investigativi rilevanti
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