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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1427/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Milano che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto dall'imputato avverso la sentenza del Tribunale di Milano del 12/6/2003. La questione centrale riguardava il dies a quo del termine per proporre appello dopo una "restituzione in termini": la Corte territoriale aveva ritenuto che il termine decorresse dalla notifica del provvedimento di restituzione nel termine (notificato il 26/10/2020), mentre il ricorrente sosteneva che il termine dovesse decorrere dalla notifica dell'estratto contumaciale della sentenza (effettuata il 14/01/2021), richiesta dalla difesa in forza del contenuto stesso dell'ordinanza di restituzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Pur richiamando l'orientamento secondo cui la restituzione in termini per impugnare una sentenza contumaciale non impone di regola una nuova notifica dell'estratto (Sez. 2, n. 14783 del 20/01/2017, Rv. 269741 - 01), ha rilevato che nel caso concreto l'ordinanza di restituzione aveva espressamente disposto che gli atti fossero restituiti al Tribunale per "gli adempimenti necessari ad assicurare l'esercizio del diritto all'impugnazione". Tale indicazione poteva ragionevolmente indurre la difesa a ritenere dovuta una nuova notificazione dell'estratto e quindi ad attendere tale notifica prima di proporre appello. Configurandosi un factum principis (condotta o disposizione del giudice che incide sul comportamento dell'interessato), il gravame è stato ritenuto tempestivo. La cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Milano per il giudizio di merito.

Norme richiamate

  • Sez. 2, n. 14783 del 20/01/2017, Rv. 269741 - 01

    Orientamento giurisprudenziale secondo cui la restituzione nel termine per proporre appello avverso una sentenza contumaciale non comporta, di regola, la necessità di disporre una nuova notifica dell'estratto della sentenza stessa.

  • Principio giurisprudenziale del "factum principis"

    Quando un atto del giudice o dell'amministrazione induce l'interessato ad attendere determinati adempimenti (es. una nuova notificazione) e ciò determina il mancato esercizio tempestivo di un rimedio, il ritardo non può essere imputato all'interessato. In tali ipotesi la causa della tardività è da ascriversi al factum principis e giustifica l'accoglimento dell'impugnazione.

Massime di principio

  • La restituzione in termini di per sé non sempre fa decorrere nuovamente il termine dall'estratto notificato: se l'ordinanza non richiede o non induce l'attesa di una nuova notifica, il termine può partire dalla notifica della restituzione stessa.
  • Se l'ordinanza di restituzione dispone espressamente il ritorno degli atti al giudice per "adempimenti necessari ad assicurare l'esercizio del diritto all'impugnazione" o formula indicazioni analoghe, la difesa può ragionevolmente attendere una nuova notifica; in tal caso il dies a quo può essere fatto decorrere dalla effettiva notificazione dell'atto necessario (factum principis).
  • La mera conoscenza dell'esistenza di una sentenza contumaciale non equivale alla conoscenza del suo contenuto; per esercitare efficacemente il diritto di impugnazione può essere necessaria la notifica dell'estratto, e l'assenza di quest'ultima può giustificare il rinvio del termine.
  • Nel dubbio procedurale la difesa ha interesse a richiedere chiarimenti al giudice (o a depositare tempestivamente impugnazioni cautelative) e a documentare le notifiche ricevute per poter dimostrare eventuali facta principis.
  • Il calcolo dei termini processuali dipende strettamente dalle date di notifica effettive e dal contenuto formale degli atti giudiziari; per evitare decadenze è fondamentale registrare le date e richiedere eventualmente la restituzione in termini con motivazione precisa.

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