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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23401/2022 del 15/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano del 10/12/2014 che aveva assolto la societa' dall'illecito amministrativo ex d.lgs. n.231/2001 (art.25-ter, lett. r), per il reato presupposto di aggiotaggio contestato al presidente e all'amministratore delegato). Questioni principali: idoneita' del modello 231 adottato, autonomia e poteri dell'organismo di vigilanza (OdV), presunta elusione fraudolenta del modello da parte degli organi apicali, effetti di una precedente richiesta di archiviazione e prescrizione del reato/illecito.

La decisione

La Corte di cassazione, dopo aver valutato preliminarmente l'irrilevanza della richiesta di archiviazione del pubblico ministero e la non sussistenza della prescrizione (poste entrambe infondate alla luce degli atti), ha analizzato il modello organizzativo e i poteri dell'OdV. Ha ritenuto il modello di Impregilo adeguato, in particolare rispetto ai reati "di comunicazione", pur rilevando un punto di debolezza sulla collocazione gerarchica e autonomia del compliance officer. Tuttavia ha concluso che tale lacuna non ha avuto efficacia causale nella commissione del reato, essendo le comunicazioni false frutto di un'iniziativa estemporanea concordata dal presidente e dall'amministratore delegato. La Corte ha inoltre riconosciuto che la condotta degli apicali era fraudolenta ed elusiva del modello, ma – in ragione sia dell'idoneita' complessiva del modello sia del principio normativo che esonera l'ente quando il reato sia stato commesso eludendo fraudolentemente un modello adeguato ed efficacemente attuato ex art.6 d.lgs.231/2001 – l'ente non poteva essere ritenuto responsabile. Di conseguenza il ricorso del Procuratore generale e' stato respinto e viene confermata l'assenza di responsabilita' dell'ente.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 6

    comma 1, lett. c) e comma 4

    Stabilisce il regime di esenzione per l'ente quando abbia adottato ed efficacemente attuato un modello idoneo e quando il reato sia stato commesso eludendo fraudolentemente il modello. La Corte interpreta la norma come richiedente un modello concretamente idoneo e un'elusione interna, ingannatoria, verso gli organi interni, non una mera violazione formale.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 25-ter, lett. r)

    riferimento alla fattispecie di aggiotaggio come reato presupposto

    Indica il reato presupposto (aggiotaggio) da cui deriva l'illecito amministrativo dell'ente; la Corte richiede accertamento della sussistenza del reato presupposto per attribuire la responsabilita' all'ente, ma ammette accertamenti anche incidentali nel caso di declaratoria di prescrizione.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 22

    Fissa la prescrizione delle sanzioni per gli enti in cinque anni dalla consumazione del reato presupposto; la Corte rileva che la contestazione formale e gli atti processuali suscettibili di regressione non interrompono gli effetti utili a conservare la tempestivita' della contestazione.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 59

    effetti della contestazione sulla prescrizione

    Prevede che la contestazione dell'illecito all'ente interrompa il decorso della prescrizione; la Corte ha accertato che la contestazione era stata effettuata entro termini utili, anche considerando atti precedenti in altra sede territoriale.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 58

    decreto motivato di archiviazione e controllo del procuratore generale

    La Corte chiarisce che una mera richiesta di archiviazione del pubblico ministero non impedisce il successivo intervento del procuratore generale o la riapertura dell'azione, e non ha effetto automatico preclusivo sull'esercizio dell'azione penale verso l'ente.

  • d.l. 28/10/2020 n.137, art. 23, comma 8 (convertito dalla legge 18/12/2020 n.176)

    Predisposizione del procedimento secondo il rito cartolare per il deposito e la decisione del ricorso; citata come norma procedurale che regola il trattamento del ricorso.

Massime di principio

  • L'onere di provare l'esistenza del reato presupposto grava sull'accusa; tuttavia, in caso di declaratoria di prescrizione a carico delle persone fisiche, il giudice dell'illecito amministrativo deve comunque procedere a un accertamento autonomo, che puo' essere anche incidentale.
  • L'idoneita' del modello 231 va valutata concretamente rispetto alla specifica tipologia di reato e al momento della sua adozione; la conformita' a linee guida di categoria e' parametro rilevante ma non esclusivo: il giudice deve motivare se nonostante tale conformita' si apprezzi la colpa di organizzazione.
  • L'organismo di vigilanza deve avere reali poteri autonomi di iniziativa e controllo rispetto agli amministratori; tuttavia non e' ragionevole chiedere che l'OdV svolga un controllo preventivo totale su ogni atto degli organi apicali, poiche' cio' esorbiterebbe dalle funzioni di controllo e sovvertirebbe i poteri di rappresentanza aziendale.
  • La cosiddetta elusione fraudolenta del modello implica una condotta ingannevole rivolta all'interno dell'ente (agli organi e sistemi di controllo), non la mera violazione delle prescrizioni o comportamenti ingannevoli posti in essere soltanto verso terzi; solo tale elusione puo' esonerare l'ente dalla responsabilita' se il modello era adeguato ed efficacemente attuato.
  • Una richiesta formale di archiviazione del pubblico ministero, se non accompagnata dal decreto previsto dall'art.58 o dalla comunicazione al procuratore generale, non produce automaticamente effetti preclusivi sull'azione e non impedisce la successiva contestazione dell'illecito all'ente.
  • La relazione causale tra lacune del modello e commissione del reato e' essenziale: una carenza del modello rileva ai fini della responsabilita' solo se ha avuto efficacia causale nel rendere possibile la commissione del reato da parte dei soggetti apicali.

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