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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29940/2022 del 27/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per il reato di falsa testimonianza (art. 372 c.p.) in relazione a dichiarazioni rese come testimone in una causa di lavoro: aveva confermato il contenuto di una lettera che accusava una funzionaria (Filomena Sprovieri) di pratiche anomale, accuse poi ritenute false. La condotta era collegata alla situazione contrattuale della ricorrente nel rapporto di franchising con Vodafone-Omnitel, essendo emerso che la testimonianza mirava a scongiurare la probabile risoluzione del rapporto e la conseguente perdita dell'attività/profitti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha applicato la "scusante soggettiva" prevista dall'art. 384, comma 1, c.p., ritenendo che la falsa testimonianza fosse stata resa per evitare un nocumento grave e inevitabile alla propria libertà intesa anche come possibilità di continuare a svolgere l'attività lavorativa (incluso il rapporto di franchising). Il vizio di motivazione della Corte territoriale sul punto è stato accolto: la perdita del lavoro/franchising può integrare il nocumento alla libertà tutelato dalla norma. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non è punibile ai sensi dell'art. 384, comma 1, c.p.

Norme richiamate

  • art. 372 cod. pen.

    Norma che configura il delitto di falsa testimonianza; la condotta accertata era qualificata in base a questo articolo dalla sentenza di merito

  • art. 384, comma 1, cod. pen.

    Prevede una scusante soggettiva per taluni reati contro l'amministrazione della giustizia, tra cui la falsa testimonianza, quando l'agente ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o un prossimo da un grave e inevitabile nocumento alla libertà o all'onore; la Corte ha interpretato la "libertà" in senso esteso includendo la tutela dell'attività lavorativa e ha ritenuto applicabile la scusante nel caso di perdita del rapporto di franchising

  • art. 23, commi 8 e 9, d.l. n. 137 del 2020

    Norme procedurali richiamate per il trattamento del ricorso senza intervento delle parti; citate in relazione alla modalità di trattazione del procedimento

Massime di principio

  • La scusante soggettiva di cui all'art. 384, comma 1, c.p. può escludere la punibilità per falsa testimonianza quando l'agente dimostri che ha agito per evitare un grave e inevitabile nocumento alla propria libertà o onore.
  • Il concetto di "libertà" va valutato in senso ampio e può comprendere il diritto al lavoro o la tutela di una posizione contrattuale (es. franchising) che incide sulla capacità di agire e di mantenere la propria dignità e autonomia economica.
  • È necessario dimostrare il nesso strettissimo e la diretta consequenzialità tra la condotta mendace e l'evitamento di un pregiudizio altrimenti inevitabile; non è sufficiente un pericolo meramente ipotetico o remoto.
  • La scusante può essere invocata anche se la situazione di pericolo è in parte cagionata dallo stesso agente; conta soprattutto l'alterazione della motivabilità e la contingenza emotiva che rende inesigibile il rispetto del precetto penale.
  • La valutazione è fortemente fattuale: in situazioni simili (es. minaccia concreta di perdita dell'impiego o del rapporto economico essenziale) è opportuno documentare il carattere "grave" e "inevitabile" del nocumento e la relazione causale con la condotta resa, nonché la sproporzione tra alternative disponibili.

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