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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35504/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di ammissione alla misura della detenzione speciale ex art. 16-nonies d.l. n. 8/1991, deducendo: 1) errata applicazione della norma per non aver valutato la complessiva rielaborazione già avviata prima della detenzione e per avere introdotto il requisito non previsto di una prova di completo ravvedimento; 2) illogicità e contraddittorietà della motivazione, per non essersi confrontata con il parere favorevole della Direzione Nazionale Antimafia e per avere svalutato la relazione di equipe e gli elementi favorevoli al condannato.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza abbia compiutamente analizzato e confrontato le risultanze del percorso trattamentale con la lunga e pericolosa militanza criminale del ricorrente, apprezzando aspetti positivi ma giudicando il periodo di trattamento ancora troppo breve e non probante circa un ravvedimento stabile. La Corte ha confermato il principio secondo cui la collaborazione non comporta automaticamente la presumibilità del ravvedimento: occorrono ulteriori e specifici elementi (anche in termini di ragionevole probabilità) e il giudice di merito può legittimamente richiedere un ulteriore periodo di osservazione; inoltre il giudice di legittimità non può sostituirsi alle valutazioni discrezionali del merito.

Norme richiamate

  • art. 16-nonies, d.l. 15 gennaio 1991, n. 8 (convertito nella legge 15 marzo 1991, n. 82)

    La norma pone come presupposto per benefici penitenziari nei confronti di collaboratori la prova di un ravvedimento effettivo; secondo la giurisprudenza citata la collaborazione e l'assenza di collegamenti persistenti non sono di per sé sufficienti: è richiesta la presenza di ulteriori elementi probatori, anche in termini di mera ragionevole probabilità, che attestino il superamento della mentalità criminale.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Disciplina i motivi di ricorso per cassazione (tra cui errata applicazione della legge penale), ma la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di merito e sugli apprezzamenti discrezionali del tribunale di sorveglianza.

  • Cass. Sez. 1, n. 43256 del 22/05/2018

    Principio applicato: il ravvedimento dei collaboratori non può essere presunto sulla sola base della collaborazione o dell'assenza di contatti con la criminalità; va accertato con elementi specifici, e pesanti precedenti o comportamenti contrari possono escluderne la prova.

  • Cass. Sez. 1, n. 17831 del 20/04/2021

    Indicazione degli indici sintomatici del 'sicuro ravvedimento' (durata del rapporto collaborativo, rapporti con familiari e personale, svolgimento di attività lavorative/studio/sociali successive alla collaborazione); tali indici devono essere considerati dal giudice nel decidere sui benefici.

  • Cass. Sez. 1, n. 22443 del 17/01/2019

    Conferma che il tribunale di sorveglianza può legittimamente richiedere un periodo di osservazione aggiuntivo e ulteriori esperimenti premiali per verificare l'attitudine all'adeguamento, specie quando il reato e la contiguità con ambienti criminosi siano di elevata gravità.

Massime di principio

  • La sola collaborazione con la giustizia non determina automaticamente la concessione di benefici penitenziari: occorrono elementi specifici che attestino il ravvedimento.
  • Il giudice deve valutare in modo complessivo indici come durata e continuità della collaborazione, comportamento intra-carcerario, rapporti familiari e con il personale, attività lavorative o di studio e atti di riparazione; tutti questi elementi concorrono a formare la prova del ravvedimento.
  • Se il periodo di trattamento è breve e il passato criminale è rilevante, il tribunale può legittimamente richiedere un ulteriore periodo di osservazione prima di concedere misure alternative.
  • Il tribunale di sorveglianza può discostarsi, con motivazione, dal parere favorevole di autorità come la Direzione Nazionale Antimafia: il parere non è vincolante se non supportato da elementi sufficienti ai sensi della norma.
  • La Corte di cassazione interviene solo nei limiti della legittimità e non sostituisce il proprio apprezzamento a quello del giudice di merito sulle valutazioni discrezionali e di fatto.

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