Cassazione Penale, Ordinanza n. 06355/2025 del 17/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i motivi erano generici, ripetitivi e solo apparenti, poiché non si confrontavano in modo effettivo con la motivazione della sentenza impugnata. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso è stato proposto dall'imputato contro la sentenza della Corte di appello di Firenze. I quattro motivi deducevano, sotto diversi profili, censure sulla capacità di intendere e di volere dell'imputato e sulla sua capacità di partecipare al giudizio, lamentando anche la mancata rinnovazione o l'omesso esperimento di una perizia sulle condizioni psichiche. La Corte di cassazione ha rilevato che tali doglianze erano meramente ripetitive di questioni già affrontate e risolte nei gradi di merito, e in particolare nella sentenza d'appello, sicché il ricorso non conteneva una reale critica alle ragioni della decisione impugnata.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione i motivi di ricorso devono confrontarsi specificamente con la motivazione della decisione impugnata; se si limitano a riproporre censure già esaminate e disattese nei gradi di merito, sono generici e meramente apparenti.
- La riproposizione di doglianze già respinte in primo e secondo grado, in presenza di "doppia conforme", non integra di per sé un motivo idoneo a sovvertire la decisione senza una critica autonoma e puntuale delle argomentazioni della sentenza impugnata.
- La deduzione della mancata rinnovazione di una perizia sulle condizioni psichiche dell'imputato, se formulata in modo ripetitivo e non critico rispetto alle ragioni già espresse dai giudici di merito, non supera la soglia dell'ammissibilità del ricorso.
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