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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7612/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione articolando due censure principali: (1) carenza di motivazione e violazione dell'art. 235 c.p. per l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione, sostenendo che il GIP non abbia valutato concretamente la pericolosità sociale (mancanza di indici come irreperibilità o volontà di sottrarsi ai controlli); (2) inosservanza dell'art. 240-bis c.p. in relazione all'art. 648-quater c.p. e vizio di motivazione con riferimento alla confisca per equivalente di beni (tra cui somme di denaro) ritenuti riconducibili al ricorrente, lamentando l'assenza di prova che quegli specifici beni costituissero provento del reato e la mancata esplicazione sul perché non potessero derivare da pregresse condotte illecite o da altre fonti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sulla questione dell'espulsione (art. 235 c.p.) ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito fosse adeguata: il GIP aveva valorizzato la sistematicità e l'organizzazione dell'attività illecita, l'esperienza nelle azioni predatorie e la spiccata capacità a delinquere, elementi idonei a fondare la pericolosità sociale ai fini dell'applicazione della misura. Quanto alla confisca, la Corte ha osservato che si trattava di confisca per equivalente: la giurisprudenza consente la confisca di denaro in misura equivalente al profitto del reato senza dover provare che le somme sequestrate provengano direttamente dal fatto-reato o siano confluite nella disponibilità immediata dell'indagato. Per questi motivi i motivi del ricorrente sono stati dichiarati manifestamente infondati. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende (come disposto in dispositivo).

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione all'applicazione della pena concordata tra imputato e pubblico ministero; contesto della sentenza di patteggiamento impugnata.

  • art. 235 cod. pen.

    Prevede l'espulsione quale misura di sicurezza personale facoltativa per lo straniero condannato oltre due anni; la Corte conferma che la sua applicazione richiede una motivazione adeguata circa la pericolosità sociale dell'imputato, valutata in concreto (articolazione richiesta dalla giurisprudenza).

  • art. 240-bis cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai profili di confisca; la Corte ha ritenuto tuttavia che i rilievi non fossero pertinenti rispetto al tipo di confisca operata (confisca per equivalente).

  • art. 648-quater cod. pen.

    Norma richiamata nella doglianza relativa ai beni ritenuti riconducibili all'attività illecita; la Corte ha valutato che, nel quadro della confisca per equivalente, non è necessario dimostrare il nesso diretto tra singoli beni e il profitto del reato.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiama i criteri e le circostanze rilevanti ai fini della determinazione della pericolosità sociale; la Corte ha ritenuto che il GIP abbia adeguatamente fatto riferimento a circostanze idonee a comprovare la dedizione non occasionale all'attività delittuosa.

  • Cass. Sez. 2, n. 16400 del 17/02/2021 (richiamata)

    Giurisprudenza di riferimento sul principio per cui l'espulsione richiede valutazione motivata della pericolosità sociale; conferma il principio usato dalla Corte nel caso in esame.

  • Cass. Sez. 2, n. 21228 del 29/04/2014 (richiamata)

    Precedente giurisprudenziale che chiarisce i limiti della confisca per equivalente: quando il profitto è denaro, il sequestro preventivo non richiede la prova che le somme provengano direttamente dal delitto o siano nella disponibilità effettiva dell'indagato; è sufficiente l'equivalenza in valore.

Massime di principio

  • L'espulsione quale misura di sicurezza (art. 235 c.p.) è facoltativa e può essere applicata solo se il giudice motiva adeguatamente la sussistenza della pericolosità sociale, valorizzando circostanze concrete (es. sistematicità, organizzazione, esperienza criminale).
  • In casi di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) il giudice di merito deve comunque fornire motivazione sufficiente circa le ragioni della misura accessoria/di sicurezza; la cassazione interviene se la motivazione manca o è manifestamente insufficiente.
  • La confisca per equivalente ha natura diversa dalla confisca diretta dei beni pertinenti al reato: non è necessario dimostrare un nesso pertinenziale diretto tra i singoli beni sequestrati e il fatto-reato, purché il valore dei beni equivalga al profitto criminoso.
  • Quando si contesta la riconducibilità di somme di denaro al reato, non è sempre indispensabile ricondurre punto per punto l'origine illecita delle singole somme; tuttavia il giudice deve operare una motivazione logica che colleghi l'ammontare complessivo all'illecito, specialmente se la confisca non è per equivalente ma diretta.
  • La mera mancata dichiarazione della provenienza lecita di denaro da parte dell'imputato può essere un elemento valutabile, ma da sola non sempre basta a giustificare la confisca se il giudice non motiva adeguatamente il collegamento con il reato.
  • In ipotesi simili, chi impugna deve individuare con chiarezza quale elemento di motivazione manchi o sia illogico: censure generiche sulla motivazione sono meno efficaci se il provvedimento di merito mostra apprezzamenti concreti e congrui sulle circostanze fattuali.

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