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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6396/2023 del 15/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della riqualificazione operata dalla Corte d'appello di Bari che aveva trasformato il reato originariamente ritenuto di rapina in furto. Il Procuratore generale contestava che gli imputati, con violenza (calci e pugni) nei confronti della persona offesa Talib, si fossero impossessati degli occhiali caduti a terra, sostenendo che ricorrevano gli elementi della "rapina impropria" (violenza o minaccia successiva o concomitante per assicurarsi il possesso o l'impunità), o comunque di una rapina impropria e non di semplice furto.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che sussistono gli elementi della rapina impropria: la vittima ha perso il controllo della cosa e gli imputati, dopo l'azione violenta, si sono impossessati degli occhiali; è stato ribadito che l'ingiusto profitto può essere anche di natura morale/sentimentale e che il dolo può essere concomitante o sopravvenuto, dunque non è necessario che la violenza sia finalizzata all'impossessamento fin dal primo atto. Per questi motivi la sentenza impugnata è annullata e la causa è rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo giudizio sulla qualificazione giuridica del fatto.

Norme richiamate

  • Sez.2, n. 23177 del 16/04/2019 (Gelik)

    Principio secondo cui l'ingiusto profitto nella rapina può consistere anche in un vantaggio morale o sentimentale e non solo materiale

  • Sez.2, n. 3116 del 12/01/2016 (Paolicchi)

    Principio secondo cui il dolo specifico in tema di rapina può essere integrato anche dal dolo concomitante o sopravvenuto

Massime di principio

  • La rapina impropria si configura quando la vittima perde il controllo della cosa e l'agente, immediatamente dopo la sottrazione, usa violenza o minaccia per assicurarsi il possesso o l'impunità.
  • L'ingiusto profitto non deve essere solo materiale: può essere anche di natura morale o sentimentale e dunque integrare il motivo del soggetto agente per la rapina.
  • Non è necessario che la violenza o la minaccia siano finalizzate all'impossessamento fin dal primo atto: il dolo specifico può emergere in modo concomitante o sopravvenuto rispetto alla sottrazione.
  • In caso di contestata riqualificazione da rapina a furto, il giudice deve valutare il collegamento temporale e teleologico tra l'uso della violenza e l'effettivo impossessamento della cosa; se la violenza ha contribuito alla perdita di controllo della vittima e al successivo impossessamento, va considerata rapina impropria.
  • Per difendersi in situazioni simili, il resistente può cercare di dimostrare l'assenza del nesso causale tra violenza e impossessamento, la mancanza di volontà di appropriarsi della cosa ovvero che l'impossessamento sia avvenuto per fatto di terzi o in modo del tutto indipendente dall'azione violenta.

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