Cassazione Penale, Sentenza n. 25258/2024 del 26/06/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Lucca che aveva respinto la sua istanza di riconoscimento del vincolo della continuazione tra diverse condanne relative a reati commessi nel 2014 (porto illegale di armi/attrezzi atti allo scasso; furti; ricettazione). Ha denunciato carenza e superficialità della motivazione, sostenendo che il Tribunale non ha esaminato in concreto gli indici della continuazione (omogeneità dei reati, vicinanza dei luoghi, analogie nelle modalità esecutive, oggetto dei furti sempre attrezzi agricoli o da lavoro, commissione in casolari o magazzini disabitati, partecipazione in concorso con connazionali, età giovanile e assistenza di difensori d'ufficio). Con il secondo motivo ha contestato la ripartizione dell'onere probatorio, ritenendo che il Tribunale abbia impropriamente richiesto una prova piena dell'intenzione unitaria e abbia scaricato sull'istante un onere 'diabolico'.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima e sufficientemente motivata l'ordinanza del Tribunale che, valutando gli indici tradizionalmente rilevanti per il riconoscimento della continuazione, ha escluso l'unicità di disegno criminoso per la mancanza di contiguità temporale, la difformità delle modalità esecutive e l'assenza di concreti elementi da cui desumere una programmazione unitaria dei reati. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'omogeneità o la ripetizione di reati può indicare una propensione delinquenziale ma non basta a dimostrare un progetto criminoso unitario; il condannato che invoca il reato continuato deve allegare elementi specifici e concreti. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il motivo relativo all'onere probatorio e ha condannato il ricorrente alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norma richiamata per i motivi di ricorso (violazione di legge e mancanza o apparente contraddittorietà della motivazione). La Corte valuta la fondatezza dei motivi sulla base di tali fattispecie di impugnazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiami): Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo) e Sez. 1, n. 35806 del 20/04/2016
Principi giurisprudenziali utilizzati: per riconoscere la continuazione è necessaria verifica approfondita di indicatori concreti (omogeneità dei beni protetti, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione antecedente dei reati). Sul piano dell'esecuzione grava sull'istante l'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno dell'unicità del disegno criminoso.
Massime di principio
- Il riconoscimento del reato continuato richiede la prova, o almeno elementi concreti e specifici, che i reati siano stati programmati unitariamente sin dal primo fatto; la mera somiglianza o ripetizione di reati non è sufficiente.
- L'onere di allegazione spetta al condannato che invoca la continuazione: bisogna produrre indici chiari di programmazione comune (pianificazione, coordinamento, comunicazioni tra partecipanti, ripartizione di ruoli, contiguità spazio-temporale significativa).
- La contiguità temporale e la omogeneità delle modalità esecutive sono indici rilevanti ma non decisivi da soli; l'assenza di contiguità o di elementi concreti può legittimamente far escludere la continuazione.
- Il giudice dell'esecuzione non è tenuto ad esaminare uno per uno tutti gli indicatori se ritiene insussistenti quelli più significativi: una motivazione sintetica è ammissibile se logica, congrua e sufficiente a spiegare la decisione.
- Fattori come la giovane età dell'imputato o la difesa d'ufficio che abbia ostacolato l'emersione di elementi non esonerano dall'onere di allegazione; tali circostanze, se rilevanti, devono essere accompagnate da elementi probatori concreti che dimostrino la pianificazione unitaria.
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