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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35443/2025 del 30/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Brescia nella parte relativa alla gravità indiziaria, contestando che il riesame avrebbe ricondotto uno "User ID" al Nirta sulla base di mere asserzioni e per l'omesso deposito del documento allegato n. 14, da cui sarebbero stati desunti gli elementi identificativi. Chiedeva quindi la verifica della correttezza della valutazione indiziaria operata dal giudice del riesame.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse concreto e attuale: il Tribunale del riesame aveva già annullato l'ordinanza originaria e revocato la custodia cautelare disponendo la rimessione in libertà, per cui il solo e esclusivo interesse del ricorrente a ottenere la verifica della gravità indiziaria non è idoneo a fondare l'interesse di impugnare ai sensi dell'art. 568 c.p.p., salvo che non sia dedotto e perseguito un interesse concreto alla pronuncia ai fini dell'equa riparazione per ingiusta detenzione. Il ricorso non aveva tale finalità. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 1

    reato contestato: importazione di sostanza stupefacente (35 kg di cocaina)

    Indica il tipo penale addebitato al ricorrente quale titolo di imputazione; la sentenza lo riporta come oggetto dell'indagine ma la decisione di inammissibilità riguarda l'interesse all'impugnazione e non la valutazione sul fatto.

  • Codice di procedura penale, art. 273

    riguarda la gravità indiziaria

    La Corte richiama che l'accertamento della sussistenza della gravità indiziaria è rilevante ai fini dell'applicabilità delle misure cautelari, ma l'impugnazione volta soltanto a rivedere tale profilo, dopo che la misura è stata revocata e il soggetto rimesso in libertà, manca di interesse concreto salvo deduzione della finalità risarcitoria per ingiusta detenzione.

  • Codice di procedura penale, art. 280

    riguarda le esigenze cautelari

    L'articolo è richiamato nel quadro delle condizioni per la custodia cautelare; la Corte osserva che la revoca per mancanza delle esigenze cautelari determina l'assenza di un interesse attuale all'impugnazione se non correlato alla ricerca di riparazione.

  • Codice di procedura penale, art. 568, comma 4

    Stabilisce il requisito soggettivo dell'interesse a impugnare; la Corte lo interpreta nel senso che l'interesse deve essere immediato, concreto e attuale sia al momento della proposizione che al momento della decisione, e non può consistere in una mera richiesta di controllo accademico di una valutazione cautelare ormai priva di effetti.

  • Sez. U., n. 6624 del 27/10/2011 (Marinaj)

    Precedente che conferma il principio della carenza di interesse sopravvenuta quando la misura cautelare sia stata revocata e la rimessione in libertà sia intervenuta, rendendo privo di efficacia l'oggetto dell'impugnazione.

  • Sez. 6, n. 37894 del 26/05/2004 (Torriglia)

    Sentenza che individua uno spazio limitato di interesse all'impugnazione anche dopo la liberazione: è apprezzabile l'interesse a far valere la mancanza dei presupposti della misura (gravità indiziaria e titolo del reato) solo se finalizzato all'ottenimento della riparazione per ingiusta detenzione.

  • Cass. Sez. n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta ed altri)

    Precedente delle Sezioni Unite che ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso quando il Tribunale del riesame abbia confermato la misura ma l'imputato sia stato nel frattempo rimesso in libertà, consolidando il principio della carenza d'interesse.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione alla valutazione della colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità ai fini della condanna alla Cassa delle ammende; qui è stata ritenuta la mancata esenzione da responsabilità del ricorrente.

Massime di principio

  • Se la misura cautelare viene revocata e il soggetto è rimesso in libertà, un ricorso per cassazione volto soltanto a riesaminare la gravità indiziaria è generalmente inammissibile per carenza di interesse, a meno che non sia dedotta e perseguita la finalità di ottenere l'equa riparazione per ingiusta detenzione.
  • Per conservare l'interesse ad impugnare dopo la revoca della misura, il ricorrente deve manifestare un interesse concreto e attuale (ad es. richiesta esplicita di accertamento ai fini risarcitori) e non un mero controllo 'accademico' delle valutazioni cautelari.
  • Nel proporre impugnazioni penali è fondamentale indicare chiaramente l'interesse concreto che si intende perseguire (rimozione di un pregiudizio o ottenimento di una pronuncia che possa dar luogo a riparazione) sia al momento della proposizione che al momento della decisione.
  • Se si contesta la gravità indiziaria per motivi idonei a far emergere l'errore originario nella titolazione del reato o nella formazione dell'atto di accusa, occorre esplicitare il collegamento tra tale contestazione e l'interesse risarcitorio per evitare che il ricorso venga dichiarato inammissibile.
  • In caso di dubbi procedurali, considerare parallelamente l'azione per responsabilità civile o la richiesta amministrativa di riparazione per ingiusta detenzione quando si intende ottenere un ristoro economico dell'eventuale detenzione illegittima.

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