Cassazione Penale, Sentenza n. 43842/2024 del 29/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame del 18/06/2024 che, accogliendo l'appello del pubblico ministero, aveva riformato l'ordinanza del G.I.P. del 30/05/2024 sostituendo il divieto di dimora nella Regione Friuli Venezia Giulia con la custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la motivazione in ordine all'adeguatezza delle esigenze cautelari: sosteneva che le difficoltà economiche che lo avevano indotto a collaborare con l'organizzazione fossero temporanee e quindi non indice di pericolosità, che il rapporto con l'organizzazione era occasionale e reciso dall'arresto e dalla confessione (quindi assente pericolo di reiterazione), che la confessione dimostrerebbe resipiscenza, e che il divieto di dimora avrebbe comunque capacità deterrente perché suscettibile di aggravamento in caso di nuova commissione di reati. La Procura ha chiesto il rigetto.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza del principio di autosufficienza del ricorso e per genericità/insussistenza delle allegazioni: le affermazioni sull'eccezionalità della difficoltà economica non erano documentate, non risultava che l'indagato avesse fornito elementi concreti di collaborazione tali da recidere i legami con l'organizzazione, la presunta resipiscenza risultava ipotetica e non comprovata da comportamenti successivi, e l'argomento sulla deterrenza del divieto di dimora era generico e non coerente con il profilo di rischio delineato nell'ordinanza impugnata. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, art. 12
Norma penale in materia di immigrazione e facilitazione dell'ingresso/soggiorno di stranieri, in relazione al reato per il quale è stata disposta la misura cautelare.
Codice di procedura penale, art. 275, comma 3
Rilevanza di una presunzione relativa per alcuni reati che impone al giudice cautelare di motivare l'adeguatezza della misura scelta rispetto al rischio di reiterazione; il Tribunale ha richiamato tale esigenza motivazionale per giustificare la custodia in carcere.
Codice di procedura penale, art. 616, comma 1
Norma che consente la condanna alle spese processuali e ad eventuali somme a favore della Cassa delle ammende in caso di decisione di rigetto o inammissibilità del ricorso.
Regolamento della Corte, art. 28
Riferimento formale agli adempimenti di cancelleria a seguito della decisione.
Principio di autosufficienza del ricorso (giurisprudenza consolidata)
Il ricorso per cassazione deve contenere o trascrivere gli atti e le prove dai quali si deduce il vizio impugnato; allegazioni meramente affermative senza documentazione o trascrizione sono inammissibili.
Massime di principio
- Un ricorso che contenga affermazioni fattuali deve essere autosufficiente: le circostanze rilevanti (es. situazione economica, collaborazione concreta, documenti probatori) devono essere documentate o trascritte nell'impugnazione, altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
- Le difficoltà economiche del soggetto, se invocate per escludere pericolosità futura, devono essere provate; una mera dichiarazione nel corso dell'interrogatorio non è sufficiente.
- La semplice confessione non equivale automaticamente a prova di resipiscenza idonea a escludere il pericolo di reiterazione: è necessaria anche evidenza di comportamenti successivi coerenti con la distanza dall'attività criminosa.
- Per ritenere recisi i legami con un'organizzazione criminale occorrono elementi concreti di collaborazione con le indagini (es. indicazioni di nomi o luoghi): affermazioni generiche di recisione sono insufficienti.
- Se il rischio di reiterazione può concretizzarsi con condotte svolte anche all'estero o in forme che non sono efficacemente contenute da misure con effetto territoriale, il divieto di dimora può essere ritenuto inadeguato e il giudice deve esplicitare la necessità di misure più restrittive.
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