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Sentenza

Sentenza n. 5277/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202508947

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, sede di Latina, che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione di un fabbricato residenziale abusivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'appellante ha contestato la sentenza del TAR che aveva respinto l'impugnazione dell'ordinanza di demolizione relativa a un fabbricato residenziale di due piani con portico, realizzato sul terreno di proprietà in assenza di titolo edilizio. Ha dedotto: violazione degli artt. 7 e 10-bis della legge n. 241/1990 per omissione delle garanzie partecipative sia in relazione all'ordinanza di demolizione sia, ove esistente, in relazione al diniego di condono; violazione dell'art. 3 della legge n. 241/1990 per carenza di motivazione; violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241/1990 e dell'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001 per avere il Comune disposto la demolizione mentre sarebbe stata ancora pendente la domanda di condono, nonché per l'illegittimità dell'eventuale diniego implicito. L'appellante ha valorizzato anche l'assoluzione penale dall'accusa di falsa dichiarazione nella domanda di condono, fondata in larga parte sulla testimonianza del tecnico comunale secondo cui l'istanza non era stata definita. Il Comune ha sostenuto, anche mediante ortofoto, che il manufatto non possedeva il requisito temporale per il condono.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Le censure relative alla mancata partecipazione procedimentale e alla carenza di motivazione sono state ritenute infondate perché l'ordine di demolizione di un abuso edilizio è un atto dovuto e a contenuto vincolato, diretto alla tutela dell'interesse pubblico all'ordinato sviluppo edilizio, sicché non assumono carattere dirimente né il preavviso di rigetto né una specifica motivazione sulle ragioni di interesse pubblico. Anche la censura concernente la pendenza del condono è stata respinta. Il Collegio ha qualificato l'ordinanza impugnata come provvedimento cumulativo, contenente sia il diniego di condono sia, contestualmente e conseguenzialmente, l'ordine di demolizione. Dall'atto emergeva che il Comune aveva valutato e respinto l'istanza di sanatoria per assenza del presupposto temporale, sulla base di una motivazione ritenuta congrua e di risultanze istruttorie convergenti, in particolare le ortofoto. Le dichiarazioni rese dal tecnico comunale nel processo penale e l'assoluzione dell'appellante non hanno inciso sulla validità amministrativa dell'atto: la testimonianza rilevava ai fini dell'elemento soggettivo del reato, ma non superava le risultanze dell'ordinanza e dell'istruttoria comunale. Il Collegio ha inoltre considerato non fondata l'eccezione di tardività della memoria comunale, poiché gli elementi fotografici erano informazioni di pubblico accesso già disponibili e già valutate dal giudice. Le spese del grado sono state compensate in ragione dei profili di non linearità e univocità dell'azione amministrativa.

Norme richiamate

  • art. 7 l. 241/1990

    La mancata partecipazione procedimentale non determina l'illegittimità dell'ordine di demolizione quando si tratta di un atto dovuto e a contenuto vincolato.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il preavviso di rigetto non assume rilievo dirimente nell'adozione dell'ordine di demolizione; la norma è stata inoltre richiamata con riguardo alla definizione negativa della domanda di condono.

  • art. 3 l. 241/1990

    L'ordinanza di demolizione è stata ritenuta sufficientemente motivata quanto alla non accoglibilità del condono, sulla base delle risultanze istruttorie relative alla data di realizzazione del manufatto.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La demolizione costituisce la conseguenza dell'abusività dell'opera realizzata in assenza di titolo edilizio; nel caso concreto, l'ordine è stato adottato contestualmente al diniego del condono.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione di un abuso edilizio è un atto dovuto e a contenuto vincolato, preordinato alla tutela dell'interesse pubblico all'ordinato sviluppo edilizio; perciò la sua legittimità non richiede una specifica ponderazione di un interesse pubblico ulteriore né una motivazione rafforzata sul punto.
  • La mancata comunicazione di avvio del procedimento o del preavviso di rigetto non assume carattere dirimente quando il provvedimento repressivo edilizio è vincolato e non residuano margini di scelta amministrativa sull'an debeatur della demolizione.
  • Un'ordinanza comunale può essere qualificata come provvedimento cumulativo quando, dal suo contenuto complessivo, risultano sia la valutazione negativa della domanda di condono sia il conseguente ordine di demolizione dell'opera non condonabile, anche se l'atto non presenta una struttura formalmente separata per i due esiti.
  • La pendenza formale di una domanda di condono non impedisce l'adozione dell'ordine di demolizione quando l'amministrazione abbia previamente valutato e respinto l'istanza, esplicitando nell'atto le ragioni della non condonabilità sulla base di un'istruttoria congrua.
  • Le dichiarazioni rese da un tecnico comunale in un procedimento penale e l'assoluzione dell'interessato non privano automaticamente di efficacia le risultanze istruttorie del procedimento amministrativo: la valutazione amministrativa resta fondata sul contenuto dell'atto e sugli elementi istruttori acquisiti, purché motivati e convergenti.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di motivazionePartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoria

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