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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13834/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Genova che aveva confermato la sentenza del Tribunale di Savona. Contestavano il «divieto di confisca» sostenendo che lo stato dei manufatti fosse stato adeguato alla normativa edilizia comunale e che fosse avvenuta la remissione in pristino dell'immobile, enucleando altresì la rilevanza dell'art. 131-bis c.p. (non punibilità per particolare tenuità) in quanto la presunta remissione in pristino avrebbe potuto integrare la causa di non punibilità o, comunque, la diminuita offensività del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha rilevato, in primo luogo, difetto di specificità e chiarezza nel motivo: l'intestazione evocava un "divieto di confisca" mentre la narrativa dialogava con l'art. 131-bis c.p., rendendo impossibile individuare con precisione le censure. Inoltre, anche nel merito i ricorsi sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Corte ha richiamato i criteri applicabili all'art. 131-bis e ha rilevato che la Corte d'appello, nella propria motivazione, ha valutato la gravità oggettiva e soggettiva dell'intervento edilizio: si trattava di un'opera assimilabile a nuova costruzione, con consistenti difformità volumetriche e destinazione agricola non compatibile; elementi fattuali (storia degli atti dal 2003 al 2009, modifiche progettuali, suddivisione e vendite immediate, trasformazione di magazzini in unità abitative poste in vendita) facevano emergere intento speculativo e rilevante offensività. La Corte ha inoltre ricordato che la demolizione o rimozione post factum può rilevare ai fini dell'art. 131-bis solo se spontanea e immediata, e non se effettuata in esecuzione di un'ordinanza comunale. Conseguenza: ricorsi inammissibili e condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 380/2001, art. 44, lett. b) e c)

    Individuano le fattispecie di reato urbanistico/edilizio contestate; la sentenza riguarda la responsabilità per interventi edilizi difformi o abusivi riferiti a queste fattispecie.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità dell'offesa. La Corte ricorda che è applicabile anche ai reati edilizi ma la sua operatività richiede una valutazione concreta della gravità dell'intervento, della non abitualità del comportamento e degli altri indici previsti dalla giurisprudenza (dimensioni, tipologia, destinazione, incidenza urbanistica, possibilità di sanatoria, condotte post factum).

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sul giudizio di pena e sugli elementi da considerare per valutare la gravità del fatto e il grado di colpevolezza; utile per confrontare la congruità del trattamento sanzionatorio e per esprimere valutazioni collegate all'eventuale applicazione dell'art. 131-bis.

  • Corte costituzionale, sent. n. 120/2019

    Riconosce l'art. 131-bis come causa generale di esclusione della punibilità collegata al principio di offensività, confermando che la norma può attraversare orizzontalmente il diritto penale sostanziale.

  • Cass. Sez. U., n. 24990/2020 (Dabo) e successive pronunce (es. Sez. U. n. 18891/2022)

    Giurisprudenza consolidata che disciplina i criteri di applicazione dell'art. 131-bis: la selezione dei casi si basa su pena edittale, non abitualità, entità dell'offesa e altri indicatori, senza riferimento esclusivo al tipo di bene giuridico tutelato; fornisce parametri (modestia dell'intervento, dimensioni, destinazione, incidenza urbanistica, possibilità di sanatoria, condotte successive come istanza di regolarizzazione o demolizione spontanea).

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 3 n. 4123/2017; Sez. 3 n. 13263/2021; Sez. 3 n. 16979/2022; Sez. 4 n. 38909/2023)

    Ulteriori precisazioni: la demolizione o rimozione post factum conta solo se spontanea e immediata; la violazione di più disposizioni (es. norme antisismiche, paesaggistiche, demaniali) è indice di non particolare tenuità; la modestia intrinseca dell'intervento e la condotta post-reato possono essere indici favorevoli all'applicazione dell'art. 131-bis.

Massime di principio

  • In Cassazione il motivo deve essere specifico e comprensibile: non è consentito rimandare alla Corte l'interpretazione della doglianza; la vaghezza o contraddittorietà formale può determinare l'inammissibilità.
  • L'art. 131-bis c.p. è applicabile anche ai reati edilizi, ma la sua operatività richiede una valutazione concreta della gravità dell'intervento e del comportamento complessivo dell'agente; non basta la mera dichiarazione di aver "remesso in pristino".
  • La demolizione o la rimozione dell'abuso rilevano come elemento favorevole solo se effettuate spontaneamente e senza che siano dovute ad un ordine dell'amministrazione; interventi eseguiti in ottemperanza a provvedimenti amministrativi perdono valore attenuante.
  • Fatti che mostrino dimensioni significative, trasformazioni volumetriche, destinazioni d'uso incongrue e comportamenti concatenati (progetti modificati, lottizzazioni, vendite immediate) indicano offensività e finalità speculative, escludendo la particolare tenuità.
  • Quando si contesta la confisca o misure reali occorre fornire elementi probatori e argomentazioni precise che dimostrino la conformità alle norme edilizie o l'effettiva remissione in pristino: mere affermazioni formali non sono sufficienti.
  • In procedimenti penali contro abusi edilizi l'attenzione della giurisprudenza è alta sull'incidenza urbanistica e sulla tutela di beni pubblici/paesaggistici: la natura del bene tutelato non esclude a priori l'applicazione dell'art. 131-bis, ma costituisce uno degli elementi di valutazione della gravità complessiva.

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