Cassazione Penale, Sentenza n. 11650/2023 del 20/03/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 27/01/2022 che, in accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero, aveva disposto nei confronti della ricorrente il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di somme e beni fino a concorrenza di 102.285,06 euro, contestando il reato di trasferimento fraudolento di valori in concorso con Fusser Remo e Singh Sarabjit. La ricorrente contestava la violazione di legge (art. 240 bis c.p. e art. 321 c.p.p.), la mancata valutazione della sproporzione considerando i redditi del nucleo familiare, e l'omessa/mancata motivazione in ordine alla disponibilità indiretta dei beni (cioè la prova che i beni fossero in realtà nella disponibilità del padre o di terzi e non di lei), fornendo elementi alternativi (versamenti familiari, regalia del 2015 di 140.000 euro per riscatto polizza, uso diretto delle somme, investimenti riconducibili al nucleo familiare).
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo il rinvio al Tribunale di Roma per nuovo giudizio. La Corte ha premesso che le ordinanze emesse nei confronti di Fusser Remo e di Di Tobia Alessandro erano state annullate nella stessa decisione per omessa motivazione sul "fumus commissi delicti"; poiché la sussistenza del fumus a carico dei presunti principali autori è presupposto necessario per il vincolo apposto sui beni della ricorrente, il provvedimento cautelare nei confronti di Di Tobia Cassandra non poteva essere mantenuto senza un nuovo e adeguato accertamento. Decisione resa il 9 settembre; ordinanza annullata e rinvio ai sensi dell'art. 324, co. 5, c.p.p.
Norme richiamate
art. 240 bis c.p.
Richiamata dalla ricorrente come norma rilevante; in sede di decisione è emerso che l'applicazione di misure patrimoniali richiede adeguata motivazione sul fumus commissi delicti e sul nesso tra attività illecita e beni oggetto del sequestro
art. 321 c.p.p.
Richiamata in relazione ai requisiti e alle garanzie del provvedimento cautelare: la Corte ha richiamato la necessità di motivare la sproporzione e la disponibilità indiretta dei beni, elementi essenziali per la legittimità del sequestro preventivo
art. 324, co. 5, c.p.p.
Norma che autorizza la Corte di Cassazione ad annullare il provvedimento impugnato e a disporre il rinvio al giudice di merito per un nuovo esame; applicata per rinviare il giudizio al Tribunale di Roma
Massime di principio
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente richiede un'adeguata motivazione sul fumus commissi delicti a carico dei soggetti da cui si trae il presupposto del vincolo: se tale fumus non è adeguatamente motivato nei confronti dei presunti principali autori, il vincolo su beni di terzi riconducibili a prestanome può essere annullato.
- La valutazione della sproporzione tra beni posseduti e redditi deve tener conto dei redditi e delle risorse dell'intero nucleo familiare quando rilevante, non limitandosi a considerazioni parziali o formali.
- La prova della disponibilità indiretta (ovvero che beni intestati a terzi siano in realtà nella disponibilità di un'altra persona) richiede elementi probatori specifici e motivazione logica analoga a quella richiesta per l'accertamento giudiziale di fatti rilevanti; non è sufficiente una deduzione astratta o indizi generici.
- Se le ordinanze cautelari nei confronti dei presunti promotori/beneficiari dell'illecito vengono annullate per carenze motivazionali, i provvedimenti gravanti su terzi 'collegati' devono essere riesaminati e, se necessario, revocati o rinnovati con motivazioni adeguate.
- In caso di contestazioni su sequestri per equivalente, difese che dimostrano entrate lecite (regalie, riscatti di polizze, investimenti familiari) e l'uso diretto delle somme possono incidere sulla valutazione della sproporzione e della disponibilità, imponendo al giudice motivazioni puntuali se intende mantenere il vincolo.
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