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Sentenza

Sentenza n. 1761/2026 - Milano, Sezione 1

per l'annullamento del provvedimento n. -OMISSIS- del 28.4.2023, notificato al ricorrente il successivo 29.4.2023, con il quale il Questore di -OMISSIS- ha vietato l’accesso alla zona individuata dall’art. 135, comma VI, lettera D (centro storico cerchia interna) del Regolamento di Polizia Urbana di -OMISSIS- per mesi 12 dalla data della notifica, oltre che di tutti gli atti e provvedimenti presupposti, consequenziali o comunque connessi e segnatamente degli ordini di allontanamento datati 1° aprile e 11 aprile 2023, e di ogni altro atto allo stato anche non conosciuto, e per il risarcimento del danno in forma specifica, o per equivalente, del danno;

Giustizia amministrativa202301399

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha preso atto della dichiarazione della parte ricorrente e ha rilevato la sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio. Richiamando l'art. 34, comma 5, c.p.a., ha quindi dichiarato il ricorso improcedibile, senza esaminare nel merito la legittimità del divieto di accesso, degli ordini di allontanamento o delle domande risarcitorie. Le spese processuali sono state compensate per giusti motivi.

TAR Lombardia - Milano, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento del Questore recante divieto di accesso per dodici mesi a una zona del centro storico, unitamente agli ordini di allontanamento presupposti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La persona fisica ricorrente ha impugnato il provvedimento del Questore che le vietava, per dodici mesi dalla notifica, l'accesso alla zona individuata dal regolamento di polizia urbana come centro storico nella cerchia interna, nonché gli ordini di allontanamento del 1° e dell'11 aprile 2023 e gli ulteriori atti presupposti, consequenziali o connessi. Nel ricorso era stata proposta anche una domanda di risarcimento del danno in forma specifica o per equivalente. Dopo il rigetto della domanda cautelare, la parte ricorrente ha dichiarato, con nota del 10 marzo 2026, di non avere più interesse alla decisione nel merito.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è richiamata quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    La disposizione è richiamata, insieme alla disciplina nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata ai fini dell'oscuramento dei dati.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio amministrativo, il ricorrente dichiara di non avere più interesse alla decisione nel merito e tale sopravvenuta carenza di interesse è rilevata dal giudice, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., senza esame delle censure di legittimità dell'atto impugnato.
  • La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse non implica una decisione sulla legittimità o illegittimità dell'atto impugnato; le spese possono essere compensate quando ricorrano giusti motivi.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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