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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12322/2026 del 01/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'assoluzione con applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. pronunciata dalla Corte d'appello, deducendo violazione di legge (art. 334, comma 2, cod. pen.) e vizio motivazionale. Sostiene che non sono integrati gli elementi del reato contestato (sottrazione o dispersione di beni sottoposti a sequestro): a) i beni erano di proprietà della madre e l'imputato era un mero dipendente/custode senza interesse a sottrarre; b) la qualifica di custode non implica automaticamente la disponibilità materiale del bene; c) non è stato accertato se i beni siano divenuti irreperibili prima o dopo l'efficacia del dissequestro (circostanza che escluderebbe la punibilità); d) il reato commesso da un custode non proprietario richiederebbe dolo specifico finalizzato a favorire il proprietario, non il solo dolo generico; e) in assenza di dolo specifico la condotta potrebbe integrare al più l'art. 335 cod. pen. per omessa o negligente custodia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha rilevato una lacuna motivazionale nella sentenza impugnata, in particolare l'omessa verifica del rapporto tra il ricorrente e i beni sequestrati (se fosse 'proprietario' nella accezione estensiva rilevante ai fini penali o mero custode), elemento essenziale anche per valutare il dolo richiesto. Ha inoltre richiamato la nozione estesa di proprietario nella fattispecie e sottolineato l'interesse dell'imputato a impugnare un'assoluzione ai sensi dell'art. 131-bis. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Catanzaro.

Norme richiamate

  • art. 334 cod. pen. (comma 2)

    Norma che punisce la sottrazione o il danneggiamento di cose sottoposte a sequestro; il comma 2 si riferisce al reato commesso dal proprietario e richiede dolo generico (consapevolezza dell'azione in contrasto col vincolo) mentre la giurisprudenza distingue il dolo quando l'autore è custode non proprietario, richiedendo talvolta dolo specifico.

  • art. 334 cod. pen. (comma 1)

    Il comma 1 disciplina la fattispecie commessa al solo scopo di favorire il proprietario; in tale ipotesi il dolo è specifico e la sua sussistenza deve essere adeguatamente dimostrata.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Prevede la non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Cassazione evidenzia che l'assoluzione ai sensi di questa norma ha efficacia di giudicato quanto all'accertamento del fatto e della sua illiceità penale e deve essere iscritta nel casellario giudiziale, dando interesse all'imputato di impugnare la decisione.

  • art. 335 cod. pen.

    Norma alternativa che punisce l'omessa o negligente custodia di cose sottoposte a sequestro; la Corte osserva che, in assenza di elementi per integrare il dolo richiesto dall'art. 334 nei confronti del custode non proprietario, la condotta potrebbe eventualmente configurare questa fattispecie meno grave.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e e), cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso in Cassazione per vizi di motivazione e violazione di legge; il ricorso deduceva violazione di legge e illogicità della motivazione in base a questi articoli.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 6, n. 22529 del 27/04/2018 e Sez. 6, n. 25756 del 09/02/2017)

    La giurisprudenza interpreta la nozione di 'proprietario' in senso estensivo ai fini dell'art. 334, comprendendo anche chi ha effettiva disponibilità e utilizzazione del bene; distingue inoltre il tipo di dolo richiesto a seconda che l'autore sia proprietario o semplice custode.

Massime di principio

  • Quando è contestata la sottrazione o dispersione di beni sottoposti a sequestro, occorre accertare esplicitamente la relazione dell'imputato con i beni: proprietario (anche in senso estensivo di chi ha la reale disponibilità/uso) o mero custode.
  • Se l'imputato è un custode non proprietario, il giudice deve valutare l'eventuale presenza di dolo specifico (es. finalità di favorire il proprietario); in assenza di tale prova, la condotta può non integrare l'art. 334 o ricadere in fattispecie meno grave come l'art. 335.
  • Deve essere verificato il momento della 'irreperibilità' rispetto all'efficacia del dissequestro: se i beni sono divenuti irreperibili dopo l'avvenuto dissequestro può venir meno il presupposto oggettivo del reato.
  • Un'assoluzione motivata con la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis può essere impugnata dall'imputato in Cassazione poiché ha effetti di giudicato sul fatto e viene iscritta nel casellario giudiziale.
  • La Corte di merito deve motivare adeguatamente la qualificazione del soggetto (proprietario vs custode) e la sussistenza del relativo elemento soggettivo; la mancata valutazione di tali aspetti può giustificare annullamento e rinvio per nuovo esame.

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