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Sentenza

Sentenza n. 8373/2026 - Roma, Sezione 1T

per l'annullamento del decreto di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana emesso dal Ministero dell'Interno n. -OMISSIS- firmato in data 15/09/-OMISSIS- e notificato in data 20/10/-OMISSIS-

Giustizia amministrativa202300435

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana, motivato sulla base di condanne per furto ed evasione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato dal Ministero dell'Interno, deducendo vizi rispetto alla valutazione delle proprie condanne penali. Il provvedimento considerava una condanna per furto, ritenuto dal giudice di modica entità, e una condanna per evasione risalente al 2009, derivante dall'allontanamento dalla dimora presso la quale la ricorrente avrebbe dovuto trovarsi in ragione di una precedente condanna. La domanda di cittadinanza era stata presentata nel 2017, quindi entro il decennio dalla condanna per evasione. I motivi di ricorso non sono ulteriormente specificati nel testo, ma risultano diretti a contestare la legittimità della valutazione ministeriale e l'idoneità delle condotte penali a fondare il diniego.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ribadito che la concessione della cittadinanza per naturalizzazione, prevista dall'art. 9, comma 1, della l. n. 91/1992 mediante l'uso del verbo "può", costituisce esercizio di un potere amministrativo ampiamente discrezionale. L'amministrazione deve valutare la complessiva integrazione dello straniero nella comunità nazionale, considerando, tra l'altro, la condotta, l'inserimento sociale, le condizioni lavorative, economiche e familiari, nonché le esigenze di sicurezza, stabilità economico-sociale e tutela dell'identità nazionale. Il sindacato giurisdizionale resta estrinseco e riguarda l'adeguatezza dell'istruttoria, la veridicità dei fatti, la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza estendersi al merito della prognosi riservata all'amministrazione. Nel caso concreto, il Ministero ha legittimamente formulato un giudizio di non compiuta integrazione sulla base delle condotte penalmente rilevanti risultanti all'epoca del provvedimento. La circostanza che il furto fosse di modica entità e che fosse trascorso del tempo dalla condanna per evasione non ha determinato l'illegittimità del diniego, considerato che la domanda era stata presentata entro il decennio. Il TAR ha comunque precisato che può essere presentata una nuova domanda, essendo successivamente trascorso un periodo senza ulteriori mende comportamentali. Le spese di giudizio sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, l. 5 febbraio 1992, n. 91

    la cittadinanza "può" essere concessa

    La disposizione attribuisce all'amministrazione un potere concessorio ampiamente discrezionale, diretto a valutare l'effettivo e stabile inserimento dell'istante nella comunità nazionale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Costituisce il presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati personali nella diffusione del provvedimento.

  • art. 9, paragrafi 1 e 4, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale presupposto per la protezione e l'oscuramento dei dati personali particolari.

  • art. 2-septies d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Richiamato, nel testo vigente, quale ulteriore fondamento dell'oscuramento dei dati personali nella pubblicazione della sentenza.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione costituisce esercizio di un potere ampiamente discrezionale, poiché l'art. 9, comma 1, della l. n. 91/1992 stabilisce che la cittadinanza "può" essere concessa.
  • Nel procedimento di naturalizzazione l'amministrazione deve valutare, in una prospettiva prognostica, se l'istante sia stabilmente integrato nella comunità nazionale, considerando complessivamente condotta, inserimento sociale, condizioni lavorative, economiche e familiari, nonché le esigenze di sicurezza, stabilità economico-sociale e rispetto dei valori identitari dello Stato.
  • Il giudice amministrativo, rispetto al diniego di cittadinanza fondato su tale valutazione discrezionale, può verificare soltanto l'adeguatezza dell'istruttoria, la veridicità dei fatti, la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione; non può sostituire la propria valutazione a quella dell'amministrazione né sindacare il merito della prognosi di integrazione.
  • Condotte penalmente rilevanti possono legittimamente fondare un giudizio di non compiuta integrazione nella comunità nazionale quando, alla luce delle circostanze conosciute al momento della decisione, l'amministrazione le abbia considerate con motivazione logicamente coerente e adeguato supporto istruttorio.
  • La legittimità del diniego deve essere valutata in relazione alle circostanze esistenti e conosciute al momento della sua adozione; il successivo decorso di un periodo privo di ulteriori condotte negative può consentire all'interessato di presentare una nuova domanda, ma non rende retroattivamente illegittimo il precedente diniego.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEccesso di potereDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

Testo integrale

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